Attualissimo il pensiero di Francesco Ferrara (XIX° sec.): “Nonostante la gran copia di scritture economiche, poco o nessun motivo c’è di rallegrarci dei progressi che gli studi correlati avessero fatti!”, specie sui temi della monetazione
Con l’incontro del 22 maggio si è concluso il primo ciclo di “avvenimenti” organizzato dal gruppo Siracusa Resiliente con la partecipazioni di diverse realtà economiche e diverse associazioni. Indubbiamente gli argomenti affrontati hanno stimolato l’attenzione e la curiosità dei tanti, e si spera sempre più, “cultori” della materia. Questa oscura “scienza” chiamata economia, che nelle università, prima della colonizzazione del pensiero unico neoliberista, era giustamente definita economia Politica. Si spera che sempre più cittadini si appassionino alla comprensione dei “problemi” economici visto che quello di cui realmente necessita la nostra epoca è una evoluzione culturale; badate bene una evoluzione, un fenomeno intrinseco, insito in noi stessi e non una rivoluzione, fenomeno il più delle volte estrinseco se non addirittura etero diretto.
Una evoluzione lunga, difficile, probabilmente dolorosa, sicuramente scioccante ma necessaria e improcrastinabile! Evoluzione che non può non partire dalla cultura della verità, anche e soprattutto nelle università. E ben venga l’apporto del prof. Becchetti e dei tanti accademici che sempre più, data la palese insostenibilità civile, sociale, morale ed economica, escono allo scoperto ed evidenziano le “storture”, noi aggiungiamo indotte, del sistema.
Speriamo che questo black-out culturale, che si protrae da più di un cinquantennio all’interno delle università italiane, venga spazzato via dal coraggio di molti! E che raggi di luce oltrepassino il muro di omertà a tutta riscoperta di una semplice onestà intellettuale. In Italia sembra che si impari sempre con molto ritardo dagli errori… da ciò la nostra “paranoica” attenzione alla storia.
Infatti emblematiche risultano le parole di Francesco Ferrara, uno dei più grandi e (post-mortem) riconosciuti economisti italiani del XIX secolo, in una lettera inviata a Tullio Martello, altro economista dell’epoca. Lettera in risposta alla richiesta di prefazione sul testo scritto nel 1882 dal Martello e dal titolo: ”La moneta e gli errori che corrono intorno ad essa”. Francesco Ferrara fu il fondatore della Revue d’economie, d’histoire et de statistique, rivista che si prefiggeva lo scopo di fornire gli elementi essenziali per l’interpretazione dei fenomeni sociali e politici e per fare dell’economia un oggetto di studi alla portata di tutti. Di qui l’importanza da lui attribuita alla storia e alla statistica: la prima perché doveva narrare gli avvenimenti nel modo più oggettivo, senza implicazioni moralistiche, la seconda per la sua possibilità di misurare scientificamente il progresso sociale.
Ma riportiamo direttamente le sue profetiche parole del 1883: “Non conosco un’epoca né un paese, in cui fossero così strettamente congiunti, come ora in Italia, due fatti i quali dovrebbero reciprocamente respingersi: gran copia di scritture economiche, e poco o nessun motivo di rallegrarci dei progressi che gli studi economici avessero fatti! Ove questo deplorabile contrasto spicca di più, è appunto sul tema della moneta, nel quale gli italiani avevano, a torto o dritto, la fama di essere stati non solo fra i primi in ordine di tempo, ma anche eminenti in ordine di merito. Molti si accorgeranno che tante moderne scritture di economisti, nostri concittadini o stranieri – monografie, opuscoli, relazioni, discorsi parlamentari, corrispondenze diplomatiche – non valgono neppur la carta cui furono affidati, risolvendosi in deliri, generati da mezze idee, da dogmatiche assurdità, da fatti inventati o erroneamente compresi, da cifre non vere o raggruppate con meraviglioso artificio perché potessero esprimere tutto ciò che si voglia. Tutto ciò si può tenere oramai come commediole da burattini, nelle quali le prime parti furono sempre serbate a chi meglio sapeva vestire di tunica dottorale le più grosse trivialità, ed il pubblico pagante era spesso, o sempre, l’Italia, a cui ebbe a costare di bei milioni il solo riammettere nella sua interna circolazione le monete coniate nella propria zecca!
“Non intendo, certamente, insinuare che tutto ciò sia stato opera di economisti italiani. Bisogna esser giusti, riconoscendo che i nostri economisti amano ben poco di emettere pensieri nuovi, come poi nuovi non sono ma son solo veri! Ma sono attivi spigolatori ed abilissimi compilatori delle cose altrui; e se danno non rari esempi di mediocrità, la colpa non gravita su di loro, ma sull’ originale che si siano studiati di ricalcare. Adunque abbiasi Ella, in primo luogo, i miei rallegramenti, per l’opportunità del momento che ha colto, onde far sentire una scossa alla gioventù studiosa, ed imprimerle un eccitamento gagliardo a mettersi in guardia contro ciò che si scrive sulla moneta in Italia, che s’insegna nelle nostre scuole, e si riproduce nelle nostre leggi. Io però prevedo che una tempesta si addenserà sul Suo capo, e prevedo le vendette crudeli, come sempre, segrete, inesorabili, ipocrite, calunniose. Ma Ella vi è abituata di lunga malto, non ha bisogno dei miei conforti. Lo auguro bensì lunga vita; perché a coloro che abbiano consumato le proprie forze in difesa del vero, e solamente del vero, è applicabile sempre l’adagio chi vive vince! Si attende, si stenta, si soffre. Ma nove volte su dieci si può esser sicuro di non uscir da questo mondo, senza aver gustato la consolazione ineffabile, in onta a tutti gli ostacoli, il trionfo delle sane idee. Coraggio dunque, caro professore e go ahead!”
Chi invece ancora latita, trascura, minimizza o addirittura è connivente con le vere cause della tragica situazione italiana è la classe politica. Alla fine del XIX secolo ci fu bisogno di un mega scandalo giuridico, dove praticamente tutto il palamento italiano fu trovato con “le mani nella marmellata”, per spazzar via il letame che oramai traboccava da ogni dove. Per fortuna, come diceva De Andrè, dal letame nascono i fiori e difatti dopo lo scandalo della Banca Romana del 1892, ci fu la legge bancaria del 1894 in cui venivano poste le basi per la regolamentazione del sistema di emissione monetaria (magia monetaria) e per la disciplina della attività bancaria che diveniva sempre più importante grazie alla magia del credito (riserva frazionaria).

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