Nonostante i contenitori calorfood alcune pietanze sono fredde. Proteste anche per il prezzo. Una cosa è sicuramente cambiata: la ditta appaltatrice. Almeno sulla carta!
Quando si parla di refezione scolastica il pensiero corre a quelle scene dei film americani o inglesi in cui tanti giovani ordinati e composti consumano il pranzo in mense ampie e spaziose con tavoli ben allineati e banconi pieni di succulenti pasti che invitano gli studenti a ritemprarsi dopo le fatiche dello studio in classe. Purtroppo queste sono solo scene da film! La refezione scolastica è prevista in Italia solo per le scuole materne con tempo prolungato o per le scuole che insistono su territori particolarmente svantaggiati. Così accade che a Siracusa solo in Via Algeri la scuola primaria usufruisca del servizio insieme alle scuole materne del territorio che ne hanno fatto richiesta. Inoltre non tutte le scuole sono provviste di locali adeguati e sufficientemente spaziosi per ospitare i bambini durante la pausa pranzo e così alcuni sono costretti a consumarlo nell’aula che li ha ospitati per le lezioni, con ovvi risvolti psicologici e igienici.
L’avvio del servizio dovrebbe coincidere con l’inizio dell’anno scolastico, tuttavia se negli anni precedenti il ritardo iniziale era stato di una o due settimane, per l’anno scolastico 2015-2016 esso è partito solo l’11 gennaio del 2016, quasi alla fine del primo quadrimestre, con notevoli disagi per i piccoli utenti e per le famiglie. Le ragioni sembrano essere dipese dall’espletamento della gara d’appalto europea che, fortemente voluta dalla giunta Garozzo per smobilitare la consuetudine delle proroghe dei servizi, partita prima dell’estate 2015, tra ricorsi, esclusioni e riammissioni, si è conclusa solo a novembre 2015. Quindi passati i 35 giorni dello “stand still”, un vero e proprio termine dilatorio, che si frappone tra l’aggiudicazione definitiva e la stipula del contratto, il servizio appena iniziato fa già discutere per le modalità organizzative e per la qualità.
Per quanto attiene alle modalità organizzative bisogna dire che le famiglie sono state avvisate per tempo dell’informatizzazione del sistema e della suddivisione per fasce di reddito (dietro presentazione dell’ISEE) del costo della refezione scolastica. tuttavia nella lettera che i genitori hanno ricevuto a casa non era specificato il costo del singolo pasto che pare ammontare a 4,75 € per le fasce di reddito più alte e inoltre in aree disagiate, come la Mazzarrona, è stato un po’ difficile ottenere le certificazioni ISEE. L’assessore comunale alle Politiche Scolastiche, Valeria Troia, ha giustificato l’aumento del costo del pasto con la “volontà di migliorare la qualità”. Il costo non sarebbe eccessivo se non fosse che alcuni bambini lamentano la scarsa quantità del cibo mentre altri ne lamentano la scarsa qualità e il fatto che nonostante l’uso di contenitori calorfood alcune pietanze giungono fredde.
E inoltre ci si chiede come mai il prezzo sia aumentato, visto che il capitolato di appalto prevede anche l’utilizzo di prodotti a km zero. Così già alcune mamme si stanno mobilitando per una raccolta firme per la pessima qualità del nuovo servizio di refezione sostenendo che non è cambiato nulla rispetto allo scorso anno. Beh, una cosa è sicuramente cambiata: la ditta appaltatrice! Almeno sulla carta! Infatti la ditta che si è aggiudicata l’appalto è il Consorzio Nazionale Servizi di Bologna, che, visto l’obbligo di non subappaltare contenuto nel capitolato, dovrebbe avere una consociata a Siracusa o quanto meno nel raggio di 50km, come risulta dall’albo delle consociate del Consorzio.
L’informatizzazione delle richieste e dei pagamenti ha fatto sparire i vecchi coupon pasto sostituiti da una school card virtuale, abbinata a un bambino tramite un numero di codice, che i genitori possono ricaricare o da una delle tabaccherie convenzionate o dagli sportelli della banca Intesa San Paolo. Questo sistema sicuramente modernizza la gestione amministrativa del servizio di refezione, tuttavia crea problemi a coloro che poca dimestichezza hanno con i sistemi on line o che hanno difficoltà ad accedervi.
Le stesse presenze degli alunni per l’erogazione dei pasti saranno registrate da un addetto, in alcune scuole un docente si è offerto volontario, che via internet le comunicherà alla ditta di ristorazione per la preparazione dei pasti da consegnare a scuola entro le 13, anche se inizialmente ci sono stati ritardi. In aggiunta, nonostante la legge 135/2012 e il CCNL Scuola articolo 21 stabiliscano chiaramente che il pasto va assicurato gratuitamente a tutto il personale (docente ed ATA) impegnato al servizio di mensa e l’articolo 7 comma 41 della legge 135/2012 dispone che “il contributo che lo Stato riconosce ai comuni per le spese sostenute per i pasti del personale statale, iscritto nello stato di previsione del MIUR, sia pagato direttamente ai Comuni in proporzione al numero delle classi che accedono al servizio mensa scolastica…”, capita che la loro presenza non venga segnalata, soprattutto se sono insegnanti di sostegno.
Ogni giorno vengono preparati circa 1.500 pasti secondo menù, validati dall’ASP sulla base delle linee guida nazionali sull’alimentazione, per garantire le giuste quantità e il corretto abbinamento dei cibi in virtù dei principi nutrizionali, e delle indicazioni delle Commissioni mensa, con la possibilità di variare in caso di particolari esigenze dietetiche (per esempio soggetti celiachici). Questa enorme quantità di cibo pone tuttavia il problema dello smaltimento dei rifiuti, considerato che i pasti sono serviti in piatti e con posate di plastica e su tovaglie da tavola monouso. Il capitolato (Titolo Quinto, art.45) prevede “Tutti i residui e gli avanzi dei pasti saranno raccolti negli appositi contenitori. La ditta si impegna ad effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti.” E infatti l’assessore Troia ha dichiarato che è stato avviato il percorso che condurrà alla differenziazione dei rifiuti.
Al momento però i bambini possono solo constatare in mensa la riduzione degli imballaggi in plastica, grazie all’utilizzo del piatto unico con divisorio per secondo e contorno, e il corretto conferimento dell’immondizia da parte degli operatori in quanto le scuole sono già state fornite di appositi contenitori ai quali non sono ancora stati aggiunti quelli dotati dall’Amministrazione e destinati ai canili. Infatti, in alcune scuole la raccolta differenziata avviene esclusivamente all’interno, perché in prossimità delle scuole non ci sono ancora i cassonetti appositi, che l’assessore alle politiche scolastiche ha chiesto all’IGM di posizionare per chiudere la filiera. Ci si domanda se l’IGM soddisferà questa richiesta, considerato che opera in proroga su un contratto scaduto dal 2008.
E intanto, mentre si scatenano le polemiche politiche tra la giunta e i consiglieri di opposizione e alcune mamme sono sul piede di guerra, tra sobbalzi, disguidi e notevoli ritardi è finalmente partito il servizio di refezione scolastica nel Comune di Siracusa!

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