L’Aeronautica Militare di via Elorina diventa Caserma dei Carabinieri

Una decisione che scavalca la città a causa dell’insipienza e indifferenza del ceto politico. Viene così negata al Comune l’ipotesi di migliori assetti urbanistici in una vasta area prospiciente il Porto Grande

 

Solo l’intero ceto politico e istituzionale siracusano poteva attestare e confermare la propria insipienza mantenendo un assoluto silenzio e una totale indifferenza di fronte a una proposta che sette anni fa avevamo iniziato a offrire al confronto pubblico, riprendendola e rilanciandola in periodiche occasioni di stampa – l’avvio di un confronto istituzionale con il Ministero della Difesa per una totale smilitarizzazione dell’area dell’Aeronautica militare di via Elorina, cedendo l’intera struttura urbanistica al Comune di Siracusa –, sino al punto da aver permesso che le strategie del Comando aeronautico – mosse a difesa di una funzione militare, pur oramai marginale e quasi residuale, date le poche decine di militari e civili rimaste in quel sito –, tese a tutelare e difendere la loro condizione originaria, potessero trovare un’ancora di salvezza, dando alla struttura un’ulteriore connotazione “militare”, sebbene totalmente lontana e poco funzionale a quella specificità che una finalità tipicamente militare comporta, vale a dire, sollecitare gli ambienti del Ministero Difesa al fine di ottenere il trasferimento della Caserma dei Carabinieri dentro l’area di via Elorina.

Come, infatti, confermano alcune recenti notizie di stampa, sembra in fase di concretizzazione il trasferimento, all’interno dell’Aeronautica di via Elorina, della sede della Caserma dei Carabinieri, probabilmente destinando alle attività e funzioni della “Benemerita” alcuni immobili, da anni non direttamente impegnati dall’Aeronautica. Il punto in questione non era e non è la legittimità con cui il Comando dell’Aeronautica ha provato a “difendere” in questi anni – da quando la nostra proposta è entrata nell’attenzione dell’opinione pubblica (molto favorevole alla smilitarizzazione) – il ruolo militare dell’ampia e straordinaria struttura di via Elorina, sino a tirare fuori dal cilindro una proposta di ulteriore militarizzazione che fosse in grado di neutralizzare l’ipotesi di smilitarizzare l’area (metterci dentro i Carabinieri), bensì il totale silenzio, l’assoluto disinteresse dimostrato dalla classe dirigente rispetto alla domanda centrale e prioritaria per la città che la nostra proposta metteva in campo, vale a dire: «come la città è in grado di ripensare a un nuovo e migliore assetto urbanistico e civico, immaginando un possibile uso “pubblico-produttivo” di un’area straordinaria e suggestiva, collocata al centro della città, ricca di opportunità occupazionali e turistico-culturali, che da qualche decennio ha oggettivamente perso le sue originarie finalità che ne motivavano il mantenimento della sua connotazione militare?».

Non è in atto d’altra parte da molti anni – analoga trasformazione era avvenuta con la smilitarizzazione dell’ex Caserma Abela in Ortigia, oggi aperta a finalità universitarie, turistiche, culturali e del tempo libero (peraltro, un’area, quest’ultima, molto al di sotto delle potenzialità offerte da un uso pubblico dell’area di via Elorina) – una politica nazionale di smilitarizzazione di Edifici, Caserme e luoghi che per lunghi decenni sono stati destinati a ruoli militari, non solo in ragione della profonda “crisi fiscale” dello Stato, ma anche per coniugare le dinamiche di trasformazione delle attuali strategie militari e le nuove necessità di città e Comuni di poter acquisire un patrimonio immobiliare ricco di ampie potenzialità “produttive?

Tralascio le patetiche motivazioni addotte da qualche parlamentare di Forza Italia che, nelle sue rare e fantasmatiche apparizioni, ha voluto informarci che la soluzione del trasferimento della Caserma dei Carabinieri dentro l’area di via Elorina porta il sigillo del suo impegno e della sua condivisione: a conferma di una profonda subalternità e pressappochismo politico, come se il previsto risparmio di circa 240 mila euro per l’affitto dell’immobile privato (attuale sede dei Carabinieri, in viale Tica) possa compensare le opportunità offerte dall’esito altamente produttivo derivante dalla totale smilitarizzazione dell’area attraverso la cessione al Comune e l’avvio di un progetto strategico di riqualificazione urbanistica del vasto patrimonio immobiliare, con i Bandi U.E. 2014-2020. Come se per il Ministero della Difesa sarebbe un problema ipotizzare la costruzione di una nuova e funzionale Caserma dell’Arma in una città come Siracusa: peraltro, scelta già prevista nella zona alta della città in un’area già individuata secondo le linee del P.R.G., destinata a servizi.

Da parte dell’attuale Giunta comunale, si è preferita una linea di subalternità, di fronte all’opportunità che il volto urbanistico e civile della città, in una parte significativa e strategica del territorio urbano – per la grande estensione dell’area di via Elorina, per la quantità degli immobili lì presenti, per l’estrema vicinanza del sito al centro, per l’affaccio del sito stesso al mare, per le ampie opportunità sia di risparmio per il Comune sia di occupazione per decine e decine di persone, individuando finalità/usi turistico-recettivi, culturali, sportivi, di servizi ecc – potesse acquisire una sua ricca riqualificazione. Niente di tutto questo. A quanto pare, cala il silenzio su una straordinaria opportunità strategica per la città, senza che in questi 7-8 anni Sindaci, Assessori all’urbanistica, parlamentari nazionali, partiti, consiglieri comunali, sindacati – ah, il lavoro, il lavoro! – abbiano saputo prendere di petto la questione (nel nostro ruolo, al di là di qualche articolo di stampa e interviste di TV locali era impossibile andare), chiedere una Conferenza di servizi, proporre l’avvio di un confronto istituzionale con il Ministero della Difesa, misurare “l’autonomia di governo” della città, della sua principale Istituzione – il Comune –, senza per questo essere accusati di lesa maestà, sol perché era ed è in questione il destino di un’area militare che, in questo decennio, ha visto indebolire oggettivamente le sue finalità specifiche.

Peraltro, che un profondo ridimensionamento del ruolo militare era, per così dire, già “agli atti”, lo conferma il fatto che, da anni – dietro la retorica “dell’apertura alla città” –, associazioni culturali, Mostre d’arte, Fiere di libri, gruppi sportivi, circoli canottieri hanno avuto (ed hanno) accesso dentro l’area dell’Aeronautica per svolgere le loro attività: segno della consapevolezza, da parte degli stessi Comandi dell’Aeronautica, del venir meno di quella “esclusività” e riservatezza che una funzione militare comporta e richiede a presidio della loro sede. La nostra impressione è che una sorta di “cultura della rendita” alligni dentro ogni ambiente sociale, istituzionale e dentro ogni comunità. Consideriamo la difesa di ciò certamente legittimo, tuttavia è innegabile che le responsabilità ricadono sull’indifferenza e sul silenzio mantenuto da partiti e Istituzioni sulla proposta della smilitarizzazione, a conferma della pochezza strategica di un intero ceto politico.

La soluzione verso cui si va è oggettivamente al di sotto delle straordinarie potenzialità che la vasta area, se assegnata al Comune per molteplici finalità civili, produttive e turistico-culturali, avrebbe potuto determinare.

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