Un terzo dei ragazzi che partecipano all’impresa fa parte delle categorie protette e svantaggiate. Salvatore Signorelli (coop. Villaggio La Torre): “Ora miriamo a un chiosco invernale con laboratori culturali”
In questi giorni di caldo abbiamo incontrato, tra i verdi alberi della Villa comunale di Palazzolo Acreide, Salvatore Signorelli, uno tra i responsabili della cooperativa sociale Villaggio la Torre. Egli negli ultimi tre anni ha gestito il chioschetto sito all’interno della villa stessa. A lui abbiamo posto alcune domande sulla cooperativa e sulle finalità che essa ha.
Di cosa si occupa la cooperativa?
La cooperativa sociale ha un duplice ramo, uno siracusano e uno palazzolese. A Siracusa vengono reinseriti ragazzi disagiati per la manutenzione del verde pubblico. A Palazzolo questi hanno, invece, dato vita ad una sorta di ristorante sociale. Il nostro staff, infatti, si compone al 30% di ragazzi rientranti in categorie protette.
Quali progetti avete già realizzato e quali quelli futuri?
Di certo il progetto principale è proprio questo del Chiosco. Lo abbiamo realizzato grazie ad un progetto per la valorizzazione dei beni pubblici del dipartimento della gioventù e dei servizi sociali.
Il progetto prevede, appunto, la realizzazione di un ristorante a carattere sociale, con la collaborazione di altre cooperative sociali. Già molte di queste ci forniscono, con regolarità, ormai, prodotti quali birre artigianali, passata di pomodoro, ecc. Oltre a questo puntiamo sul prodotto a km0 e biologico.
Inoltre siamo consapevoli del nostro successo stagionale, che era quasi prevedibile. Adesso, però, ci stiamo avviando verso un secondo step di questo progetto, la realizzazione di uno spazio più ampio, che riesca ad accogliere l’utenza anche per i mesi più freddi. Al suo interno, oltre al tradizionale angolo ristoro, si realizzeranno anche laboratori e incontri culturali.
Quale ruolo hanno, a tuo avviso, le cooperative sociali in generale e quale la loro potenzialità qui da noi?
Potremmo definire l’assetto cooperativo il migliore, almeno da un punto di vista etico, poiché comporta non la semplice ridistribuzione dell’utile tra i soci, ma lo reinveste nella struttura stessa per creare ulteriore lavoro. Si guadagna meno ma si dà più lavoro.
Certo i fatti degli ultimi mesi, il caso Buzzi in testa, hanno danneggiato l’immagine etica delle cooperative, facendole comparire quasi come aggregazioni finalizzate al malaffare. I provvedimenti che lo Stato sta adottando di conseguenza, hanno sicuramente lo scopo di rispondere duramente ai casi di cronaca, ma stanno danneggiando le piccole realtà cooperative attive nei territori e che svolgono una importante funzione sociale per essi.
Signorelli e il suo gruppo sono i veri protagonisti della rinascita del chioschetto. Ormai abbandonato da tempo, ha ricevuto tutta la manutenzione e la messa a norma di cui aveva bisogno. Si è creato un vero e proprio luogo sociale. Lo si percepisce in tutto. Non solo dal cibo, appunto, ma anche dall’aria che si respira, dalla musica che viene proposta – sia dal vivo sia digitalmente.
Un posto unico nel suo genere, soprattutto a Palazzolo, dove troppo spesso i giovani sono attratti da altri ambienti.
Speriamo, dunque, nell’ottima realizzazione del progetto del “chiosco d’inverno” e che presto anche questo dia i suoi frutti.

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