Roberto Ferrara: “La valutazione diventa premiale e punitiva, l’autonomia non è democratica ma autoritaria. Al premier che non ascolta, gli insegnanti e gli allievi rispondiamo costruendo un’alternativa”
Non accenna a diminuire la protesta contro il ddl scuola, anzi si moltiplicano le iniziative come raccolte di firme, flash mob, sit in e tutto quanto possa tenere desta l’attenzione degli Italiani su questo tema, che coinvolge docenti, personale ATA, famiglie ed alunni. La scuola è comunità educante, in cui ognuna delle componenti svolge un ruolo fondamentale: quando si lavora in sinergia alunni, insegnanti, genitori, dirigenti, personale tecnico e amministrativo crescono insieme come piccola società nella società più grande che poi accoglierà i cittadini che si sono formati sui banchi scolastici.
La Civetta ha deciso di dare voce alle istanze degli studenti intervistando un allievo del Liceo Polivalente “M.F.Quintiliano”, Roberto Ferrara, che appartiene alla Rete degli studenti medi.
Il bilancio dello sciopero del 5 maggio, del flash mob e di questi giorni di occupazione al Quintiliano: aspettative e risultati, proposte… E poi: come vedete tu e i ragazzi il futuro della scuola? Come dovrebbe essere la vostra scuola “buonaxdavvero”?
Il 5 Maggio è stata una giornata epocale e storica in tema di mobilitazioni. La stragrande maggioranza dei lavoratori della conoscenza ha aderito allo sciopero unitario del mondo della scuola riempiendo le maggiori piazze di questo paese con gli studenti. Il 5 Maggio abbiamo anteposto la coesione di un mondo al modello decisionista e autoritario del governo.
Il problema è stato il seguito: il governo non ha fatto altro che trovare nei docenti una classe a cui attribuire le colpe del mal funzionamento del sistema scolastico pubblico, fomentando ancora una volta una nuova “guerra tra poveri”. Si è forse dimenticato però che la scuola pubblica non funziona perché è da anni che in essa non si investe realmente e con progettualità. E se a ciò il premier potrebbe rispondere sbandierando che ora per la prima volta lo si fa, anche su questo avremmo tanto da dire. Citando il Gattopardo: “Per far sì che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”. Non basta investire per migliorare qualcosa, ma bisogna vedere come e su cosa si investe, come non basta riformare per non essere conservatori, se le riforme portano indietro un paese.
Al non ascolto i docenti e gli studenti rispondono costruendo un’alternativa. L’occupazione al Quintiliano è solo un esempio delle tante mobilitazioni che stanno iniziando in Sicilia, rivelatasi la miccia che sta accendendo il resto del paese. Organizzandoci abbiamo anteposto un modello di scuola inclusivo, democratico, aperto al territorio, che vive della partecipazione di tutti. Si è deciso di non bloccare la didattica e le attività occupando il pomeriggio e la notte per dimostrare che non vogliamo creare un disagio autoreferenziale ma aprirci alla città e diventare luogo dove si dibatte e si crea pensiero: workshop formativi, elaborativi, dibattiti, assemblee e confronti col mondo della politica e ancora sport, gruppi di studio, musica, cene sociali e attività ricreative.
Docenti e studenti, dirigenti e personale ATA dovrebbero essere coesi e per unico fine: difendere la scuola pubblica. Questa riforma, di fatto, non fa altro che lacerarla nuovamente: la valutazione diventa premiale e punitiva, mentre noi ne vorremmo una democratica, inclusiva e migliorativa; l’autonomia non è democratica ma autoritaria, con un preside manager che decide troppo e degli organi collegiali che vengono svuotati delle loro funzioni; noi vogliamo implementare il sistema della rappresentanza facendo diventare i momenti della decisione qualcosa che passi attraverso tutte le parti e realmente; l’alternanza scuola-lavoro non vede tutele per gli studenti che rischiano di diventare merce per le aziende: chiediamo di equiparare le ore tra licei e tecnici e di creare uno statuto degli studenti in stage; il diritto allo studio viene citato ma noi vorremmo implementare il welfare studentesco attraverso investimenti e miglioramenti nel sistema dei servizi. Queste sono solo alcune delle criticità e alcune delle nostre proposte, tra l’altro racchiuse nell’appello per una scuola #buonaxdavvero promosso dalla nostra associazione nazionale, la Rete degli studenti medi. C’è tanto da fare e non ci fermeremo: vogliamo insegnare a Renzi che la buona scuola si fa coinvolgendo chi la vive.

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