“Nelle scuole di Augusta diffuso utilizzo di ansiolitici, stupefacenti e alcool”

Il dottor Francesco Cannavà (centro di ascolto psicologico per gli studenti): “Molti allievi chiedono aiuto per lo stress e la depressione”

 

Il difficile “mestiere” di adolescente trova nella società di oggi un contesto sempre più complesso nel quale svolgersi. Le difficoltà nel rapporto con i coetanei, il dialogo sempre più rarefatto all’interno delle famiglie, la scarsa interazione umana con docenti troppo precari per diventare autentici punti di riferimento, creano spesso piccoli e grandi traumi che finiscono con l’incidere in maniera negativa sulla crescita dei ragazzi e sul loro percorso di vita. Per questa ragione, in diverse scuole d’Italia si è tentato di replicare un’esperienza già molto diffusa nei paesi anglosassoni, quella di un “centro d’ascolto” psicologico rivolto agli studenti, per dare loro quel punto di riferimento che non trovano nella vita quotidiana.

Ad Augusta, da più di un anno opera, al Liceo “Megara” e all’Istituto tecnico “Ruiz”, un centro d’ascolto il cui referente è uno psicologo esperto in dinamiche giovanili, il dott. Francesco Cannavà. La “Civetta” ha avuto modo di incontrarlo per acquisire maggiori informazioni su questa importante iniziativa.

“L’attività non nasce per creare uno studio di psicologia all’interno delle scuole – spiega il dott. Cannavà – ma per proporre uno spazio consulenziale e di supporto allo scopo di dare un tempo e un luogo ai ragazzi che hanno necessità di confronto su argomenti di cui non riescono a parlare in famiglia. Il centro nasce dall’osservare il costante aumento riguardante i disturbi nevrotici, da stress e da ansia, un problema che si accompagna al consumo di farmaci e al crollo della comunicazione all’interno delle famiglie. Lo sviluppo delle piattaforme social e di strumenti di comunicazione quali whattsapp ha determinato un crollo del dialogo, riducendo gli spazi per un confronto più approfondito e causando la totale solitudine di questi ragazzi. Da parte loro, c’è poi il tentativo costante di trovare la soluzione ai propri problemi esistenziali attraverso internet; sono tantissime, infatti, le ricerche effettuate attraverso Google per cercare di comprendere i sintomi di ansia e di depressione.”

Come è nato il centro di ascolto e come funziona?

“Il centro è nato grazie alla richiesta proveniente da alcuni insegnanti delle scuole superiori di Augusta, i quali cercavano di affrontare alcuni problemi che con forza emergevano nella quotidianità scolastica. Il corretto funzionamento del centro pretende che la prestazione sia quanto più anonima possibile, per evitare che i ragazzi vengano esposti alla vista dei compagni di scuola ed essere giudicati per la scelta di rivolgersi ad uno psicologo. Il contatto tra i ragazzi e il centro d’ascolto avviene tramite la compilazione di un modulo di richiesta che viene riposto, in qualunque momento della giornata, in una buca delle lettere all’interno della scuola. Alla fine di ogni giornata scolastica, l’insegnante di riferimento provvede a raccogliere le richieste di colloquio e organizza gli incontri su appuntamento. I colloqui durano al massimo trenta minuti, un tempo sufficiente a chiarirsi le idee e ad approcciarsi ad una problematica attraverso il dialogo. Il fatto stesso di poterne parlare attiva dei processi mentali di soluzione, poiché il confronto costringe i ragazzi a riflettere a voce alta su argomenti che di solito tengono per sé. Si innesca così un confronto che si sviluppa attraverso le parole, il tono della voce, la mimica, il linguaggio non verbale, grazie ai quali si ottiene un “feedback retroattivo” attraverso cui il ragazzo ha la possibilità di rendersi conto della effettiva rilevanza del problema, individuandone meglio i contorni e la gravità. Io, spesso, uso l’arma del sorriso, per dare il giusto peso a problemi che i ragazzi tendono ad amplificare, trasformando un piccolo problema quotidiano in un dramma”.

Quale obiettivo si propone quando un ragazzo si presenta a un colloquio?

“Una parte importante del lavoro svolto al centro d’ascolto è quello di insegnare ai ragazzi ad esprimersi verbalmente, riuscendo a superare le difficoltà espressive e a tirare fuori con le parole quello che hanno dentro. La loro abitudine, infatti, è quella di parlare per sintesi, per micro-definizioni. Si genera, in questo modo, una grossa difficoltà ad esprimere verbalmente ed in maniera articolata il proprio pensiero e a descrivere i problemi della loro quotidianità. Questo processo determina la grande difficoltà che i ragazzi incontrano nel trovare soluzioni e il senso profondo di frustrazione e rabbia che li affligge”.

Quali sono le problematiche di maggiore rilevanza che affrontate nel centro d’ascolto?

“Le problematiche sono diverse a seconda delle scuole in cui mi trovo a svolgere questa attività. In alcuni indirizzi tecnici vi sono casi in cui si manifesta uno scarso interesse allo studio e a tutte le iniziative sociali che ruotano attorno alla scuola, un alto livello di aggressività ed alcuni problemi di comportamento dovuti a situazioni familiari precarie o di notevole difficoltà. Nei licei, invece, vi è una diffusa ansia da competizione, nelle classi manca infatti il senso di appartenenza e di solidarietà tra compagni e si genera una competizione costante, che si somma alle pressioni che provengono da famiglie spesso pretenziose sotto il profilo del rendimento. Talvolta, lo studente che dovesse emergere rispetto al rendimento medio della classe rischia di diventare oggetto di esclusione ed anche di bullismo. Vi è anche un diffuso utilizzo di farmaci, in particolare di ansiolitici, di sostanze stupefacenti come la cannabis e di alcol. L’uso di queste sostanze diventa anche uno strumento di aggregazione e di accettazione da parte del gruppo, ed alimenta pensieri paranoici che intervengono nei ragazzi quando valutano il loro operato e si confrontano con le conseguenze sul loro fisico e con la paura di essere scoperti”.

Da un punto di vista statistico, le forme di disturbo che portano l’adolescente a doversi confrontare con uno psicologo sono numericamente rilevanti o rappresentano delle eccezioni?

“Sono numericamente molto significative perché riguardano oltre il 50% della popolazione scolastica. Il vero problema, però, è la reticenza a confrontarsi con un adulto, alimentata dal timore che gli altri coetanei possano venirne a conoscenza. I ragazzi che si rivolgono al centro d’ascolto lo fanno spesso quando il bisogno di confronto diventa impellente. Spesso, però, e questo è un aspetto molto positivo, diventano portavoce degli amici con cui condividono alcuni problemi, ma con i quali non c’è un vero confronto. Il centro d’ascolto, invece, stimola il dialogo, sprona ad aprirsi e stimola la riflessione. Non si danno soluzioni, per quanto l’attività si svolga su basi professionali, ma si permette al ragazzo di affrontare in maniera aperta i propri problemi. Serve inoltre ad offrire un’opportunità a quei ragazzi le cui famiglie, per via del contesto culturale, boicottano figure professionali come lo psicologo o gli insegnanti”.

Quanto la coinvolge questa attività da un punto di vista umano oltre che professionale?

“Questa attività per me è di grande importanza da un punto di vista professionale. Mi consente, infatti, di acquisire un’importante esperienza e di conoscere i fenomeni sociali di maggiore gravità, così da poter contestualizzare al meglio i problemi da affrontare. Da un punto di vista umano, invece, è un modo tramite il quale posso svolgere un’attività di volontariato a servizio della comunità in cui vivo”.

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