Presa diretta, quando il giornalismo di inchiesta diventa servizio civile

Domenica 13 settembre ho avvertito la soddisfazione di aver pagato il canone della tv quando ho assistito alla puntata di Presa diretta sulla condizione del PD in alcune regioni meridionali, poiché ho avuto la sensazione che i miei soldi siano stati utilizzati opportunamente.

 

 

Servizio ottimo, equilibrato, senza piaggerie né forzature. I fatti e le opinioni a confronto. Un servizio alla civiltà e alla politica. Il giornalista, che ha scandagliato alcune pratiche di trasformismo e di assalto alla diligenza tipiche di chi il potere lo vuole comunque, senza badare alla casacca, che deve indossare, ha fatto un’operazione verità difficilmente osservabile in televisione.

Accanto alla denuncia, le valutazioni degli interessati, in un confronto non banale ed opportuno, che può servire al grande pubblico per valutare i fenomeni connessi alla politica e farsi un’idea sulle cause e sulle ragioni del suo degrado.

In una parola è emerso con forza che la politica ci riguarda tutti: o la fai o la subisci. Contrariamente a quello che potrebbe sembrare a prima vista, il servizio incita all’impegno per emarginare consorterie e gruppi malavitosi poiché in democrazia i numeri hanno la loro importanza e, come diceva Gaber,“la Democrazia e la forma più democratica che ci sia… con tutti i suoi difetti”.

L’ottimo Orfini ha testimoniato sommessamente e con grande dignità il travaglio di un partito che ha scelto di aprirsi nonostante i rischi che questa scelta comporta. Lo ha fatto senza spocchia, quasi con sofferenza. Al di là di come la si pensi, ho avvertito la reale difficoltà di un dirigente politico che, pur consapevole dei problemi. non accetta generalizzazioni ed afferma l’identità del suo partito scommettendo sulla bontà del progetto politico, nonostante tutto. Convinto che la politica bisogna farla affrontandone le contraddizioni e contrastando le miserie dei potenti, perché si ha la consapevolezza, che solo la partecipazione piena e sofferta garantisce una democrazia compiuta.

Nel corso della trasmissione, a proposito del finanziamento pubblico ai partiti, sono emersi spunti di riflessione che spero il programma affronti in future puntate perché i costi della politica esistono e la trasparenza dei bilanci è fondamentale per garantire chiarezza su chi paga cosa e perché; alla stessa maniera è importante capire come si svolge la loro vita interna, con quali garanzie e con quali pratiche realmente democratiche con leader scelti dalle persone e senza santoni, affinché i partiti, come dice la nostra costituzione, siano gli strumenti operativi per gestire la nostra democrazia, fuori dalle semplificazioni populiste e dalle visioni pseudoromantiche cui spesso ci affidiamo per metterci al riparo dagli scandali e dalle cattive pratiche di gestione del potere.

Complimenti alla redazione del programma e avanti così: senza populismi di maniera ma con analisi puntuali, per niente sottomesse e trasparenti: serve alla crescita del Paese.

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