“Il Talete è un obbrobrio. Ma è un errore farne un parcheggio scoperto”

Vincenzo Latina (Architetto Italiano 2015): Meglio trasformarlo in “un piacevole giardino attrezzato, dove fare sport, e costruire nuovi e leggeri pontili per godere il mare”. E le auto? “Fuori da Ortigia”

 

L’architetto Vincenzo Latina, nativo di Floridia, vive da molti anni a Siracusa dove insegna nella sede distaccata dell’Università di Catania. Conosciuto per le sue attività professionali in Italia e all’estero, nel 2012 ha vinto la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana assegnata da La Triennale di Milano in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e con MADE Expo; nel 2013 ha vinto il primo premio in un concorso internazionale “ARCH & STONE’13 – architettura di pietra del nuovo millennio”; l’anno scorso è stato nominato “Architetto Italiano 2015” dal  Consiglio Nazionale degli Architetti.

Gli abbiamo chiesto cosa pensa della proposta lanciata dall’Osservatorio Turistico Aretuseo e, in ogni caso, se e a quali condizioni reputa possibile l’eliminazione dell’ecomostro del parcheggio Talete e la realizzazione di un vero lungomare degno di questo nome.

“Leggo con un certo stupore – risponde – che si corre il rischio di propinare una ricetta che sortisce uno straordinario effetto: quello di curare l’ammalato che finalmente si  ristabilisce in salute, ma per  poi morire a causa della potente cura.

“Fuor di metafora, si propone di demolire il parcheggio Talete, un obbrobrio e lo ripeto un vero obbrobrio, per poi realizzare un parcheggio <a raso terra> che la relazione di accompagnamento descrive <con lo stesso numero di posti auto>. Se così fosse si correrebbe il rischio di realizzare un nuovo <spiazzale> con qualche alberello, una modesta passeggiata a mare separata dalla città da una teoria di strade e una moltitudine di auto parcheggiate ed arroventate dalla calura estiva. Io credo che la città meriti di più. Meriti scelte più coraggiose che interpretino al meglio le potenzialità dell’area. Il mondo ci guarda, è esigente e, soprattutto, non fa sconti. Non si possono commettere altri errori.

“La demolizione del cosiddetto <ecomostro> presuppone la ridefinizione del limite. I parcheggi? Fuori dall’isola di Ortigia. Le auto dovrebbero fermarsi prima dei ponti, così da far diventare lo spazio attuale, invaso dalle auto, un luogo di decantazione. Un piacevole giardino a mare, un vero giardino attrezzato dove fare sport e, attraverso nuovi e leggeri pontili, poter godere del mare.

Se è così ben venga l’idea di demolire il parcheggio, ma allora bisognerà pensare con progetti appropriati e di grande qualità. Anche perché la demolizione del parcheggio comporterebbe la realizzazione di una discarica di inerti speciali di circa 12.000 metri cubi. Sarebbe a dire togliere l’ecomostro per “depositarlo” in una nuova discarica. Dove? Fuori città, in campagna? Oppure cercare sul posto soluzioni alternative.

“Voglio dire che qualsiasi strada si voglia intraprendere, bisogna credere nel progetto, che deve interpretare scelte decise. Quelle che riescano a dare risposte al di là dei facili slogan”

 

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