Giancarlo Garozzo
Giancarlo Garozzo

La Giunta Garozzo e il PD rintanati nei rispettivi “clan”

In questo ultimo anno di incomunicabilità totale, il gruppo dirigente del Partito è apparso visibilmente smarrito, silenzioso, privo della minima capacità di azione, specie su cultura e turismo, ambiti strategici per lo sviluppo di Siracusa.  Nessuna iniziativa che sappia parlare alla città

Ho provato sin dalla metà del 2013 a segnalare la condizione di paradossale impasse in cui veniva a trovarsi – nonostante un’apparente compartecipazione di tutte le “aree” del partito alle vicende amministrative l’intero PD siracusano, sin dal momento dell’insediamento della Giunta Garozzo: condizione che è andata ulteriormente ad aggravarsi in quest’ultimo anno, quando la totale contrapposizione (tra Giunta e gruppo dirigente provinciale del partito) è esplosa con la decisione di Garozzo di escludere due assessori (Lo Giudice e Moschella) riconducibili al gruppo di maggioranza del PD, nel giugno 2014. Già qualche mese fa, sempre su “La Civetta”, provavo a sottolineare la “produttività” che ha il conflitto politico quando «“l’oggetto” che sta al centro della contesa politica tra le parti è immediatamente compreso dall’opinione pubblica che, nella gerarchia delle priorità, rappresenta il “soggetto” fondamentale cui guardare». Ma tant’è!

E tuttavia, mentre in quest’ultimo anno d’incomunicabilità totale tra Giunta comunale e PD, Garozzo e i suoi Assessori – forti del fatto che nei rapporti tra società/politica/istituzioni, la “gerarchia” delle relazioni è rappresentata dalla centralità degli “interessi” che l’Istituzione può giocare nel suo rapporto diretto con i cittadini (contributi, governo dei problemi, appalti, personale, istanze sociali, attività culturali/sportive, apertura di relazioni con settori imprenditoriali, urbanistica, ecc..) – sono stati in grado di rappresentare e aprire relazioni “politiche” con alcuni settori sociali, consolidando il loro potere (a prescindere dalla qualità degli esiti e risultati amministrativi), il gruppo dirigente del PD è apparso visibilmente smarrito, silenzioso, privo della minima capacità di azione – a meno d’intendere come iniziative politiche le due assemblee di mesi fa: la prima, con il segr. reg. Raciti, che serviva semmai a presentare ai militanti siracusani il giovane segretario regionale, e la seconda, convocata d’urgenza qualche mese fa, subito dopo il clamore sollevato dalla vicenda “gettonopoli”, dove all’ordine del giorno non poteva che esserci lo sterile tentativo difensivo rispetto agli errori commessi.

Infatti, lungo tutto l’anno, il gruppo dirigente provinciale del PD, all’apparenza unificato contro i “renziani” della Giunta, solo in modo frammentario ed episodico, ha saputo dare qualche timido segnale all’opinione pubblica, attraverso qualche sporadica iniziativa, più di taglio “individualistico” – qualche convegno promosso o dall’on. Amoddio o dall’on. Cirone, o qualche comunicato stampa polemico degli on. Marziano e Zappulla –, su temi generali, di scarsa pertinenza territoriale, senza aprire un terreno di “sfida competitiva” con i temi amministrativi e di governo della città.

Ciò che emerge, a tutt’oggi, è l’assenza totale di un organico quadro di riferimento politico in grado di costruire/offrire un’indicazione progettuale – dall’urbanistica alle linee di sviluppo produttivo, alla cultura e al turismo, a una diversa costruzione del welfare locale (povertà, immigrazione, giovani) – all’intera città, in grado di mobilitare intelligenze, risorse culturali, competenze sociali e professionali. La competizione antagonistica tra i due soggetti politici – la Giunta, da una parte, il PD dall’altra –, anziché espandere/accrescere l’ambito di riferimento sociale, ha significato un paradossale (e perdente) gioco a “somma zero” per entrambi i contendenti, in cui è visibile lo scarso appeal che sia la Giunta Garozzo che il PD vivono nel rapporto con un’opinione pubblica sempre più smarrita.

Sin dal settembre del 2014, il gruppo dirigente del PD avrebbe dovuto mettere in campo una ricca e plurale iniziativa politico-programmatica, finalizzata a mettere a fuoco i temi centrali del governo della città, aprendo una “sfida competitiva” su tutti gli ambiti di competenza dei vari Assessorati, costruendo un confronto con le forze sociali, sindacali e culturali della città, anche coinvolgendo e chiedendo il confronto pubblico con gli stessi Assessori, ma proprio su questo terreno si è avvertita l’assenza più vistosa del partito e del suo gruppo dirigente: e credo esistano ragioni fondate che l’emersione della “vicenda gettonopoli” sia da ascrivere al mero galleggiamento burocratico in cui il PD si è lasciato andare nel corso dell’ultimo anno.

E’ emblematico, ad esempio, come su cultura e turismo – i due ambiti strategici per Siracusa, che meriterebbero un confronto di ampio respiro, tale da coinvolgere l’intero cervello collettivo della città –, il percorso e l’approccio dell’Assessore Francesco Italia somiglino più ad una politica culturale “da bricolage”, piuttosto che alla sincera disponibilità a condividere ed esprimere l’apertura mentale necessaria per costruire un forte disegno strategico di respiro nazionale. A ciò dobbiamo aggiungere che, in tale contesto “escludente”, le energie e l’impegno del gruppo dirigente del PD sono state dedicate a privilegiare un carsico, altalenante ed esoterico tentativo di “pacificazione politica” tra le diverse anime (Garozzo; Area Dem., “renziani esoterici” locali, ecc.), il cui attuale epilogo (dopo mesi e mesi di trattativa politica: classico vizio di iperpoliticismo vecchia maniera) – al momento inconcludente e improduttivo – è speculare proprio al fatto che l’avvio di tale confronto per il governo unitario del partito non è stato supportato da una contestuale sfida progettuale per i problemi della città, sì da incalzare l’Amministrazione Garozzo sul suo stesso terreno.

Da questo punto di vista, appare evidente che sia la Giunta Garozzo che il PD manifestino una sorta di affaticamento politico e progettuale, indeboliti – reciprocamente e specularmente – dal loro rintanarsi nei rispettivi “clan” e piccole famiglie e consorterie di appartenenza. Non c’è alcuna iniziativa che sappia parlare alla città, all’opinione pubblica, all’intelligenza viva del territorio, che sappia uscire dal pantano del burocratismo. Ci si trascina, tra fondamentalismi e ripicche, tra finte aperture e rialzo della posta per la composizione di un organismo (la Direzione provinciale, finalmente con dentro un numero di “renziani”!) che è già usurato per l’assenza d’idee e respiro ideale.

La Giunta, nella speranza di incorporare un giovane ceto di aficionados, prosegue nel suo debole e “falso movimento” amministrativo, mentre il PD locale, apparentemente unito nelle critiche a Garozzo, si divide tra bersaniani, “speranziani” e renziani di complemento. Da qui, pertanto, quelle ambiguità e ambivalenze che rendono immobile la situazione e accentuano le rivendicazioni al rialzo di Garozzo e compagni. Ma tutti appaiono oramai orfani di una politica che non c’è.    

 

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