La situazione di Tivoli è una ferita nel tessuto della città

Da anni i residenti cercano di ottenere le agevolazioni fiscali sulla tassa rifiuti di cui si ritiene di aver diritto ma che vengono invece riconosciute solo ad alcuni e solo sporadicamente

 

“Amici del Tivoli” è la tipica associazione che si costituisce quando qualcosa non va nella gestione del territorio. Un problema relativo alla sicurezza dei residenti in una determinata zona della città, il tentativo di richiamare l’attenzione su una questione irrisolta da sempre (per esempio i mille gruppi nati nel tempo per la riqualificazione del parco di Bosco Minniti), la volontà di recuperare un bene comune lasciato al degrado e nell’oblio (il comitato per Villa Reimann), la convinzione che da parte dell’amministrazione si stia commettendo un qualche abuso, e questo è il nostro caso.

La situazione della frazione di Tivoli, in contrada Cifalino, è una ferita aperta nel tessuto urbanistico della città, come lo sono alcune zone balneari, il quartiere Santa Lucia di Belvedere, e altre ancora. Zone cresciute disordinatamente, dove spesso l’abusivismo l’ha fatta da padrone nell’indifferenza delle amministrazioni comunali, oggi prive di tutte quelle opere di urbanizzazione assolutamente necessarie e dei servizi indispensabili per abitazioni che, un po’ alla volta, sono state comunque sanate e per le quali quindi i proprietari sostengono i dovuti oneri tributari connessi. Legittima dunque la loro pretesa di vedersi riconosciuti anche tutti i diritti comuni.

Nel tempo le denunce sulle tante condizioni di invivibilità si sono susseguite proprio grazie ai comitati e alle associazioni spontanee: strade dissestate e prive di illuminazione così come di segnaletica, allagate ad ogni acquazzone, collegamenti non garantiti da un servizio di trasporto pubblico efficiente, e soprattutto spazzatura: pochi cassonetti e i pochi stracolmi, raccolta rifiuti a singhiozzo, discariche a cielo aperto. E proprio su quest’ultima criticità le proteste, quelle organizzate, sono ormai arrivate al sesto anno.

L’anno di costituzione dell’associazione Amici del Tivoli è infatti il 2009: ci si mette insieme perché da anni si cerca di ottenere quelle agevolazioni fiscali sulla tassa rifiuti di cui si ritiene di aver diritto ma che vengono invece riconosciute solo ad alcuni e solo sporadicamente.

Una storia di ricorsi e contro ricorsi che ha visto più sconfitte che vittorie.

La commissione tributaria provinciale, spesso adita, ha per lo più negato il diritto allo sgravio ma differentemente ha deciso quella regionale, tant’è che proprio in questi giorni si stanno preparando gli atti per veder assentito ciò che si ritiene dovuto.

La materia, invero, non appare di grande complessità ma egualmente si registrano casi “particolari”.

Un proprietario, per esempio, fruisce per anni di una riduzione del 75% per una distanza dal cassonetto superiore ai 2 km ma chi compra da lui l’abitazione si vede negato dal dirigente dell’ufficio lo stesso diritto. “Inutile aver presentato la sentenza con cui si dava ragione al vecchio proprietario – scrive il dottor Miccoli – perché ogni ricorso è soggettivo. Se vuole, può a sua volta presentare ricorso alla CTP di Siracusa”.

Vero, ogni ricorso è soggettivo, ma il diritto dovrebbe essere oggettivo, riteniamo.

Un caos su cui anche il M5S di Siracusa è ultimamente intervenuto, sia con un’interrogazione dell’onorevole Stefano Zito indirizzata al presidente della regione e all’assessorato territorio e ambiente, sia con una richiesta di chiarimenti inviata al sindaco, all’assessore all’ambiente e al dirigente dell’ufficio. “Le riduzioni sono state concesse a macchia di leopardo, differenziando, illegittimamente, anche residenti confinanti, entrambi aventi diritto” è il commento dell’onorevole.

Irrisolti quindi alcuni snodi cruciali.

L’abitato di Tivoli è o non è nel perimetro per il quale è previsto contrattualmente il servizio di raccolta rifiuti fornito dall’IGM?

Secondo Giuseppe Ganci, tra i più attivi del comitato, non lo è e a sostegno mostra le planimetrie del contratto del 2003, in vigore fino al 2012, nelle quali sono incluse solo le frazioni di Cassibile, Belvedere e Targia. “Dopo si è andati avanti proroga su proroga e non sono state predisposte nuove planimetrie, quindi, ai fini contrattuali,valgono quelle vecchie e si evince chiaramente che Tivoli è al di fuori del perimetro. Infatti, nessuna delle arterie che fanno parte del quartiere Tivoli viene citata nei documenti contrattuali tra Comune e IGM. Non essendo parte integrante del contratto, l’IGM probabilmente non percepiva e non percepisce alcun compenso perché fra i documenti non esiste nessuna lettera che giustificherebbe un eventuale pagamento per tutti i servizi extracontrattuali. In alcuni atti è lo stesso Comune a riconoscere che il servizio di raccolta dei rifiuti, dal 2003 al 2009, veniva effettuato in modo stagionale suddiviso in una fase invernale e una fase estiva. Eppure, nonostante ciò, l’Ufficio Tributi, molto probabilmente, non ha mai emesso cartelle esattoriali ridotte del 60% ai sensi del comma 9 dell’art. 14. Non è forse lecito pensare a una sorta di estorsione applicata per ben 7 anni?”

Ma non dello stesso parere sono stati i responsabili dell’ufficio comunale chiamati a testimoniare in una causa penale scaturita da una denuncia dello stesso Ganci, testimoni ai quali, va detto, il giudice ha dato, alla fine, ragione.“Ma la planimetria da loro presentata non è quella allegata al contratto né presenta le firme dei contraenti” specifica l’indomito Ganci.

E i cassonetti sono in numero sufficiente?

“No – risponde Ganci – siamo 800 residenti, 2.000 abitazioni. Come si può pensare che ne bastino 9, e tra l’altro da raggiungere, per rispettare l’orario di conferimento, soprattutto in inverno, su strade non illuminate e senza marciapiedi”?

La distanza è inferiore o superiore a 1 km? Superiore dicono le attestazioni dei residenti e conferma la polizia municipale chiamata a effettuare e documentare sopralluoghi. “Però, quelli che abitano nella traversa Cannarella, forse per la presenza di qualcuno che conta, pur avendo i cassonetti a 500 mt, godono egualmente delle riduzioni” evidenzia Ganci.

La distanza è inferiore sostiene, con altri, il direttore tecnico dell’IGM.

E ancora: a quale comma dell’articolo 14 del regolamento comunale occorre appellarsi? Al primo, che prevede una tassa intera se la zona, pur non rientrando nel perimetro, è servita, o al secondo, che prevede agevolazioni per i residenti in insediamenti che, fuori dal perimetro, devono conferire i rifiuti nei contenitori viciniori? Ha insomma ragione l’ufficio tributi, in ogni caso ondivago tra zona all’interno del perimetro e percentuale di sconto solo del 40%, o alcuni residenti che pretendono una riduzione del 75%?

E’ possibile poi affermare che il territorio è comunque servito se invece, nello stesso modulo stampato dall’ufficio tributi per presentare la richiesta di sconto, si legge:”Quando il cassonetto più vicino è sito oltre i 1.000 metri si intende che la zona non è servita”?

L’eventuale sgravio del 60% doveva essere applicato dall’ufficio nell’emettere le cartelle esattoriali come si intende dal regolamento vigente fino al 2012, o su richiesta dell’utente, come invece prevedono gli ultimi due aggiornamenti? E ancora: per il cumulo di riduzioni e agevolazioni vale o non vale l’articolo 17?

E infine l’ultima domanda, la nostra: ma cosa ci vuole per verificare tutto questo una volta per tutte? Come è possibile, per un’amministrazione che si pone come vicina al cittadino e sensibile alle sue richieste, non risolvere il problema in maniera rapida e soprattutto trasparente?

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