Dopo l’indagine conoscitiva, organico ddl sui call center

23mila gli addetti in Sicilia. L’on. Albanella: “Organica regolamentazione del comparto, dal contratti agli incentivi”. L’ex ministro Damiano: “Nel caso di cambio della gestione, gli occupati vengono tutelati”

 

Quello di call center non è più un mestiere transitorio e solo per giovani in attesa di una occupazione definitiva. La fotografia dell’Istat 2011, consegnata nell’ambito dell’indagine conoscitiva voluta dalla parlamentare del partito democratico Luisa Albanella, componente della Commissione Lavoro, e prima firmataria del disegno di legge sulla regolamentazione del settore, presentato a Catania, alla presenza dell’ex ministro Cesare Damiano, vede il comparto dei call center in crescita, l’unico nel deserto occupazionale italiano, che conta un esercito di oltre 82mila addetti in tutta Italia. 23mila sono solo in Sicilia e 9.000 tra assunti, esterni e temporanei solo nella provincia di Catania. Di questi il 60% è donna e il 55% è un under 35. La presenza di donne è particolarmente elevata nel Mezzogiorno e tra i lavoratori esterni all’impresa così come quella dei giovani ha un’incidenza superiore alla media del comparto.

Ribaltata l’immagine tradizionale di un’occupazione provvisoria, un lavoro «di passaggio» per giovani generazioni che attendono la realizzazione di migliori prospettive professionali, il settore oggi può contare su lavoratori che hanno un’età media più elevata e tendono a rimanere più a lungo impiegati nel settore e a professionalizzarsi: oltre due terzi possiedono un diploma e più di un quinto hanno un titolo universitario, in confronto rispettivamente al 44 per cento e al 10 per cento degli occupati nel settore dei servizi.

Il disegno di legge sulla regolamentazione delle attività svolte dai call center e di tutela dell’occupazione (modifiche al decreto-legge 22 giugno 2012 n° 83, convertito dalla legge 7 agosto 2012, e al decreto legislativo 10 settembre n° 276), “mira un’organica regolamentazione – spiega Luisa Albanella – a cominciare dalle condizioni dei lavoratori, i contratti e gli incentivi erogati in relazione a nuove assunzioni e il ricorso agli ammortizzatori, le garanzie negli appalti (aggiudicati con il criterio del massimo ribasso e l’esclusione delle spese connesse al costo del personale e della sicurezza sul lavoro), i processi di delocalizzazione verso Paesi non appartenenti all’Unione europea, l’uso distorto degli incentivi della legge n. 407 del 1990 e i benefici alle imprese”.

L’offerta economicamente più vantaggiosa renderebbe meno competitivi gli operatori localizzati in Paesi non appartenenti all’Unione europea, indirizzando la domanda sulle aziende dove gli incrementi di produttività sono perseguiti, oltre che attraverso il contenimento delle spese del personale, anche attraverso l’investimento tecnologico e la formazione professionale dei lavoratori.

“Il disegno di legge – ha aggiunto l’ex ministro Damiano – istituisce l’Osservatorio nazionale sui call center per analizzare e valutare l’evoluzione tecnica, economica e normativa del settore, anche con riferimento al fenomeno delle delocalizzazioni, istituendo anche il registro delle società che svolgono attività di call center; regola appalti pubblici per i servizi di call center introducendo il criterio l’offerta economicamente più vantaggiosa (anziché il minimo ribasso)”. “Un altro problema importante e più volte sollevato nel corso dell’indagine conoscitiva – prosegue – è quello dei cambi di appalto. Infatti, nel momento in cui il committente procede all’affidamento del servizio a un nuovo appaltatore, alla scadenza contrattuale si assiste quasi sempre alla crisi dell’azienda uscente fino a quel momento titolare della gestione del servizio, con gravi ricadute occupazionali.”

Inoltre l’indagine ha consentito di mettere a fuoco anche l’esigenza di una riflessione sul carico fiscale sul lavoro e sugli effetti molto spesso distorsivi degli incentivi all’occupazione previsti dalla legislazione vigente.

Il Governo subito dopo l’inizio dell’indagine conoscitiva, ha avviato un tavolo dedicato al settore dei call center, affiancando i tavoli già esistenti riferiti alle numerose vertenze aperte per le diverse imprese. Alle riunioni del tavolo costituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno preso parte le istituzioni territoriali, le associazioni rappresentative delle imprese, i sindacati di categoria, nonché le autorità indipendenti competenti in materia e rilevanti per il settore (Garante per la protezione dei dati personali e Autorità per le garanzie nelle comunicazioni).

Il disegno di legge consta di 4 articoli.Il primo si riferisce alle modifiche all’articolo 24-bis del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134). 2) sull’istituzione dell’osservatorio; 3)sugli appalti pubblici per i servizi dei call centerstabilisce l’applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; 4) sulla tutela dell’occupazione nelle vicende di successione degli appalti pubblici e privati nei diversi settori, anche al fine di correggere le distorsioni presenti nel mercato e di garantire la concorrenza leale tra le aziende che hanno scelto la strada della trasparenza retributiva e della stabilità del lavoro.

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