Gli specchi delle sculture in pista ciclabile possono accecare?

L’occhio, attraverso il cristallino la cui larghezza è regolata dall’iride da 2 a 8 millimetri, permette alla luce di concentrarsi sulla retina. Se la lente ha un raggio centinaia di volte maggiore, come in queste opere, l’energia sulla retina sarebbe migliaia di volte superiore alla norma

 

 

I Greci per indicare l’arte usavano la parola téchne; “arte” nel senso di “perizia”, “saper fare”, “saper operare”. L’artista è quindi il massimo esperto nell’operare con quegli strumenti che gli permettono di esprimere il senso del suo tempo. Michelangelo, ne è un esempio, rappresenta il rinascimento come nessun altro è riuscito a fare e sicuramente era il massimo esperto nell’uso degli strumenti che gli permettevano di realizzare le sue sculture.

Lo stesso si può dire di tutti gli artisti che hanno operato con pennelli, pianoforti e violini, o altri strumenti nei vari periodi storici.

Dalla rivoluzione industriale in poi, e con la divisione del lavoro, oggi assistiamo a una separazione tra l’idea e la sua realizzazione, per cui lo scultore non conosce gli strumenti che usa né il mezzo su cui li adopera. Il grafico non riesce a fare la punta al proprio lapis per costruirsi l’attrezzo adatto a eseguire il segno appropriato per il suo lavoro, il musicista non conosce la musica, ma suona e compone lo stesso.

Oggi “l’idea” diventa “l’opera d’arte”, quindi tutti possiamo essere artisti se qualcuno dà contenuto mediatico alle idee che possono celarsi in un qualsiasi manufatto. Il “critico” è il vero creatore, è il raccordo con il mercato dell’arte, è la parola, spesso vuota e inconcludente, che sostituisce la téchne.

Le statue dell’antica Grecia avevano il compito di abbellire, raccontare, tramandare la storia e la grandezza di un popolo e in alcuni casi anche di sorreggere l’architrave, come nell’antico tempio di Atena, dimostrando che lo scultore era anche ingegnere, architetto e specialista dei materiali di costruzione. Michelangelo, infatti, lo era, come dimostra la cupola di S. Pietro con la sua incrollabile grandiosità.

Gli artisti, però, che hanno creato le opere esposte sulla scogliera di Siracusa, davanti alla pista ciclabile, possiedono competenze rispetto a ciò che hanno realizzato? A chi spetta associare un’opera d’arte con il suo territorio e con i suoi fruitori?

Tralasciamo i meriti artistici che sono ormai diventati patrimonio riservato dei “critici” e mercanti d’arte, ma chi frequenta quei luoghi può apprezzare tali opere senza danni? Chi è responsabile se qualcuno si avvicina al “fuoco” degli specchi utilizzati per realizzare due di tali opere? L’artista, il critico e curatore o l’amministratore?

Archimede sicuramente non poté mai costruire gli specchi per incendiare le navi romane, ma gli specchi di queste opere d’arte potranno provocare probabilmente un grave danno alla retina di ignari osservatori. L’occhio, infatti, attraverso la lente del cristallino, la cui larghezza è regolata dall’iride da 2 a 8 millimetri, permette alla luce di concentrarsi sulla retina. Se la lente che concentra la luce avesse un raggio centinaia di volte maggiore, come sono gli specchi delle opere menzionate, l’energia che colpirebbe la retina sarebbe molte migliaia di volte superiore alla norma, con grave pericolo, per chi osserva l’opera dalla distanza focale, di rimanere cieco.

 

 

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