L’economista plermitana: “Si stanno smantellando diritti acquisiti col sangue dalle passate generazioni”, “Il sindacato è l’unica forza che può contrastare il capitalismo internazionale Ma occorrono leaders e progetti, pena il massacro delle classi subalterne”
Presso la Chiesa di S. Paolo si è tenuto, nell’ambito delle attività del Circolo dei Lettori di Siracusa, un incontro dibattito. L’occasione era quella della presentazione del libro di Lidia Undiemi “Il ricatto dei mercati” presentato dalla stessa autrice palermitana. Il libro analizza in un’inchiesta i falsi miti di quest’Unione Europea. Le risentiamo ogni giorno quelle frasi che hanno un “alone di sacralità” quali: lo chiedono i mercati, lo chiede l’Europa.
Ma cosa c’è dietro queste parole?Sono le potenti oligarchie del capitale internazionale che si muovono nel grande progetto ricattatorio. Sappiamo da recenti dati ripresi da The Guardian che l’1% della popolazione mondiale, i super ricchi, ha superato la soglia di detenzione del 50% della ricchezza mondiale. È una concentrazione di potere, che continua esponenzialmente a crescere. Difatti, nella sua analisi la studiosa spiega il perché delle misure draconiane che depredano sempre più interi Paesi come l’Italia e avverte: “Per capirlo meglio non dobbiamo partire dall’economia, ma dal diritto, perché è dai trattati internazionali ed europei che le grandi oligarchie capitalistiche decidono”.
E questo ci fa ricordare l’ultimo caso siciliano riguardante la disposizione del governo Renzi, che ha deciso in pochi minuti di bloccare la legge regionale relativa alla ripubblicizzazione dei servizi idrici. È stato un atto d’imperio che in questo modo ha negato qualsiasi autonomia costituzionale della regione con risibili motivazioni. Solo un interesse poteva portare a ciò: obbedire alle potenti lobby private del settore.
Possiamo affermarlo: lo Stato di diritto è sempre più un ostacolo da rimuovere per le multinazionali. La ricercatrice, che nel libro parte dalla crisi del debito in Europa iniziata nel 2011, osserva: “Il progetto politico della troika (fondo monetario internazionale, banca centrale europea, commissione europea, ndr) ha creato un sistema di regole economiche e dispositivi di salvataggio da rispettare (Mes, fiscal compact, six pack, euro plus… ndr) da parte degli Stati in difficoltà cui va in aiuto, pena il loro commissariamento. Ma questi strumenti servono alle banche del centro Europa esposte per ottenere indietro i soldi attraverso salvataggi pubblici che incrementano vertiginosamente il debito pubblico facendo pagare tutto ai cittadini”.
Ed ecco che diritti delle classi subalterne conquistati a fatica, anche col sangue, dalle precedenti generazioni vengono calpestati dal capitale finanziario internazionale. Un esempio clamoroso quello dell’art. 18: “Infatti, è stato chiesto dal Fondo monetario internazionale il suo smantellamento ed è stato un punto dell’appello nella trattativa Stato–finanza mentre la Confindustria affermava che la questione non era importante”.
Perché tutto questo? “La troika, che va nel Paese in difficoltà, concede gli aiuti finanziari, ma impone la sua agenda politica; il suo obiettivo principale è la riduzione a nuovi schiavi di tutta la classe lavoratrice attuale e futura, l’arretramento sul piano civile, culturale e dei diritti”.
È una fattispecie che si è già verificata in passato e ciclicamente? “Sì, esattamente, lo cito nel libro. È l’economia mondiale del debito, come la chiama Andrè Gunder Frank, un’economia alimentata da un susseguirsi di recessioni e riprese cicliche con lo smantellamento dei diritti e abbandono della spesa pubblica (sanità, pensioni…, ndr). La conclusione è che il libero mercato non esiste perché, laddove avvengono le crisi finanziarie, s’interviene politicamente a colpi di trattato solo per garantire il capitale internazionale”.
Quale soluzione ci propone la Undiemi? “È iniziando dal diritto che ci si riappropria dei nostri calpestati/annullati e oggi vedo solo il sindacato, quale forza collettiva, l’ultimo ostacolo alla definitiva affermazione del capitale internazionale. Questo spiega l’accanimento delle politiche neoliberiste sul sistema giuslavoristico italiano”.
Ma dovrebbe essere compatto con un progetto che affascini. “Certamente proprio così”! Oggi il sindacato è diviso, senza grandi o visibili leaders, cosa fare? “È vero, c’è bisogno di leaders e progetti, pena il massacro totale delle classi subalterne, perché se guardiamo la realtà, osserviamo che oggi più di ieri è lotta di classe”.
La studiosa, ben conosciuta per le sue battaglie sui diritti della fascia di lavoratori precari vittime delle esternalizzazioni, che segue da ricercatrice e consulente di diritto dell’economia, ha riportato varie di queste esperienze nel suo libro e riafferma: “Riscattarsi è possibile anche davanti al ricatto della finanza internazionale. È un’impresa difficile, ma non impossibile. Nel libro ne cito varie, una fra le tante vittorie ottenute è quella di un gruppo di quasi mille lavoratori senesi contro la banca MPS, alla quale il tribunale di Siena ha ordinato di reintegrare i lavori ceduti per illegittimità della stessa cessione. Questi fenomeni di esternalizzazioni – spiega la ricercatrice universitaria – sono operazioni rese possibili grazie alla creazione di un sistema a scatole cinesi”.
Possiamo dire che ciò apre una sfida a difesa del mondo del lavoro da parte della magistratura, da considerarla un baluardo a difesa del lavoratore verso il sistema finanziario internazionale? Questi non possono essere solo dei casi isolati, e in contesti settoriali specifici non facili da ripetersi in tutto il complesso mondo lavorativo. Qui al sud esiste il deserto oltre al ricatto occupazionale e per chi ha un posto fisso perdere ore significa avere meno denaro che serve per i figli disoccupati in famiglia. La studiosa amaramente confessa: “Certamente, in alcuni casi è così”. Sulle esternalizzazioni la Undiemi presenta nel libro una proposta di legge chiedendo al sindacato di essere più presente su questo fenomeno oramai diffusissimo.
Sulla sua proposta di convergere verso l’organizzazione sindacale, cosa ne pensa di una rete socioeconomica collegata all’organizzazione sindacale? C’è una rete in avanzata costruzione in Italia, produce cambiamento con tante esperienze di economie locali (resilienti) le quali le attuano in nuovi stili di vita. Il risultato è in nuova occupazione, minore sfruttamento dell’ambiente e qualità della vita. È un’organizzazione dal basso che sta convincendo sempre più migliaia di persone, imprese, comuni, che, lontano dai media, si muovono con strumenti d’economia alternativi quali monete complementari e una banca etica che persegue varie forme di finanza etica e solidale e che punta al beneficio sociale della comunità locale, cosa ne pensa e cosa potrebbe produrre?
“È una bella e grande domanda. Complimenti per avermela posta. È da portare avanti sicuramente, ma non so ora cosa risponderle”. Ci salutiamo con una forte stretta di mano. Ci siamo intesi. Lavoriamo per lo stesso obiettivo: il riscatto delle classi subalterne.

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