Rosalba Scorpo (Politiche sociali): “Adesso contano il nucleo familiare, l’Isee e la presenza di disabili in casa. La nota dolens è che mancano proprio le case e di ciò siamo coscienti. Abbiamo però chiesto alle famiglie in attesa di indicarci esse stesse le case popolari vuote”
Avevamo lasciato qualche mese fa l’assessora Rosalba Scorpo alle prese con alcuni temi caldi del territorio e ovviamente rincontrandola la nostra prima battuta non poteva non essere sull’affido per capire cosa è cambiato e in che modo sta operando per garantire maggiore concertazione tra associazioni che lamentavano il mancato protocollo con l’assessorato.
“In questi mesi – ci spiega – abbiamo elaborato protocolli d’intesa sia con l’Asp che con le associazioni di settore al fine di costituire una rete che possa migliorare e velocizzare l’iter relativo all’affidamento limitando anche l’istituzionalizzazione dei minori nei casi in cui sia possibile intervenire con l’affido. Con l’Asp, nella figura del referente Brugaletta, il protocollo è già stato sottoscritto suddividendo le competenze al fine di costituire una rete territoriale integrata per lo sviluppo della cultura dell’affidamento familiare.
Il comune si occuperà di promozione della cultura dell’affido, reperimento delle famiglie affidatarie (coppie o single disponibili), valutazione, selezione e formazione delle coppie e single, esame e segnalazione nei casi di abbandono (prima di inserire il minore in comunità si valuta l’opportunità dell’affido). L’Asp metterà a disposizione risorse professionali (uno psicologo e 2 assistenti sociali) al fine di creare un’equipe integrata, capace di rispondere alle esigenze del territorio. Il percorso con le associazioni continua e, nonostante qualche difficoltà iniziale nella definizione dei compiti, siamo alle battute finali per la sottoscrizione del protocollo attraverso il quale vengono stabiliti compiti e funzioni. Di certo riteniamo utile che le associazioni partecipino a tutte le fasi dell’affido, dall’inserimento nella neo-famiglia al rientro in quella d’origine”.
Entrambi i protocolli devono però ancora arrivare in Giunta per essere deliberati ma pare che tutto potrebbe concludersi entro fine mese. L’assessorato si è dunque mosso attivamente coinvolgendo le associazioni operanti sul territorio, ma restando aperto a quelle che vorranno successivamente inserirsi nel protocollo. Ma l’assessora ci dice di più: ha inteso costituire anche un ufficio affido distrettuale che vede la presenza attiva di tutti i sindaci del distretto 48 (Siracusa ne è il comune capofila) che individueranno in ogni realtà territoriale figure professionali il cui compito sarà quello di interagire al fine di trovare risposta alle necessità ed istanze del singolo minore. “In questo modo – aggiunge l’assessora – vi sarà uno scambio ed un collegamento costante all’interno di un gruppo di lavoro il cui fine ultimo è trovare soluzioni concrete e fattive. I sindaci peraltro hanno risposto in maniera entusiastica”.
Sembra dunque sbloccarsi un percorso che ormai sembrava incancrenito da anni. Ma l’assessora è un fiume in piena: decine di progetti tutti interessanti si affollano sul nostro taccuino e nel nostro registratore. Per questa volta decidiamo di estrapolare solamente altri tre punti lasciando alla prossima uscita de La Civetta di Minerva gli altri argomentiper motivi di spazi: gli alloggi popolari, gli asili nido ed i costi dei servizi.
“Il tema delle ERP è delicato e tanta, troppa gente, attende da anni di poter finalmente accedere ad una casa popolare chiesta magari molti anni addietro. Era necessario rivisitare i criteri di assegnazione: adesso contano il nucleo familiare, l’Isee e la presenza di disabili in casa. La nota dolens è che mancano proprio le case e di ciò l’amministrazione è cosciente. Abbiamo però chiesto alle famiglie in attesa di indicarci esse stesse case popolari vuote perché spesso con le poche forze che abbiamo a disposizione non riusciamo a realizzare un controllo continuo e costante su tutte le abitazioni. Diversi nuclei familiari ci hanno indicato abitazioni ormai vuote da tempo e, dopo l’accertamento, abbiamo proceduto all’assegnazione della casa secondo la graduatoria esistente, dunque in ordine di punteggio partendo dal primo della lista. In 6 mesi abbiamo assegnato 5 case popolari ormai vuote”.
Spesso la collaborazione tra enti e cittadini è fruttuosa per entrambi: l’amministrazione scopre le abitazioni abbandonate, i cittadini finalmente ricevono la casa. Certo la questione edilizia popolare non si risolve così, ma almeno non vedremo più immobili esistenti chiusi lasciati all’oblio del tempo. Il 15 settembre sono partiti gli asili nido e la bagarre si è scatenata. Il tema è articolato, così abbiamo chiesto all’assessora di spiegarci da dove partono le polemiche e cosa sta accadendo. “Attraverso gara pubblica, realizzata dall’ufficio Gare e Contratti, è stato possibile selezionare le ditte che, come richiesto per legge, possiedono i necessari requisiti. In modalità provvisoria alle 4 individuate sono stati assegnati i lotti in attesa della strutturazione del contratto per l’aggiudicazione definitiva. Nel frattempo stiamo procedendo all’accertamento della documentazione necessaria per l’affidamento di durata triennale. In un paio di mesi il quadro sarà più chiaro”.
Chi possiede o mantiene i requisiti è dentro, gli altri fuori. Attualmente Solco, Orsa, Le Garderie e Siges sono le 4 ditte che hanno mostrato di possedere i requisiti necessari ed hanno i lotti… poi si vedrà. Intanto il comune vanta un nuovo ingresso: l’apertura prevista a metà ottobre di un micro-nido che sarà in grado di accogliere 24 bimbi e che vedrà la luce in via Svezia grazie ai fondi PAC e supporto economico dell’amministrazione comunale. 24 posti che si vanno ad aggiungere ai 450 circa. Le strutture comunali, capitanate dalle 4 ditte, possono rispondere alle istanze di circa 400 minori, gli altri posti (53) il comune li compra dai privati attraverso quelli che sono stati chiamati voucher sebbene sarebbe meglio chiamarli acquisto posti. In questo caso i fondi sono sempre della voce PAC dai quali l’amministrazione attinge per garantire il servizio pagando al privato i posti che non riesce a coprire con le sue strutture. Se poi facciamo un’attenta disamina ci accorgeremmo che sono sempre le stesse ditte, di fatto, ad offrire gli spazi mancanti al comune…ma questa è un’altra storia. Di certo vi è che non tutte le strutture possono liberamente ricevere soldi dal comune per l’acquisto posti.
“E’ indispensabile – ci spiega la Scorpo – che l’ente dal quale acquistiamo i posti risulti iscritto all’albo regionale e che dunque sia accreditato. Le strutture che hanno presentato istanza di iscrizione all’albo sono cinque ma solo due risultano attualmente in lista. Il comune non può procedere sua sponte scegliendo le ditte, ma deve ricevere dalla Regione la certificazione dell’accreditamento dell’ente. Se questa perverrà entro fine novembre le ditte escluse potranno accedere al secondo riparto dei fondi PAC”. Dunque tutti all’opera e chi vivrà, vedrà. Attualmente il comune ha comprato 53 posti: 38 andranno su Cassibile e 15 sulla città. Beh, alla prova del nove diremmo che forse gli altri 27 starebbero bene su Siracusa e Belvedere.
L’ultima chicca ci sembra utile e soprattutto mette fine alle disparità di trattamento tra operatori con pari titoli e stesso lavoro. Attraverso due delibere di Giunta, fortemente volute dall’assessora Scorpo, si stabilisce un costo unico sia per i servizi aperti che chiusi. Per i primi (Assistenza domiciliare disabili, trasporto disabili, Assistenza all’autonomia ed alla comunicazione per alunni disabili, Centri diurni) vengono definiti i costi orari per le figure professionali (operatori) delle cooperative convenzionate. Stessa cosa (ma il costo è in questo caso giornaliero) per il pagamento degli operatori dei servizi chiusi (comunità alloggio, case di cura ed altro).
Insomma per farla semplice: sei un operatore di una comunità alloggio per minori di questa città? Bene la tua tariffa giornaliera è di 60 euro. Né più né meno! Dunque viene tolto alle cooperative, associazioni sociali ed enti la libertà di decretare quanto va retribuito l’operatore con soldi che appartengono al comune e dunque ai cittadini. Chissà che risparmi vedremo…e forse meno disparità verso chi lavora.

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