Lavoratori si dimettono e rientrano part time in società con nomi diversi: è il gioco del “futti u cumpagnu”. Dopo pochi mesi per loro contratto pieno e per l’impresa gli sgravi fiscali
Come è noto il Governo ha, con difficoltà e polemiche, varato il Jobs act per favorire l’occupazione; uno degli strumenti è stato lo sgravio fiscale e dei contributi per alcuni anni per i nuovi assunti in modo da consentire alle aziende di “rischiare” il meno possibile allargando la componente dei prestatori d’opera in un periodo di lenta ripresa economica, nella speranza che con gli altri provvedimenti messi in campo riparta l’economia, quindi i consumi etc… e queste assunzioni, passato il periodo di supporto, possano autosostenersi con l’aumento della produzione.
Al di là di come ciascuno giudichi il provvedimento, pare che nel nostro Paese la naturale inclinazione alla creatività abbia partorito un’altra delle sue genialità finalizzata a sviluppare il famoso gioco del “futti u cumpagnu”: in questo caso “u cumpagnu” è lo Stato, cioè tutti noi e il tentativo, vero o presunto, del Governo di sostenere l’occupazione in particolare quella nuova cioè giovanile.
Sentite come potrebbe essere stato concepito il meccanismo “geniale” per trarre vantaggio dalle norme realizzando quella che di fatto mi appare come una vera e propria truffa che aggira con artifici le norme e le loro finalità (come direbbe il lessico giudiziario: …con più atti del medesimo disegno criminoso). In cosa potrebbe consistere il trucco è presto detto: si invita una parte del personale a presentare le dimissioni, poi con altra azienda, di nome diverso, intestata a congiunti o sodali, per evitare problemi con il lavoratore, lo riassumono a tempo parziale per un breve periodo, diciamo sei mesi, con lo stesso stipendio percepito all’atto delle dimissioni, e poi, passato il periodo, lo riassumono a tempo indeterminato beneficiando degli sgravi fiscali.
In tutto il periodo il lavoratore di fatto ha svolto lo stesso lavoro, nello stesso posto o in posti diversi, ma sempre riferibili alla stessa attività precedente, per cui per il lavoratore, oltre alla bizzarria di dover presentare le dimissioni, non cambia nulla ma per l’azienda vi è un utile netto senza colpo ferire.
Pare che questa tecnica si possa diffondere rapidamente. Chissà se non è già in atto nella nostra zona industriale…
Che si tratti di una trovata truffaldina bella e buona che vanifica gli obiettivi della legge o comunque li limita enormemente non mi pare possano esserci dubbi, poiché una legge oltre l’articolato ha una “ratio” che la determina. Forse sarebbe il caso di monitorare cosa sta avvenendo negli ambienti di lavoro dal punto di vista della mobilità contrattuale dei lavoratori, magari da parte della guardia di finanza con indagini al computer, senza disturbare nessuno, incrociando dati e movimenti.
Forse sarebbe opportuno da parte dell’ufficio del lavoro un accertamento di tipo conoscitivo su cosa accade nel mondo del lavoro della nostra provincia magari in maniera più attenta senza limitarsi a fornire dati statistici anonimi e di limitato valore a questi fini.
Forse sarebbe utile da parte del sindacato un monitoraggio consultando le proprie rappresentanze nei posti di lavoro per sapere dove avvengono queste pratiche (riprendendo il suo ruolo originario), il che potrebbe consentire, segnalandoli, accertamenti mirati contribuendo così, al di là del giudizio che danno sulle norme in questione, di evitare lo svuotamento negli obiettivi a favore dell’occupazione. In modo particolare dei giovani.
Se queste pratiche venissero accertate e combattute forse potremmo diventare un paese normale e i furbetti di ogni risma avrebbero vita dura…. ma si sa, il nostro è un paese di Santi, navigatori e poeti….
La nostra, che, a detta di molti è la patria del diritto, saprà far trionfare il diritto vero rispetto al diritto virtuale? Forse nella risposta a questa domanda vi è gran parte delle ragioni che spiegano il nostro declino come società industriale….. da tempo il genio italico invece di esercitarsi sul prodotto si è sbizzarrito su come far soldi arrangiandosi nei meandri delle leggi, nelle tolleranze del sistema giuridico, nelle distrazioni del sistema dei controlli sia pubblici che privati.

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