Commedia delle parti in attesa del commissario o terremoto politico? Il bivio di Crocetta, la posta in palio non è solo il servizio idrico ma anche l’Autonomia siciliana
Licenziato il 26 maggio dalla IV Commissione, il DDL regionale sul servizio idrico dovrà adesso passare al vaglio della II Commissione e poi ritornerà alla quarta per essere ulteriormente limato prima di approdare in aula. Le insidie sono ancora tante. Forse qualcuno gioca al ribasso, contando sugli intoppi, che potrebbero portare al commissariamento da parte del governo nazionale. Nella seduta conclusiva della IV Commissione è emerso, su diversi punti del provvedimento, un dissenso tra l’orientamento dell’assessore regionale (Vania Contrafatto, rappresentata dalla dottoressa Spedale) e quello dei parlamentari presenti, che hanno quasi sempre votato i vari articoli all’unanimità, spesso con l’astensione (non motivata) del deputato Assenza.
Il testo attuale risulta notevolmente diverso da quello di iniziativa popolare. Al contrario di esso, quello approvato in Commissione non punta più sulla ripubblicizzazione del servizio idrico, ma cerca semplicemente di promuovere o di rendere possibile la gestione pubblica ove essa non sia in atto e di salvaguardarla dove invece già costituisca una realtà. Ma in relazione a questo obiettivo il DDL presenta, a nostro avviso, qualche tallone di Achille.
Troviamo incomprensibile che si stabilisca il numero di ATO entro una forbice che va da un minimo di 5 ad un massimo di 9. Avremmo preferito che i deputati più sensibili alle istanze del Forum puntassero su un numero illimitato di ambiti territoriali, tanti quante le gestioni singole (in forma di azienda speciale) o associate (tramite aziende speciali consortili) che si andrebbero a costituire per scelta dei sindaci e dei Consigli Comunali. Troviamo che sia pericoloso restringere a cinque o a nove il numero degli ATO, in quanto si rischia che poi in ciascuno di tali ambiti venga applicato il dettato dello sblocca-Italia, che prevede la gestione unica d’ambito, da realizzare mediante l’unificazione del servizio stesso in capo all’azienda (non importa se pubblica o privata) che gestisca più del 25% delle utenze.
Il Forum, attraverso gli attivisti di Siracusa ed Enna, ha tentato in tutti i modi possibili di rappresentare il pericolo insito nella limitazione del numero degli ambiti. Significativamente, l’applicazione dello sblocca Italia (con aggregazione dei servizi idrici comunali ed intercomunali) è stata prospettata in Commissione proprio dalla dottoressa Spedale, presente in rappresentanza dell’assessore Contrafatto. La Spedale ha considerato tale prospettiva non come un rischio ma come la normale evoluzione della situazione esistente nel palermitano: al 30 settembre, quando scadranno le gestioni provvisorie subentrate al fallimento del precedente gestore APS, tutti i servizi idrici saranno accorpati ed affidati (per applicazione della renzianissima norma nazionale) al gestore (pubblico o privato) che risulti avere più del 26% di utenze. La portavoce non ha espresso opzioni in relazione alla gestione pubblica o privata, ma ha esplicitato la contrarietà dell’assessore alle gestioni plurime che la legge (a nostro avviso, piuttosto pasticciata) vorrebbe salvare all’interno di ciascuno dei cinque o nove ATO.
Se il DDL in itinere prevedesse un numero illimitato di ATO (ciascuno costituito da un Comune singolo o da Comuni consorziati) la gestione unica di ambito non costituirebbe più un problema. Non ci sarebbe più il conflitto, infatti, tra statuizione regionale (in fieri) e norma nazionale (già vigente). Meno rischi, dunque. Ma, a ben vedere, il conflitto riguarda non solo questo punto specifico ma quasi tutta la materia che il DDL intende normare nell’esercizio della funzione legislativa esclusiva della Regione in materia di acque, ai sensi dell’art. 14, comma 1, lett. i) del nostro Statuto dell’Autonomia. «Per il governo invece – dichiara in Commissione la Spedale – ci dobbiamo muovere in coerenza con l’ordinamento statale perché è l’unico modo per poi avere le risorse per le infrastrutture perché non sono risorse nostre che possiamo utilizzare».
La dottoressa Spedale ha infatti espresso, per conto dell’assessore, parere contrario su vari articoli ed aspetti che differenziano la legge regionale dal quadro normativo nazionale, preannunciando che tali argomenti potranno essere suscettibili di impugnazione. La Spedale, ad esempio, ritiene che Trento e Bolzano, in virtù della loro autonomia (che riguarderebbe anche i servizi), possano dissociarsi dalle norme nazionali (che delegano il compito di definire la tariffa alla AEEG), mentre la Sicilia non potrebbe legiferare autonomamente. Per tale suo ragionamento la funzionaria arriva ad esprimere parere negativo anche sull’articolo riguardante la tariffa, malgrado ne trovi condivisibile il contenuto. E anche sull’articolo, come al solito, Assenza si astiene.
Noi riteniamo, al contrario, che la legge in itinere dovrebbe con più forza e in modo più esplicito rivendicare la funzione legislativa esclusiva della Regione sulla materia. E ci piace anche rimarcare una precisa affermazione contenuta nella legge regionale n. 2/ 2013, che anticipava (con ottimismo sui tempi) quella ancora faticosamente in gestazione: «Con successiva legge regionale, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le funzioni delle Autorità d’ambito sono trasferite ai Comuni, che le esercitano in forma singola o associata […], senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica».
L’indirizzo seguito allora da Crocetta era chiarissimo: si andava verso miniambiti costituiti da Comuni singoli o associati, che avrebbero gestito il servizio idrico “senza oneri per la finanza pubblica, ovvero con aziende speciali, tenute a conseguire il pareggio di bilancio, amministrate non per fare utili e neanche per sperperare, poste sotto il controllo dei cittadini. Ora, a giudicare dagli interventi della Spedale, sembrerebbe che l’assessore attuale sia di orientamento diverso e voglia sottostare alle leggi renzianissime, tenendo in non cale la nostra autonomia e la competenza legislativa esclusiva della nostra Regione in materia di acque.
A questo punto siamo curiosi di vedere come si svilupperà la vicenda. Crocetta ha già licenziato i due precedenti assessori: Marino e Calleri. Licenzierà in tronco anche la dottoressa Vania Contrafatto per dimostrare di essere fedele all’orientamento di sempre verso la ripubblicizzazione (confermato nella sua legge 2/2013)? O consentirà che l’assessore attuale remi contro aspetti della legge in itinere? C’è anche una terza ipotesi: che tutto sia un gioco delle parti, condotto da gente che in realtà vuole solo salvare la faccia, magari aspettando che l’iter legislativo sia bloccato da intoppi e che scatti il commissariamento da parte di Renzi. Ci auguriamo, ovviamente, che non sia così. Temiamo però che questo scenario possa concretizzarsi. Ma riteniamo che, in tal caso, i sindaci più coraggiosi, da sempre schierati a difesa dell’acqua pubblica, spalleggiati dai Consigli Comunali e dai cittadini, sapranno opporsi a qualsiasi legge sbagliata ed a qualsiasi commissariamento (come hanno già fatto), per continuare a gestire pubblicamente e nell’interesse di tutti l’acqua, bene comune.
In merito all’impugnazione di vari aspetti della legge regionale in itinere, ventilata dalla dottoressa Spedale, precisiamo che tale potere è riservato attualmente alla Presidenza del Consiglio, come sentenziato dalla Corte costituzionale, che lo ha recentemente tolto all’apposito funzionario che esercitava una funzione di verifica preventiva di costituzionalità delle leggi approvate dall’Assemblea Regionale Siciliana.
A noi pare che Crocetta, presentatosi ai nostri occhi come il rivoluzionario o il sindaco dei siciliani, dovrebbe far fuoco e fiamme per dare peso e attuazione alla nostra autonomia. E la legge sul servizio idrico potrebbe essere l’occasione più opportuna per dimostrare la serietà dei suoi intenti.
Secondo la dichiarazione del deputato Panepinto, il PD siciliano sarebbe sintonizzato con lui, che è stato ed è parte attiva nel processo di gestazione del DDL sull’acqua. Ma secondo la Spedale il governo nazionale, ad opera di Renzi, impugnerà la legge in itinere. Siamo curiosi di vedere come si comporterà in aula il PD. Quanti suoi esponenti si schiereranno col renzianissimo Faraone, presumibilmente contrario al DDL come il suo leader nazionale, e quanti invece con Panepinto? Questa frattura di faglia, che attraversa il PD siciliano, è nuova rispetto alla separazione che oppone a Renzi una minoranza del suo PD a livello nazionale. Ha connotazioni e motivazioni ben diverse.
La partita che si gioca in Sicilia è durissima e si svolge su più tavoli: si tratta di non vanificare per sempre l’autonomia e la funzione legislativa esclusiva della nostra Regione; si tratta di resistere alle pressioni e alle manovre delle lobby dei privatizzatori; e si tratta anche di alzare la testa di fronte alle minacce sanzionatorie dell’Europa.
Sarà pur vero che in Sicilia vari Comuni risultano ancora privi di fognature e di depuratori a norma. Ma non si può accettare a cuor leggero che l’Europa ci sanzioni per questo, aggravando con salate multe la nostra situazione economica, già gravissima a causa di una crisi innescata dai banchieri padroni delle istituzioni comunitarie.
E invece pare che sul nostro capo penda, poiché siamo sotto infrazione, la minaccia di un esborso di circa 180 milioni di euro. Ci chiediamo cosa sia stato fatto per scongiurare tale infrazione e di chi sia la colpa maggiore per le inadempienze. Del pubblico o dei gestori privati? O di entrambi? Sono state realizzate le opere previste dai piani d’ambito? In ogni caso, oggi abbiamo una Regione che arranca tra mille difficoltà e una crisi che ci strangola.
Che farà Crocetta? Il sindaco dei siciliani si inginocchierà a Renzi e all’Europa dei salassatori o saprà ergersi a paladino della nostra autonomia, della gestione pubblica della nostra acqua e dei nostro diritto alla sopravvivenza, che comporta l’annullamento di sanzioni e la creazione di opportunità di lavoro? La rivoluzione crocettiana è finita o deve ancora cominciare? Lo sapremo presto.
Il Forum raccomanda ai parlamentari un ulteriore perfezionamento del DDL attraverso i lavori in aula, prima dell’approvazione definitiva. Secondo il Forum Regionale per l’acqua e i beni comuni, che si è recentemente riunito a Troina per elaborare un documento molto illuminante (che non riportiamo per motivi di spazio), restano obiettivi irrinunciabili: a) la ripubblicizzazione del servizio idrico; b) la sopravvivenza di quelle gestioni pubbliche comunali difese ad oltranza dai sindaci non consegnatari e dai rispettivi Consigli Comunali; c) la rivendicazione della potestà legislativa esclusiva della nostra Regione, da attuarsi e da esplicitarsi anche attraverso la previsione di modalità organizzative del servizio idrico integrato (pluralità di ambiti comunali ed intercomunali) che impediscano l’applicazione della norma aggregante prevista dal renzianissimo sblocca-Italia. Tale norma renziana, attraverso la gestione unica d’ambito, viene a costituire una spinta ad una ulteriore privatizzazione, in quanto viene anche previsto che il servizio sia affidato al gestore che abbia più del 25% di utenze nell’Ambito. Renzi, con il combinato disposto delle sue norme, cerca di aggirare la volontà referendaria.
A Siracusa si rischierebbe di lasciar fagocitare da SIAM tutte le gestioni comunali attuali.
Per evitare il rischio sopra evidenziato occorre che la legge regionale preveda un numero illimitato di Ambiti Territoriali Ottimali: tanti quante saranno le gestioni comunali singole (realizzabili mediante aziende speciali) o associate (in aziende speciali consortili), che i sindaci e i Consigli Comunali vorranno liberamente costituire, tenendo conto delle specificità dei territori, delle caratteristiche idrografiche, dell’esistenza di impianti come dighe, acquedotti, impianti di depurazione esistenti o da realizzare…
I deputati regionali del nostro territorio sono invitati a tener conto della questione.

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