Partenza alle 13,20 e arrivo alle 17,30. Il mezzo va, per strada tossisce e poi si blocca. Accade con macchine sempre più malandate che lungo l’itinerario arrancano, grattano, borbottano…
A.S.T., per tanti è l’acronimo dell’Azienda Siciliana Trasporti, ma per altri – molti altri – è, sostanzialmente, il sinonimo di Jessica Fletcher, alias la Signora in Giallo: portatrice di sventure e disgrazie. Sì perché prendere un autobus A.S.T. è quasi giocare d’azzardo: ti devi “arrischiare” nel farlo.
Tutto inizia alla fermata, dove ci si chiede a vicenda “chissà se c’è”. E quando la fortuna ti assiste l’autobus c’è! Si sale consapevoli che arrivare a Catania sarà un viaggio lungo, molti ne approfittano per dormire, c’è chi ascolta musica, chi studia un po’. Trovare un posto a sedere non è sempre facile, soprattutto per la tratta Siracusa/Palazzolo, dove molto spesso si rimane in piedi. Gli autobus lungo il cammino arrancano, grattano, borbottano. Ma si arriva a destinazione e così non si perdono aerei, coincidenze, lezioni…
Poi però ci sono dei giorni “crudeli”, quelli in cui ci si pente di essere saliti sul bus e si maledice un po’ tutto e tutti. Sono quei giorni in cui sali sul bus delle 13.20 che arriverà – sulla carta – alle 16.00 a Catania, ma, usciti da Siracusa, per prendere l’autostrada, l’autista rimane incredulo e si ferma «L’autobus non ce la fa, si è surriscaldato». Prova a fare delle manovre di recupero del mezzo, che per un po’ va, ma poi si rifiuta: si ferma e non si muove più. È andato “in blocco”. Nel frattempo c’è chi deve andare all’aeroporto, chi ha una visita medica importante, chi ha voglia di tornare a casa.
L’azienda manda, da Siracusa, un autobus sostitutivo; nel frattempo c’è chi si è fatta venire a prendere. Siamo arrivati a Catania alle 17.30.
Questo è solo l’esempio più recente. Quotidianamente questi mezzi sono riempiti, nelle ore di punta, dai tanti che lavorano a Siracusa, dai ragazzi che vanno o tornano da scuola. Costantemente questi mezzi ci lasciano in mezzo ad una strada. I passeggeri chiedono agli autisti se non fanno manutenzioni e riparazioni. Loro fanno spallucce e dicono che si fa quel che si può, dipende dall’azienda.
L’azienda – regionale – ha problemi economici, motivo per cui molte corse sono state soppresse, altre incorporate, causando disagi e problemi, come, appunto, quello del sopraffollamento.
Gli studenti universitari non hanno alcuna agevolazione, come, ad esempio, un biglietto di andata e ritorno settimanale, che permetterebbe di risparmiare quei 3/4€ che non sono un gran che, ma quando sei studente sempre ti fanno comodo.
La politica locale, apparentemente, non ha interesse per questo argomento. La politica regionale? Forse anche meno. Quanti altri governi Crocetta dovremmo aspettare per avere un servizio decente, consono alle esigenze, che ti porti, con tempi umani, a raggiungere la destinazione, senza il rischio di rimanere in autostrada o, ancora peggio, alla fermata, perché “da lunedì l’autobus delle 8.20 non c’è più”?
È questo il modo di fare turismo? La mancanza di collegamenti tra le città del Val di Noto non dovrebbe essere il primo problema di chi si occupa del campo turistico? O si pensa, sempre, che bastano medaglie e bandierine per far venire i turisti? Se da Noto voglio spostarmi a Palazzolo come devo fare? Prendo il pullman per Siracusa, aspetto la coincidenza e arrivo a Palazzolo? E se mi trovo a Palazzolo e voglio andare a Modica? Vado a Siracusa e poi da lì prendo il Noto-Avola-Rosolini-Pozzallo-Modica-Ragusa? Certo, in questo modo, vedrò molti più posti e con un biglietto sicuramente più economico di un pernottamento in un B&B, ma non credo sia questo il modo giusto…
Ricominciamo a valorizzare i mezzi pubblici, a partire da adesso. Il mondo si interroga su come diminuire i gas di scarico e gli agenti inquinanti, maggiori cause del surriscaldamento globale, i cui effetti stanno davanti ai nostri occhi, con estati infinite e frane ogni settimana che sfondano case e uccidono chi le abita. Facciamo anche noi la nostra parte: lasciamo le macchine in casa e camminiamo, andiamo in bicicletta, prendiamo i mezzi pubblici.
Il cittadino si impegna in questo, la politica dia risposte e metta a disposizione i giusti mezzi, che siano nuovi – così inquinano anche meno – ed efficienti.

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