La Pista Ciclabile, dove ti senti un poeta anche se sei incazzato

Un’autentica oasi naturale dove puoi vedere il mare che frigge stelline e il cielo che non sembra vero

 

Impropriamente chiamata Pista Ciclabile, solo perché zona pedonale e si può percorrere in bici.

In realtà è un’altra cosa da ciò che le altre città intendono per pista ciclabile, e cioè percorsi urbani che collegano una parte e l’altra della città consentendo alle persone di usare un mezzo alternativo ed ecologico per snellire il traffico (casa/lavoro, casa/scuola, casa/palestra, casa/cinema, ecc.)

La nostra pista, ricavata dall’ex tracciato ferroviario che costeggiava la scogliera di levante, è invece un itinerario ecologico, un’oasi di natura, un luogo suggestivo e di bellezza impareggiabile che tanti ci invidiano. Un posto per grandi e piccini, per famiglie, per sportivi, per relax, per picnic. Un grande dono che la natura ha donato ai siracusani e che questi dovrebbero apprezzare e valorizzare di più.

A Siracusa c’è un posto che se ci vai ti senti sereno e appagato anche se sei incazzato. Ti pare che il tempo si fermi, che i rumori si allontanino, i colori e i profumi siano più nitidi ed evidenti. A Siracusa c’è un posto che se ci vai ti viene in mente quando eri bambino: il primo tuffo da uno scoglio alto, l’esplorazione di una grotta abitata da uccelli (quaglie) col treno che ci passava sopra. A Siracusa c’è un posto che se ti affacci dal parapetto puoi vedere il mare che frigge stelline e il cielo che non sembra vero. A Siracusa c’è un posto dove passeggi in tranquillità respirando un’aria speciale che ti entra dentro e ti fa credere che la vita è lieve e gioiosa, nonostante tutto.

È un posto dove, se ti guardi attorno, ti viene voglia di scrivere un libro o una canzone o una storia o una poesia che parli di questo luogo. E ti intristisci se non ci riesci e pensi che ancora nessuno lo ha fatto. La prossima volta mi porto penna e taccuino.

Oggi, domenica, il percorso è affollato di ciclisti, cani al guinzaglio, maratoneti e gente di ogni tipo. Sembra la festa di S. Lucia. C’è perfino il banchetto con le bibite. Taglio per la campagna alla ricerca di maggiore solitudine e vado verso il mare. Seduto sul ciglio di un costone che sovrasta un panorama da favola. Sotto di me alcuni faraglioni staccatisi dalla roccia che per la loro forma sono chiamati: “U scogghiu a carabbineri” o “U scogghiu a palumma”, “I du frati”. Davanti a me, sotto un cielo azzurro accecante, il mare smeraldo a tratti quasi bianco per l’erosione della costa. Più in là i triangoli bianchi di una trentina di barche a vela fanno da cornice all’orizzonte. A destra, in fondo, il profilo sfumato di Ortigia. Dietro di me una distesa verde punteggiata di viola, giallo e bianco.

Stare qua fa passare la voglia di piangere e se chiudi gli occhi… respiri la vita.

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