“Garanzia Giovani, dopo sei mesi di tirocini solo il 10% ha avuto qualcosa”

Critiche dalla Cgil. Pippo Leone: “I 22 milioni del piano giovani Sicilia Renzi li sta usando per la legge di stabilità”, Alessandro Vasquez: “Solo per pochissimi si aprirà la strada di un vero rapporto di lavoro”. Alle aziende non conviene, hanno gratis il ricambio

 

Fine anno 2015, fine Garanzia Giovani 2015. E se nel primo caso siamo quasi pronti a stappare la bottiglia, nel secondo il mezzo fallimento del programma europeo mal applicato in Italia e Sicilia lascia l’amaro in bocca. Rivolto a ragazze e ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (Neet), Garanzia Giovani mirava alle politiche attive del lavoro attraverso percorsi di istruzione e formazione per qualificare i giovani e creare occasioni di impiego e di autoimprenditorialità.

Ma si sa la Sicilia è la Sicilia. E pensare che i soldi stanziati per l’intera regione sono 51 milioni di euro solo per la microimpresa e le adesioni a garanzia giovani sono state 11.677 con 2.044 tirocini attivati. Ma siamo quasi alla fine dei tirocini che hanno permesso ai giovani siracusani di realizzare un’esperienza formativa in azienda per6 mesi e molti di loro non hanno ancora visto il becco di un quattrino. Qualcuno il tirocinio lo ha pure finito e se gli è andata bene ha ricevuto le prime due mensilità. Quasi tutti aspettano ancora la propria retribuzione.

“Le pratiche non hanno percorso tutte lo stesso iter – ci spiega Alessandro Vasquez responsabile provinciale Sol Cgil – perché le linee guida dettate dalla nostra regione sono state spesso disattese. In questo caos generale le aziende si sono mosse liberamente e senza vincoli e ciò a discapito dei giovani siracusani, dei quali solo il 10% è stato retribuito. L’incrocio dei dati, tra i registri contabili delle aziende siracusane ospitanti i giovani e quelli dell’Inps, ha fatto emergere situazioni non sempre trasparenti e spesso di sfruttamento. Come nel caso dei due giovani rosolinesi, registrati in un’azienda come impiegati amministrativi che in verità prestavano la propria forza lavoro nelle campagne per 12 ore senza aver fruito di alcuna retribuzione. E se a questo aggiungiamo che la stessa azienda aveva pure sbagliato la compilazione dei registri da inviare all’Inps, comprendiamo appieno come i tirocini non solo non rappresentino la panacea del tema occupazionale ma al contrario risultano uno strumento di lavoro precario e sfruttato. Per questo non escludiamo l’ipotesi di movimenti di protesta che mostrino il reale volto di questo strumento formativo”.

Dei circa 700 giovani di Siracusa e provincia che il Sol CGIL ha registrato a garanzia giovani, 320 si sono poi visti chiamare in enti, aziende, uffici e quant’altro ma di questi solo una cinquantina sono stati pagati. “Vorremmo anche capire – aggiunge Vasquez – quanti di questi tirocini saranno commutati in rapporto di lavoro a tempo indeterminato o determinato. Ben pochi, se pensiamo che Garanzia Giovani ripartirà a maggio del prossimo anno e dunque le aziende e gli enti potranno ancora una volta fruire dello stesso meccanismo e assumere un altro tirocinante pagato dall’INPS. Se a ciò aggiungiamo i pesanti deficit degli uffici per il lavoro, dove gli impiegati risultano non formati, il quadro è chiaro: tramite garanzia giovani non si è riusciti a costruire un serio sistema di formazione professionale che incentivi l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro e si sono finanziati invece centri privati di formazione che con 200 ore non rilasciano nessuna qualifica professionale ma solo un attestato di frequenza”.

“Siamo coscienti che per rivoluzionare il mercato del lavoro siciliano non può bastare la buona volontà ed abbiamo bisogno di capire ad esempio come ci si muoverà sul contratto di ricollocazione”. La norma, inserita nel job act, attraverso un percorso individualizzato di accompagnamento al lavoro, dovrebbe offrire ai soggetti deboli (inoccupati, giovani disoccupati, esodati, cassintegrati, lavoratori in mobilità ed in mobilità in deroga) un inserimento professionale. L’attuazione della legge è però di competenza dell’assessorato regionale al Lavoro e diviene operativa tramite i Centri per l’Impiego.

“La Regione si è premurata di creare un sito on line – ci spiega Vasquez – e ha emesso i bandi per accreditare le agenzie per il lavoro ma non ha individuato né ancora formato nei centri per l’impiego i tutor che devono occuparsi del contratto di ricollocazione per il reinserimento lavorativo del soggetto individuato. Vi è poi da dire che Siracusa era stata esclusa dalla dotazione finanziaria prevista nella norma, il successivo intervento delle confederazioni sindacali ha ristabilito una situazione di equità facendo si che si impinguasse il fondo con l’inserimento della nostra provincia. Per colmare le carenze dei suoi uffici periferici deputati ai servizi per il lavoro, la Regione potrebbe avvalersi dell’assistenza tecnica di Italia Lavoro, ma si sa: siamo in Sicilia e la vecchia diatriba tra l’Assessorato e l’Ente strumentale del Ministero del Lavoro mette tutti in difficoltà lasciando sforniti i centri stessi e in ambasce i disoccupati. E come se non bastasse, si aggiunge la vicenda del Piano Giovani Sicilia.

“Ben 22 milioni della dotazione finanziaria destinata al piano giovani Sicilia (quello del famoso e noto click day) – aggiunge Pippo Leone, responsabile provinciale Nidil Cgil – che la Sicilia non ha saputo spendere (dato il flop e l’incapacità della nostra regione), Renzi li ha ritirati ed utilizzerà per la sua legge di stabilità”. Beffa, incuria ed incapacità: un mix mortale per una terra che già di per sé vive un momento tragico e che a breve dovrà misurarsi con un’altra domanda: dopo i bonus, i tirocini e i pacchi di soldi europei, alla fine di tutti questi incentivi cosa resterà davvero di assunzioni e posti di lavoro?  “In questo momento tra bonus ed incentivi per assumere – ci spiega Vasquez – le aziende possono ricevere oltre 8 mila euro l’anno. Ma quale controllo il governo eserciterà per garantire che finiti i soldi i lavoratori non tornino a casa e che i contratti siano davvero stabili ed a tempo indeterminato? Nessuno. La prova è quanto avvenuto nel nostro territorio nel quale una delle imprese dell’area industriale ha licenziato i lavoratori per poi riassumerli sotto mentite spoglie di un’altra azienda per fruire degli incentivi previsti: 8 mila euro per ogni assunzione. Un meccanismo becero e ingannevole con il quale si è accresciuta la precarizzazione di lavoratori che prima fruivano della legge 300 e dell’articolo 18 e ora vengono riassunti con il contratto a tutele crescenti. Non è forse questa una precarizzazione del lavoro”? Un’ultima battuta ce la concediamo sui fondi dell’autoimprenditorialità di Garanzia Giovani. Nel mese di ottobre si sono sbloccati i fondi dell’autoimprenditorialità: circa 18 milioni di euro…proprio ora che il programma sta per concludersi! “La precarietà – conclude il referente Nidil Cgil – è divenuta la roccaforte dei giovani ed ormai da troppo tempo siamo in attesa che il sottosegretario Faraone convochi un tavolo ministeriale per avviare il processo di regolarizzazione e/o stabilizzazione dei 450 Co.co.co. che insistono nella nostra Regione, (940 in Italia) che nel mondo della scuola operano da anni. In Sicilia essi rappresentano un sesto della forza lavoro “Ata” delle scuole. Ad ottobre abbiamo reiterato richiesta di incontro a Faraone ma ovviamente non abbiamo ancora ottenuto risposta. A tal proposito, la Cgil di Siracusa ha avviato con successo la costituzione dei Coordinamenti Intecategoriali, permettendoci così di applicare ciò che il Congresso della Cgil prima e la Conferenza di Organizzazione dopo ha sancito relativo al Stesso lavoro stessi Diritti, tentando di applicare le procedure per la contrattazione inclusiva.

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