I dislessici non sono una vergogna, potrebbe venirne un Einstein

Dsa, Bes, Pdp, Pai, Pei, tutte le sigle scolastiche dell’inclusione. Ci sono scuole in cui gli insegnanti curriculari collaborano con gli insegnanti di sostegno

 

DSA, BES, PDP, PAI, PEI sono tutti acronimi che circolano nell’ambiente scolastico, ma che spesso sembrano avere poco o nessun significato e che fanno somigliare il linguaggio di alcuni insegnanti a una specie di codice per agenti segreti. In realtà si tratta solo di situazioni abbastanza comuni nella quotidianità della scuola, che, in quanto “aperta a tutti” (art. 33 della Costituzione), dovrebbe creare le condizioni atte a favorire il successo scolastico di tutti gli studenti, compresi coloro che manifestano qualche difficoltà.

I DSA entrarono ufficialmente nel panorama scolastico con la legge 170 del 2010. La sigla sta per Disturbi Specifici dell’Apprendimento e si riferisce a una serie di disturbi evolutivi riguardanti l’apprendimento di alcune abilità specifiche importanti per l’autonomia scolastica e per la trasmissione della cultura, e cioè la capacità di leggere correttamente (dislessia), la capacità di scrivere (disortografia e disgrafia) e la capacità di far di calcolo (discalculia). Queste difficoltà di apprendimento si verificano in soggetti che hanno intelligenza, caratteristiche fisiche e mentali nella norma, e la capacità di imparare e sono di solito certificate dalle ASL. Non necessitando la presenza di un insegnante di sostegno, il loro trattamento è affidato agli insegnanti curriculari che dovrebbero essere a conoscenza degli “strumenti compensativi e dispensativi” necessari a superare questa situazione di svantaggio.

A questo acronimo si affiancò con una Direttiva ministeriale del 27/12/2012 la sigla BES che sta per Bisogni Educativi Speciali riferendosi a quegli “alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietàdi ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltàderivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perchéappartenenti a culture diverse”. Questo acronimo sta quindi ad indicare una vasta area di alunni per i quali va applicato il principio della personalizzazione dell’insegnamento, sancito dalla Legge 53/2003. Ecco intervenire un altro acronimo PDP che sta per Piano Didattico Personalizzato per distinguerlo dal PEI o Piano Educativo Individualizzato che riguarda gli studenti con disabilità (secondo la legge 104/92), entrambi dovrebbero essere stilati dai consigli di classe. Inoltre per tutti una commissione dovrebbe stilare il PAI o Piano Annuale dell’Inclusività (C.M. n.8 del 2013 prot.561).

Tutte queste sigle dovrebbero parlare di una scuola più aperta, seriamente inclusiva e attenta ai bisogni educativi di tutti. Tuttavia mentre da un lato i ministri della pubblica istruzione hanno cercato, per la verità ognuno a modo proprio e a volte in maniera un po’ maldestra e raffazzonata, di innovare la scuola, dall’altro i ministri delle finanze e del lavoro prolungando l’età di permanenza in servizio degli insegnanti hanno generato una situazione paradossale per cui si chiede a docenti ormai obsoleti e stanchi di cambiare i propri metodi, senza neanche investire nel loro aggiornamento, e sicuramente a poco servono i 500€ che il buon Renzi ha voluto elargire con tanta magnanimità. Se a ciò si aggiunge che spesso i genitori sono poco inclini o poco sensibili per comprendere i propri figli e le difficoltà che essi incontrano, il quadro è completo.

Eppure ci sono scuole in cui le direttive ministeriali vengono accolte favorevolmente e gli insegnanti curriculari collaborano con gli insegnanti di sostegno per garantire il successo formativo di tutti gli studenti e i dirigenti sono illuminati. Ci sono scuole in cui i genitori sono sensibilizzati alle difficoltà dei loro figli. In queste scuole periodicamente si tengono incontri in cui ai genitori e agli studenti viene spiegato che i DSA non sono una vergogna, come non lo è la disabilità o lo svantaggio culturale, e che la diversità è una risorsa. Così, presso l’istituto Quintiliano di Siracusa, si è svolto un incontro sui DSA, organizzato dalla prof.ssa Gabriella Russo, responsabile dell’inclusività presso l’istituto, in collaborazione con la Biblioteca Santa Lucia e l’Associazione Astrea, al quale hanno partecipato gli studenti delle classi prime dell’istituto. All’incontro è intervenuta la psicologa clinica Letizia Lampo che ha spiegato cosa è la dislessia e come affrontarla. Agli studenti è stata presentata la testimonianza di personaggi famosi del mondo dello spettacolo e della scienza, affinché capissero che avere delle difficoltà non impedisce di avere successo, che le difficoltà vanno affrontate e risolte con buona volontà e tenacia. Infatti, bisogna che genitori, studenti e docenti saltino il muro della diffidenza, dell’indifferenza e del pregiudizio per garantire a tutti la piena realizzazione delle proprie potenzialità, perché tra gli studenti di oggi potrebbe esserci l’Einstein di domani se solo gli si darà fiducia e gli strumenti necessari per apprendere serenamente.

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