In Italia, su un campione di 2.807 specie italiane di spugne, coralli, squali, razze e coleotteri, ben 596 sono a rischio di estinzione”. Dal 1750 a oggi, quasi metà della CO2 prodotta dall’uomo è stata emessa in 23 degli ultimi 40 anni. Le soluzioni proposte vanno attuate seriamente
Nelle Scritture Sanscrite Veda del 1500 a. C. si legge: “Da questa manciata di terra dipende la nostra vita. Amministratela saggiamente e lei farà crescere il nostro cibo e di che scaldarci, ci offrirà un riparo e ci circonderà di bellezza. Abusatene e deperirà, morirà, portando con sé l’umanità intera.”
A livello globale, sotto la spinta delle ruspe, dei roghi, dell’inquinamento e del cambiamento climatico, si rischia la sesta estinzione di massa nella storia del pianeta. La prima provocata da una sola specie, quella che si è autodefinita sapiens. Oggi particolarmente minacciati sono i maggiori serbatoi di biodiversità. Le foreste tropicali perdono 13 milioni di ettari l’anno: un disastro per l’equilibrio dell’atmosfera, per le industrie farmaceutiche che traggono dalle piante più della metà dei principi attivi utilizzati e per i circa 1.6 miliardi di persone al mondo che vengono sostenute dagli habitat forestali del pianeta. Si prevede, inoltre, la totale scomparsa entro il 2050 delle barriere coralline, che permettono di vivere di pesca e turismo a 500 milioni di persone.
E in Italia, calcola ilrapporto “Biodiversità a rischio 2015” di Carlo Rondinini (coordinatore del Global Mammal Assessment dell’Unione internazionale per la conservazione della natura), oltre un quinto delle specie è a rischio di estinzione e secondo i dati presentati nel primo Barometro della biodiversità italiana,su un campione di 2.807 specie italiane di spugne, coralli, squali, razze e coleotteri, ben 596 sono a rischio di estinzione. Come diceva lo scienziato Hubert Reeves: “L’uomo è la specie più folle: venera un invisibile Dio e distrugge una natura visibile, senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel dio che sta venerando”. Recentemente è stato pubblicato il rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico dell’O.N.U. (I.P.C.C.) che ha stabilito le basi scientifiche del riscaldamento globale e ne ha evidenziatogli effetti sul clima. Il testo è frutto di sei anni di lavoro e della proiezione di 1.200 scenari possibili. È stato scritto grazie al contributo di 1.250 esperti ed è stato approvato da 194 governi. Al suo interno sono evidenziati modi e tempi che stati e istituzioni dovrebbero seguire per ridurre fin da subito le emissioni di CO2 ed evitare così una catastrofe climatica irreversibile, ma bisogna iniziare adesso, subito. Sempre che chi ha il potere di agire, voglia farlo davvero.
della città e dei cittadini”. Crescita economica incontrollata, indefinita ed infinita (in un mondo dalle risorse non illimitate), ad ogni costo e che travalica i limiti fisici della Terra, accompagnata da un aumento della popolazione mondiale sono le due cause principali dell’aumento delle emissioni. Tra il 1970 e il 2010 l’uso sfrenato di combustibili fossili come petrolio e carbone ha contribuito all’incremento della CO2 per il 78 per cento del totale. Dal 1750 a oggi, quasi metà della CO2 prodotta dall’uomo è stata emessa in 23 degli ultimi 40 anni.
Pertanto i governi devono riuscire a stabilizzare la concentrazione di CO2 in atmosfera entro le 450 parti per milione. Oggi siamo già a quota 400 pm. E ciò significa che entro il 2050 la riduzione delle emissioni di CO2 emesso ogni anno deve calare tra il 40 e il 70 per cento. Nel 2006 James Lovelock (La rivolta di Gaia) sosteneva che “i combustibili fossili ed i biocombustibili sono non rinnovabili se vengono bruciati al tasso esorbitante richiesto dalla nostra civiltà abituata all’eccesso”.
Ma cosa bisogna fare, allora, per “Nutrire il Pianeta”? Le soluzioni proposte sono sempre le stesse, basta metterle in pratica seriamente: evitare l’eccessivo consumo del suolo, salvaguardare le terre fertili, difendere la biodiversità vegetale ed animale, arrestare l’effetto serra, smettere di finanziare fonti energetiche basate sui combustibili fossili e cominciare a investire massicciamente sul risparmio energetico e sulle energie pulite, come le rinnovabili, aumentare, quindi, l’efficienza energetica e ridurre gli sprechi. Non agire o agire tardi significherebbe aumentare il costo per l’economia in modo esponenziale, ma soprattutto significa dover fare i conti con qualcosa di molto più grave: l’imprevedibilità della natura e la sua reazione.Il grande filosofo Francis Bacon (1909-1992) dichiarava: “Per essere governata la natura deve essere prima obbedita”.
*Consigl. nazionale dei VERDI

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