Sono 253 le procedure di sfratto nel capoluogo, sempre più travolto dalla crisi che produce un tasso dei disoccupati vicino al 24%. Mentre il segretario del Sunia denuncia: “Non c’è un soldo nel bilancio comunale per la manutenzione delle case popolari”, il social housing qui si fa con nuova cementificazione
253 procedure di sfratto e poco più di 71mila euro assegnati a Siracusa dal Ministero dei Trasporti,per il tramite della Regione Sicilia, per un aiuto agli inquilini cosiddetti morosi incolpevoli, quelli che proprio non ce la fanno a pagare l’affitto travolti da una crisi che è innanzitutto occupazionale. A Siracusa il tasso dei disoccupati dichiarati sfiora il 24%, ma rimane indefinibile il numero di quelli che sfuggono a ogni rilevazione statistica benché senza lavoro.
Pochi euro a ristoro di una situazione che vede però, nella nostra città, ancora 700 famiglie in cerca di un’abitazione in un contesto di assenza di efficaci politiche abitative, come evidenzia Salvatore Zanghì, segretario provinciale del Sunia: “Si è calcolato che in Italia appena il 4% delle abitazioni fa parte dell’edilizia residenziale pubblica. Siamo lontanissimi dalla virtuosa Olanda, un modello in Europa (media del 20%), con il suo 36%”.
Tutto fermo quindi, anche a livello nazionale, dal piano casa del ’49 e del successivo progetto Gescal del ’62. Evidentemente, da allora,la classe politica, troppo impegnata a guardare al proprio ‘particulare’, non è stata in grado, o non ha voluto, pensare a nuovi interventi, provvedendo invece all’alienazione del patrimonio pubblico con vendite e cartolarizzazioni che hanno ridotto almeno del 20% gli alloggi di proprietà degli enti locali o dello Iacp.
Anche il modello europeo del social housing, certamente valido nelle sue premesse di fondo, in Italia è stato, ovviamente, distorto e piuttosto che garantire affitti calmierati per le famiglie meno abbienti si è rivelato l’ennesima occasione di speculazione immobiliare, e quindi di mera cementificazione del territorio. A Siracusa ne avremo probabilmente la riprova quando verrà alla luce il progetto, al momento carsico, della famigerata Siracusa 2 (come noi della Civetta lo abbiamo per la prima volta definito in ‘omaggio’ alla Milano 2 di marca berlusconiana): 500 ville in zona Tremmilia che verranno vendute agli attuali prezzi praticati da cooperative sedicenti ‘sociali’ di almeno 250-300mila euro con il pretesto di un tutto nostrano social housing. E se anche si dovessero prevedere affitti, certo viaggerebbero sui 600-800 euro mensili.
Costi inavvicinabili per chi è in graduatoria da anni e nuove case di cui nessuno avverte la necessità se si considera che l’indice demografico siracusano è costantemente al ribasso (oggi siamo a 122 mila residenti) e che il dato ufficiale del 4% di edifici non utilizzati (sui 22.300 ‘contati’ a Siracusa) appare decisamente sottostimato rispetto alla realtà.
“Alla borgata un 10% di case è sfitto” – sostiene Zanghì. E d’altra parte il sogno della casa in proprietà rimane tale per circa il 23% della popolazione che vive ancora in affitto e non può permettersi di guardare alla miriade di villette e case a schiera che continuano a spuntare come funghi in una città ormai devastata. Basta fare un giro per la Pizzuta o all’Isola o a Belvedere per avere chiara la dimensione della consistenza dei nuovi quartieri fantasma: distese di palazzine e condomini orizzontali ancora in costruzione privi, tra l’altro, di un minimo di piacevolezza estetica. Cubi di cemento, senza balconi (costano!), con soluzioni architettoniche che appaiono frutto di menti malate.
E se a Siracusa, come altrove, non si costruiscono più case popolari, l’altra criticità rimane la manutenzione di quelle preesistenti. “Non un euro è stato previsto a bilancio – lamenta Zanghì – Si preferisce accendere mutui su gioielli mangia soldi come il teatro comunale, una voragine incolmabile, e lasciar vivere la povera gente in appartamenti intrisi di muffa e con l’intonaco che viene giù, tra scarafaggi e topi. Eppure le soluzioni ci sarebbero, a partire dalla corretta utilizzazione di quei 7 miliardi di euro assegnati all’Italia dall’Unione Europea nel quadro comunitario di sostegno 2014-2010 per la riqualificazione edilizia: un progetto che mira alla riduzione dei consumi energetici, alla sicurezza sismica e all’innovazione, chiudendo la stagione del consumo del territorio che qui da noi sembra invece non voler finire mai. Solo l’intervento pubblico e un’azione scientificamente programmata può raggiungere il primo obiettivo: riqualificare, anche in direzione energetica, il patrimonio abitativo esistente rimettendo in moto il settore edilizio senza ulteriore espansione della città, lavorando su aree già utilizzate grazie ad accordi che abbiano la regia del Comune che coinvolga gli inquilini e provveda a possibili strategie di sgravi fiscali. Ma per fare ciò sarebbe necessario creare una struttura comunale che, uscendo dall’attuale inefficace frammentazione degli interventi, si occupi esclusivamente delle politiche abitative, non solo a livello gestionale ma anche tecnico.Le manutenzioni in questa città sono ferme da oltre 25 anni, bisognerebbe ricordarlo ogni tanto”.
Un’esigenza, quella espressa dal segretario del Sunia, che potrebbe trovare qualche briciola, perché è di questo che si parla, nel decreto ministeriale del 16 marzo scorso che, avvalendosi del finanziamento europeo, ha stanziato per la Sicilia 37 milioni e mezzo per le manutenzioni straordinarie (massimo 50 mila euro ad alloggio) e quasi 4 mln e mezzo per quelle ordinarie (inferiori ai 15 mila euro). Quale quota sarà assegnata a Siracusa è impossibile sapere.
“E’ anche nostra opinione che sia necessario lasciare le graduatorie aperte come si fa in alcuni comuni, sebbene la legge dica che la revisione debba avvenire ogni tre anni – nota ancora Zanghì -. Una graduatoria costantemente aggiornata e trasparente consentirebbe di far fronte in tempo reale al disagio delle persone senza incorrere in anomalie come quelle in cui è incorsa alcuni mesi fa una famiglia che ha trovato l’immobile assegnatole già occupato da un’altra famiglia, bisognosa ma che non ne aveva diritto. A distanza di due anni dall’insediamento della giunta Garozzo devo dire che non ho trovato in questa amministrazione l’attenzione che mi sarei aspettato per questo annoso problema e ne sono profondamente deluso”.

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