Ddl scuola ispirato al documento TreeLLLe, cioè Confindustria

Ormai l’obiettivo è chiaro: precarizzare anche il lavoro dei docenti, di tutti, anche di quelli di ruolo, e privatizzare di fatto la scuola pubblica. Se la legge dovesse passare, pronti al referendum abrogativo e al ricorso in Corte costituzionale

Si alza il livello di scontro tra il mondo della scuola, nella sua quasi totalità, e il governo di Renzi.

Non c’è comune che non registri di giorno in giorno mobilitazioni di docenti, studenti e sempre più spesso genitori, cortei e occupazioni degli edifici scolastici, sit in e flash mob che si organizzano in rete su input anche solo di un singolo e si diffondono ovunque, cercando ogni volta di proporre ‘azioni’ diverse e quanto più fortemente simboliche. Corollari dei grandi momenti di protesta nazionale: i due scioperi del 24 aprile e del 5 maggio (centinaia di migliaia di manifestanti su cui è scesa la becera ironia del premier e dei suoi lacchè), il boicottaggio delle prove Invalsi, istituto di ispirazione cattolica oggi contestatissimo, l’iniziativa dell’Anief per una mozione, da approvare in sede di collegio docenti, che chieda direttamente al Miur il ritiro del ddl e, a seguire, in previsione, subito dopo  l’iniziativa “La cultura in piazza” del 5 giugno (una fiaccolata in difesa della scuola e della cultura pubblica in contemporanea in molte città) e una nuova grande manifestazione organizzata dai Cobas per la successiva domenica, quel blocco degli scrutini su cui ci si affannerà ad evocare, e inutilmente auspicare, il muro contro muro tra docenti da una parte e studenti e famiglie dall’altra.

Ormai il fronte è compatto e cambiano anche le parole d’ordine in un sempre più granitico arroccarsi sulle rispettive posizioni. Non più soltanto l’immediato ritiro di un disegno di legge che ha ormai mostrato la sua vera genesi e le sue finalità – in solo due slogan: precarizzare anche il lavoro dei docenti, di tutti, anche di quelli di ruolo, e privatizzare di fatto la scuola pubblica: è evidente come nessun emendamento potrebbe mai adeguatamente modificare un impianto di per sé, in toto, aberrante -, ma anche la dichiarazione pubblica, quasi un impegno reciproco, di non dare mai più il proprio voto a un partito che ha tradito i propri elettori.

Nelle riunioni che si susseguono tra docenti e studenti, dove si esprimono i sentimenti più contrastanti e laceranti: rabbia, indignazione, delusione, frustrazione, senso di impotenza, la protesta più aspra è quella nei confronti dei deputati ai quali è stata data fiducia perché si realizzasse un progetto politico condiviso e che ora sembrano aver perso capacità di giudizio, proni ai diktat del premier. In quale parte del programma del PD esiste l’idea di scuola che oggi passa attraverso questa riforma? Tradita quindi la fiducia degli elettori e nessun altro termine, se non tradimento, potrebbe essere più pertinente e appropriato. Il partito, che impropriamente continua a definirsi democratico, ha accolto nelle sue viscere, protegge e sostiene una cellula cancerogena che lo distruggerà, o ne lascerà intatta solo la struttura, il nome, non certo il senso di appartenenza, le idealità, la visione del futuro. Una metamorfosi che di giorno in giorno diventa sempre più evidente e che aliena i consensi anche di chi ha profondamente creduto, e scommesso, sulle promesse del grande rottamatore. Oggi rottamatore dei principi costituzionali.

Quale peso abbia avuto sul ddl della scuola (smettiamola di aggiungere attributi fuorvianti a una riforma priva di efficaci e condivisibili profili educativi) un documento predisposto dalla TreeLLLe, un‘associazione patrocinata da Confindustria, è ormai di pubblico dominio, anzi è ampiamente noto a chi già da tempo ha compreso quanto parziale e tendenziosa sia l’informazione delle più accreditate testate giornalistiche e televisive, “prudenti” nell’affrontare l’argomento, e quindi si rivolge ai social network quale fonte più attendibile, o almeno più ricca di notizie da selezionare per arrivare a una verità possibile (al netto di bufale e idiozie da cui da tempo abbiamo imparato a proteggerci).

La TreeLLLe (il nome si richiama al termine in uso da una quindicina d’anni nell’istruzione anglosassone: LifeLong Learning, apprendimento per tutta la vita) fu presentata a Roma nell’autunno del 2001 come sede altamente qualificata per un dialogo finalizzato a “migliorare la qualità dell’educazione fuori dalle competizioni e tensioni politiche”. Si legge in un sito ben documentato: “A tal fine i fondatori, Umberto Agnelli, Attilio Oliva, Fedele Confalonieri, Giancarlo Lombardi, Luigi Marinotti e Pietro Marzotto, esibivano un ventaglio di nomi di grande prestigio (ai quali successivamente se ne sono aggiunti altri). A parte qualche strano ed imprevisto personaggio (Eco, Lodi) e qualche presenzialista (Veronesi), si potrà notare che il grosso è formato da imprenditori d’assalto che hanno compreso quale grosso affare è l’istruzione (un’indagine OCSE del 1998 stima in 2000 miliardi di dollari l’investimento per la scuola nel mondo e in 1000 miliardi negli Stati membri: circa 4 milioni di insegnanti, 80 milioni di studenti, 315 mila istituti e 5 mila università)”.

Non solo i documenti elaborati dalla associazione rappresentano la fonte certa di ispirazione del governo in carica e di quelli subito precedenti sia per la riforma universitaria che per quella scolastica, ma addirittura, in una lettera inviata il 10 aprile alla Commissione Cultura della Camera, la TreeLLLe rimarcava i contenuti indispensabili del DDl e invitava ad essere più “coraggiosi” perché il testo, per quanto positivo, era ancora troppo “mite”.

Non entriamo nello specifico del documento (lo troverete online sul nostro sito) ma ne evidenziamo solo un passaggio: “Quelle che sono state sinteticamente enunciate vogliono essere solo alcune delle possibili idee per migliorare il ddl: che poteva essere migliore, ma che è già buono. A condizione che le molte pressioni che già si annunciano non lo svuotino ulteriormente e lo trasformino nell’ennesima occasione mancata per il rinnovamento della scuola. Sarebbe molto negativo se – alla fine di un dibattito che ha coinvolto in profondità la società civile (sic!) – tutto quello che rimarrà finisca con l’essere un piano assunzionale costato miliardi di euro e che non abbia fatto nulla per mettere la scuola in grado di far fronte alle sfide del XXI secolo.  Genova, 10 aprile 2015”. Così ‘sostiene’ il presidente della TreeLLLe Attilio Oliva, ex presidente di Confindustria, uomo della Moratti e vicino a Comunione e Liberazione.

Il mondo della scuola non nutre illusioni, sa che questa legge passerà. Con buone probabilità Renzi non si farà alcuno scrupolo nel ricorrere alla fiducia. La lotta sarà lunga. Vedrà un referendum abrogativo e, appena si creeranno le condizioni di rito, la segnalazione dei profili, evidenti, di incostituzionalità. Dissacrata la Costituzione non solo negli articoli 33 e 97 (libertà di insegnamento e principio di imparzialità nella pubblica amministrazione) ma anche nell‘articolo 21: la libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero sacrificata in nome di un capo d’istituto prefetto nel combinato disposto con l’illiberale job act

 

 

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