Il vicesindaco Francesco Italia: “In 30 mesi abbiamo fatto 40 appalti”

“Il Comune è riuscito non solo a non tagliare le risorse di bilancio destinate alle politiche sociali, ma ad aumentarle”

 

Assessore Francesco Italia, siamo al medio termine della guida Garozzo. A differenza delle vecchie esperienze di governo della città, sebbene la vulgata abbia appreso l’arte del tiro al bersaglio contro la giunta, una volta per tutte vogliamo chiarire la vostra governance. Sicuramente possiamo fare ben più di un bilancio.

Amministrare una città significa confrontarsi quotidianamente con un quadro in continua evoluzione fatto di organizzazione delle risorse, umane e materiali, gestione dell’ordinaria amministrazione come delle emergenze, e di pianificazione. Il sindaco Garozzo ha avuto fin da subito le idee molto chiare rispetto al profilo di governo della nostra esperienza amministrativa. Un profilo certamente pragmatico che ha puntato ad incidere seriamente sulla struttura della macchina amministrativa a partire dalle 40 gare d’appalto indette in circa due anni e mezzo. Se solo ci fermassimo a questo, posto il significato politico e amministrativo in termini di discontinuità, competitività, trasparenza, risparmio, ottimizzazione delle risorse di un’azione così decisa, sarebbe comunque un bilancio positivo.

La verità è che molto altro è stato fatto e che riusciremo a cogliere i risultati di questa vera e propria rivoluzione solo sul lungo corso. Due esempi per tutti: il nuovo appalto di igiene urbana (bloccato da 14 mesi all’ufficio regionale sugli appalti) e la gara sulla refezione scolastica che ha visto la luce solo recentemente. Nel primo caso, un appalto che andrà a gara con una base d’asta inferiore di circa 2 milioni di € rispetto a quella di dodici anni prima, con un “porta a porta” pari al 95% del territorio e degli obbiettivi di raccolta differenziata a dir poco ambiziosi. Nel secondo caso, un investimento sulla salute dei nostri bambini e sul modello educativo, in cui i temi fondanti sono il rispetto dell’ambiente, l’alimentazione a km zero, la partecipazione delle famiglie e della scuola, l’inclusione. In entrambi i casi, due evidenti esempi di forte cambiamento di approccio e di cultura che andranno ad incidere sulla qualità della vita dei nostri concittadini.

Di tali inversioni di rotta e di tendenza l’amministrazione Garozzo ha non solo un’orgogliosa paternità ma anche il gravoso e delicato onere di gestione del cambiamento che, diciamolo chiaramente, la espone e la esporrà ad enormi difficoltà e alle critiche che, inevitabilmente, ne seguiranno. Ciò accade quando si amministra sulla base di un forte senso del bene comune e non inseguendo il consenso. Che durante questo percorso si possano commettere errori, inciampare, incontrare ostacoli di ogni tipo, ci sta e fa parte delle responsabilità di chi amministra facendo delle scelte. Essere sottoposti a un fuoco incrociato e diventare bersagli privilegiati di campagne di delegittimazione personale e disinformazione fa parte invece, spesso e volentieri, di un gioco politico a cui ci siamo sottratti e che rappresenta il rovescio squallido della medaglia che indossa, oggi, chi fa politica.

Le tasse più care d’Italia? Fanno il paio con gli enormi problemi sulle politiche sociali.

Immagino lei si riferisca alla tassa sui rifiuti, figlia di anni ed anni di proroghe di un servizio che la nostra amministrazione ha portato finalmente a gara. Sarebbe, però, troppo semplice pensare che un appalto possa risolvere in maniera drastica i problemi che la regione Sicilia scarica sui comuni e quindi anche sul nostro. Fin quando i comuni saranno costretti a conferire nelle attuali discariche a costi elevatissimi e la regione non avrà il coraggio di intervenire in maniera decisa con una pianificazione seria e la rapida realizzazione di impianti su tutto il territorio, quali ad esempio gli impianti di compostaggio industriale di cui la nostra provincia è attualmente priva, i livelli di tassazione potranno scendere ma rimarranno comunque elevati.

Nonostante le esigenze di intervento nel sociale siano indubbiamente aumentate parallelamente al disagio degli ultimi anni, il comune di Siracusa, fino ad oggi, è riuscito non solo a non tagliare le risorse di bilancio destinate alle politiche sociali, ma ad aumentarle. I prossimi anni, a partire da quello in corso, saranno duri, ma intendiamo proseguire su questa strada. Il comune di Siracusa è attualmente capofila delle attività del distretto sociosanitario d-48 il cui piano di zona è stato finanziato lo scorso anno per primo tra i 55 distretti siciliani e degli interventi finanziati attraverso il fondo nazionale di azione e coesione sociale PAC con attività realizzate e da realizzare nei confronti di soggetti anziani e per i servizi all’infanzia.

Il vostro impegno contro la cementificazione delle coste difficilmente vi farà riabilitare agli occhi della popolazione circa gli aumenti della tassazione comunale. Cosa possiamo dire ai cittadini?

Torniamo al discorso fatto in precedenza: da un lato il bene comune, dall’altro il consenso. Da un lato il senso di responsabilità di chi amministra come il buon padre di famiglia, dall’altro il confronto quotidiano con le emergenze e le difficoltà di una pubblica amministrazione che, in questi anni, ha visto ridurre drasticamente i trasferimenti statali e regionali, crescere il disagio sociale e la marginalità. Quale amministratore può desiderare un aumento del carico fiscale? Chi amministra ha il dovere e deve avere il coraggio di compiere scelte anche quando queste siano difficili o impopolari purché il criterio che le ispira, così come per la tutela delle coste, sia legato a valori di profondo rispetto del proprio ruolo, del territorio, dei cittadini e delle loro necessità e aspirazioni. Ritengo che sia questo il terreno su cui andrebbe valutata ogni scelta e sulla base del quale si debba costruire un rapporto di fiducia con i propri concittadini.

E dulcis in fundo la storia delle statue sulla pista ciclabile. Secondo Reale avreste dovuto investire quei finanziamenti in maniera meno “intellettualistica”. La borghesia è adusa fare lunghe passeggiate, il proletariato urbano ha ben altri problemi.

Che un uomo politico d’esperienza nonché ex assessore all’urbanistica delle giunte Bufardeci, per di più in anni in cui c’era davvero la possibilità di incidere profondamente sullo sviluppo e sulla crescita delle periferie, abbia fatto affermazioni del genere mi ha davvero sorpreso. Non tanto e non solo perché dovrebbe sapere bene che i fondi europei destinati da una linea di finanziamento a attività specifiche, in questo caso arte e cultura, possono essere utilizzati solo ed esclusivamente per il progetto per il quale sono erogati, ma soprattutto, perché tali affermazioni denunciano un’enorme superficialità, che mi sembra non appartenere né all’uomo né al politico. Preferisco quindi pensare che l’avvocato non conoscesse affatto l’argomento sul quale è intervenuto tanto più che l’azione della nostra amministrazione, segnatamente con i diversi progetti che hanno portato tra l’altro alla creazione della casa dei cittadini a Mazzarrona, ha dimostrato e dimostra un’attenzione alle periferie senza precedenti. Che ciò possa risultare comunque ancora non sufficiente di fronte all’estremo disagio di ampie parti della nostra città, ci può stare e ne siamo consapevoli. Ma ribaltare la realtà dei fatti gettando fumo negli occhi e facendo pura disinformazione politica non è una competizione a cui mi piace partecipare.

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