Genovese: “Si possono raggiungere 26 mila unità di sangue raccolto”

L’anno scorso, quasi il 5% dei siracusani ha avuto bisogno di una terapia trasfusionale con l’utilizzo di 9.258 sacche di sangue, mentre altre 1.730 sacche sono state cedute ad altre strutture ospedaliere dove, tra l’altro, vengono assistiti soggetti provenienti dalla nostra provincia

Con più di 21mila donazioni di sangue in un anno, Siracusa si riconferma una provincia generosa riuscendo non solo a soddisfare il fabbisogno interno, ma anche a contribuire all’autosufficienza regionale. Partendo dai dati relativi al bisogno e alla necessità registrati nell’ambito dell’ospedale Umberto I di Siracusa, così come ci informa il dott. Dario Genovese, membro del consiglio direttivo nazionale dell’Avis, l’anno scorso 1.706 persone hanno avuto bisogno di una terapia trasfusionale, quasi il 5% della popolazione. Per questi pazienti sono state utilizzate 9.258 sacche di sangue, mentre altre 1.730 sacche sono state cedute ad altre strutture ospedaliere dove, tra l’altro, vengono assistiti soggetti provenienti dalla nostra provincia. Delle 9.258 sacche, circa 4.500 sono destinate ai talassemici, una presenza importante soprattutto nei comuni di Siracusa e Lentini.

Le donazioni di sangue, come ci spiega il dott. Genovese, vengono diversificate per emo-componenti: quelle di sangue intero sono state 11.389, 549 le unità di plasma raccolte utilizzando la tecnica di prelievo dell’aferesi e, sempre mediante l’aferesi, sono state ricavate 99 unità di piastrine.

Soddisfacente anche il numero degli accessi in ospedale come donatori, 15.504, di cui ben 12.038 per le donazioni, mentre 1.986 sono stati i controlli per i nuovi donatori. “Si tratta di un numero significativo – afferma il dott. Dario Genovese – ma che dovrà essere necessariamente incrementato. Ci sono realtà vicine a noi, come la provincia di Ragusa, dove la percentuale di donatori sulla popolazione supera il 10%. Questo significa che noi, nella realtà siracusana, abbiamo un margine di crescita abbastanza accentuato.”

I risultati ottenuti sono frutto di un laborioso percorso organizzativo. Quest’anno, infatti, si è giunti alla fase finale di accreditamento delle strutture trasfusionali di raccolta, che ha comportato uno sforzo non indifferente per quanto riguarda l’ammodernamento tecnologico delle dotazioni strumentali delle unità di raccolta. Questa diffusione capillare è diretta conseguenza di una precisa scelta effettuata dall’Avis, cioè incentivare i donatori, agevolandone l’accesso alle strutture preposte. La prima unità di raccolta è stata Sortino, seguita poi da Priolo e, a ruota, da altri comuni. Si tratta di centri importanti dal punto di vista della raccolta, anche se la crescita del volontariato del sangue non è uniforme su tutto il territorio. Ci sono punte di eccellenza, come Palazzolo, Città Giardino e Priolo; a Siracusa, rispetto alla popolazione, la percentuale di donatori è inferiore a quella di altre realtà della nostra provincia mentre nella zona nord il numero dei donatori è ancora piuttosto basso.

“Probabilmente – spiega il dott. Genovese – c’è un’attività di minore intensità da parte delle associazioni, e quindi le iniziative di divulgazione e proselitismo sono meno efficaci rispetto a quelle effettuate da altre associazioni. Ci sono poi anche fattori caratteriali di popolazione. A Catania e a Messina, ad esempio, c’è una minore sensibilità, quindi le carenze di sangue sono più accentuate e c’è la necessità di compensare. Il coinvolgimento di molti settori, come il mondo dello sport, il comparto scuola e il terziario dà dei risultati, ma sicuramente c’è bisogno di un’attività più intensa. È ipotizzabile riuscire a raggiungere nella provincia di Siracusa 25/26mila unità di sangue raccolto.”

Una sfida, ma anche una necessità. Vero è che la nostra provincia è autosufficiente, ma è anche vero che durante la stagione estiva, quando si registra una flessione del numero dei donatori, si registra anche un aumento del fabbisogno per motivi particolari e contingenti, anche perché le frigo-emoteche si svuotano immediatamente.

A questa situazione di precarietà legata soprattutto alla stagione estiva bisogna aggiungere la necessità del ricambio generazionale dei donatori. Siracusa non è immune al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, per cui è logico pensare ad un invecchiamento proporzionale anche degli attuali donatori. E se, come recita una vecchia pubblicità dell’Avis, possono donare tutti dai 18 ai 65 anni, la fascia di età di cui si avrebbe maggiormente bisogno è quella compresa fra i 20 e i 35 anni. Le unità di massa che più si consumano sono di gruppo 0 positivo e A positivo, mentre per quanto riguarda il plasma, in ambito di terapia, si preferisce usare quello del gruppo AB perché è universale, ed è un emo-componente essenziale se si considera che l’anno scorso, per i pazienti dell’Umberto I, ne sono state utilizzate 1.072 sacche.

Che i gruppi sanguigni siano quelli sopra elencati non preclude gli altri a compiere un gesto umanitario, almeno fino a quando la donazione del sangue rimarrà tale.

In Italia la donazione gratuita e anonima del sangue è sancita dalla legge, così come gratuito è l’accesso al sangue donato da parte di chi ne ha bisogno, essendo quella trasfusionale una terapia salvavita. Ma il modello italiano basato sul volontariato non è un modello condiviso da altri paesi europei. “Le case farmaceutiche che producono farmaci derivati dal plasma – sostiene il dott. Genovese – oggi spingono perché ci sia una modifica di questo assetto. Noi abbiamo sempre sostenuto che la donazione del sangue è un gesto filantropico, non una risorsa economica o una valorizzazione di prodotto. Il paziente ha diritto alla terapia salvavita.”

Attualmente, quindi, c’è in Italia un dibattito sulla manovra finanziaria perché, nella parte che riguarda la sanità,  il governo ha sancito che il sangue e gli emoderivati sono un prodotto e un bene, equiparandoli a prodotti commerciali quali, ad esempio, i prodotti dietetici, e facendo diventare le associazioni fornitori, come se si trattasse di una transazione commerciale. “Oggi il momento è delicato – conclude Dario Genovese – e la possibilità di cambiare il sistema è realistica, soprattutto adesso che ci sono gli interessi delle industrie di plasma-derivati.”

 

 

 

  

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