Nell’assemblea cittadina scompigliati i patti di luglio, con il placet del provinciale Lo Giudice. Monterosso 78 voti, Gionfriddo 55. Vince l’uomo di Cafeo, colui che alle ultime elezioni amministrative appoggiava Ezechia Reale, l’avversario di Garozzo. E la sinistra si spacca
LA PREMESSA. La tanto agognata unitarietà e concordia all’interno del Partito Democratico, raggiunta nel mese di luglio, già scricchiola alla sua prima prova d’esame. La pace tanto strombazzata appena due mesi e mezzo fa, infatti, si rivela subito fittizia e funzionale alla componente più forte, quella che fa capo al sindaco Garozzo, lascia sul suo cammino ulteriori vittime (Riccardo Gionfriddo) e riapre vecchie ferite (smacco totale all’Area Dem).
LA CRONACA. Lo Giudice diventa segretario provinciale grazie alla responsabile disponibilità di Carmen Castelluccio che si dimette sulla base di un accordo che prevede la ricomposizione unitaria degli organismi di partito: alla componente riformista (Zappulla-Marziano) va la segreteria provinciale; alla componente Garozzo-Cafeo spetta la Presidenza dell’Assemblea (Schiavo), oltre al mantenimento del capogruppo consiliare (Pappalardo), della presidenza del Consiglio (Sullo) e di tutti gli Assessori (compreso l’avv. Coppa solo formalmente attribuito all’area Dem); alla componente Amoddio-Cirone tocca la segreteria cittadina. Si celebra il Congresso, si suggella la Pace, si esprime compiacimento e si formulano propositi di rilancio, si acclama il nuovo segretario provinciale, si acclama il presidente del partito ma guarda caso… per l’elezione del segretario cittadino si chiede il rinvio a settembre.
La cosa puzza alquanto, Amoddio è perplessa e chiede chiarimenti. “È solo una formalità”, le viene spiegato, “Non ti fidi di noi? Mai potremmo fare un’alleanza contro di te, tra riformisti e area dem ci sono i numeri per stare tranquilla” viene dunque rassicurata. Ma erano in tanti a non credere all’uomo coi baffi e… difatti:
IL FATTO. La componente Garozzo/Cafeo viola i patti, spacca l’unità appena ritrovata e torna a bloccare il partito per esigenze di pura egemonia e costruzione di un organismo a propria immagine e alle proprie dipendenze. Ma mentre non può stupire l’atteggiamento dei renziani/fotiani, quello di Alessio Lo Giudice appare ingrato e arrogante. Il “beneficato” per eccellenza, dal dignitoso passo indietro di Carmen Castelluccio (che si sacrifica sull’altare dell’unità e offre al giovane turco la poltrona di segretario), non solo se ne lava le mani pilatescamente, come se la questione non fosse di sua competenza, ma consolida la sua posizione piegandosi ai voleri della maggioranza.
LO SCENARIO. Amoddio e Cirone con sdegno e fermezza denunciano le scorrettezze attivate rispetto ad accordi chiari raggiunti in sede regionale e nazionale. Rammentano al segretario quanto e come lo hanno sostenuto alle primarie, quando fu cacciato dalla giunta e alla sua attuale nomina. Garozzo e Cafeo rivendicano le loro aspettative e disconoscono eventuali accordi. Marziano e Zappulla rassicurano sulla fedeltà… Gionfriddo e Monterosso si presentano all’Assemblea. Lo Giudice (più volte richiamato alle sue responsabilità) si tira fuori e sposta il focus su temi alt(r)i.
IL RISULTATO. Monterosso 78 – Gionfriddo 55. Vince l’uomo di Cafeo, l’illustre sconosciuto, colui che alle ultime elezioni amministrative appoggiava Reale, l’avversario di Garozzo. Eppure sulla carta i voti della componente Riformisti e di quella Dem sono più che sufficienti per raggiungere la vittoria. Di certo la corrente sinistra del PD si spacca e una parte confluisce con quella di Garozzo/Cafeo. Miracolo della Madonnina? Cosa è accaduto dopo la sospensione (chiesta da Raiti per meglio comunicare tra la sua componente) nel Salone dell’Hotel del Santuario? Zappulla e Marziano sono rimasti fedeli agli impegni assunti o ci hanno ripensato? Raiti ha offerto argomenti tali da rimettere in discussione le dichiarazione di voto dei suoi leader? L’entourage del giovane turco ha messo in atto una strategia di basso cabotaggio degna di Prima Repubblica?
QUALE FUTURO? Adesso quali scenari si aprono? Il Partito Democratico aveva avviato un percorso di unità che viene evidentemente interrotto alla sua prima uscita. Se una delle tre componenti viene esclusa dal tavolo, se non sono tutte rappresentate negli organismi, l’unità non esiste. E al primo vero e proprio atto politico interno del partito, il neo segretario registra un evidente fallimento. Se il partito ne esce spaccato, lui non può esserne esente. I prossimi passi? Difficile, al momento,prevederli. Ci sono da gestire le elezioni in alcuni Comuni della Provincia, il partito andrà unito o ci saranno strascichi? La Castelluccio in Consiglio Comunale terrà ancora un atteggiamento saggio e leale con l’Amministrazione o si riterrà piuttosto un battitore libero? La prossima nomina del Presidente del Libero Consorzio fra Comuni, sarà ancora frutto di un atto di forza di questo nuova maggioranza Riformisti-Renziani? E Marziano, per diventare finalmente Assessore Regionale, dovrà cedere il suo sc(r)anno a Palazzo dei Normanni a Cafeo, primo dei non eletti?
CONSIDERAZIONI FINALI. Lasciamo ai presenti e agli assenti l’eventuale interpretazione autentica di questa produzione di forme rituali e simboliche, di questo gioco delle parti, delle strategie di affermazione ed ostentazione di forza e di potere. Chissà come e quanto questi avvenimenti continueranno ad appassionare militanti, iscritti ed elettori. O piuttosto si assisterà ad un’emorragia di passione e di voti sempre più orientata verso l’astensione o l’anti politica grillina.
Di sicuro si assiste alla comparsa di un nuovo volto del Partito Democratico: l’affermazione di un asse emergente di quarantenni ambiziosi e spregiudicati (trasversali e presenti in tutte le aree), ecco il risultato evidente e indiscutibile del nuovo corso. Ma è questo il nuovo di cui si aveva bisogno?

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