Centro Polivalente “per disabili”, quando il Comune è troppo generoso

Il mistero siracusano di una variante urbanistica, una concessione gratuita, la rinuncia all’acquisizione delle aree a compensazione, la dimenticanza delle 456 prestazioni agli hdc previste nell’intesa. Il progetto nel ’98, la convenzione nel 2001, il rinnovo della licenza nel 2005, ma senza più riabilitazione e idroterapia! 

Probabilmente a chi ha segnalato il caso alla redazione proprio non è andata a genio quella che potrebbe ritenersi una furbata, da una parte a vantaggio dei privati e dall’altra a scherno dei cittadini. Un episodio che brucia di più perché in mezzo, senza per altro mai saperne alcunché, ci sono finiti i disabili. Tutto sarebbe accaduto in loro nome, per offrire loro un servizio di assoluta necessità… ma solo sulla carta.

Nel marzo del 1998 la Ditta Grasso presenta al comune di Siracusa un piano particolareggiato per la realizzazione di un centro sportivo polivalente, con strutture riabilitative per disabili, da costruirsi in alcuni terreni di proprietà in contrada Frescura (sulla statale per Floridia). Trattandosi di area in verde agricolo, la proposta passa al vaglio del consiglio comunale che approva la variante urbanistica (successivamente confermata anche dall’assessorato regionale competente) proprio in considerazione dell’interesse pubblico dell’iniziativa, volta a garantire un importante servizio per cittadini portatori di handicap.

Dotato di ogni confort l’edificio destinato alla riabilitazione: nel piano interrato il parcheggio coperto e un deposito, al piano terra una palestra, 2 sale d’attesa e 3 per la terapia, una per la logopedia, locali per servizi, spogliatoi, ecc. In un altro edificio invece trovano posto la direzione e l’amministrazione con annessi e connessi. All’esterno piscine con tribune, campi di calcetto e campo di basket. Questo nel progetto originario.

Bisogna aspettare però il maggio 2001 per firmare la convenzione nella quale si stabilisce che la ditta  provveda sì  a sue spese all’esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria ma che il contributo sul costo di costruzione avvenga “secondo modalità da concordare con il comune”. In realtà la concessione edilizia, trattandosi di “opera di interesse generale”, viene rilasciata in forma gratuita.

Ma l’amministrazione, sempre in nome dei superiori interessi, fa di più e in merito alle aree che la ditta dovrebbe cederle a compensazione, decide di non acquisirle, così da non dover affrontare “inutili costi per la gestione amministrativa” e di ottenere, in loro sostituzione, una prestazione di servizio per i disabili da effettuarsi nel centro. Ma come quantificare l’entità di tale prestazione? Viene stimato il valore del terreno a parcheggio che la ditta dovrebbe cedere in lire 13.682.000 (£ 11.600 a mq per un’area di 1.226 mq) e si procede con rapidi calcoli: 13.682.000 diviso 30mila lire (questo il costo convenuto per ogni singola prestazione) fa un totale di 456 prestazioni che il centro offrirà per un limite di 5 anni a seconda delle necessità che saranno indicate dall’amministrazione stessa. Insomma compito che il Comune assume, come  si legge nella convenzione, è di “rendere funzionale la prestazione in uno specifico programma di assistenza sociale dedicata ai meno abbienti”. Naturalmente, in caso di grave e dolosa inadempienza di una qualsiasi delle clausole della convenzione, il Comune interverrà con i provvedimenti del caso.

La domanda che a questo punto ci si pone è: quanti disabili hanno fruito di tali prestazioni? Nessuno, per il semplice motivo che il Comune non ha mai fatto nessun programma di assistenza sociale con le finalità dette e di conseguenza immaginiamo che non abbia mai neanche verificato la reale possibilità di ottenere queste prestazioni. E’ ancora in tempo? Crediamo di no, perché la convenzione aveva durata decennale a partire dal maggio 2001. Nelle successive richieste di variante (modifiche interne ed esterne, accorpamento dei due edifici, ecc) della ditta che nel frattempo è diventata la Greenfield srl, e rinnovi della concessione edilizia, una del 2005 e ancora nell’aprile 2014, non si accenna neanche alla convenzione, non si parla né di proroghe né di altro. Anzi nel rinnovo della concessione edilizia del 2005, tra le disposizioni elencate cui la ditta dovrà attenersi, e in particolare tra le condizioni dettate dal responsabile di igiene e sanità pubblica, si trova un virgolettato a noi inspiegabile : “non venga espletata alcuna attività di riabilitazione o idroterapia che, essendo attività tipicamente sanitarie, necessitano di specifica autorizzazione sanitaria”. Certo! Ma il centro non era nato proprio per questo? Comunque, quasi a decretare la morte di qualsiasi prospettiva di tipo riabilitativo, si consente che “i locali a piano terra del centro polivalente (sic!) destinati a ‘consulenza’ e dotati di finestratura esterna e pareti a metà altezza possono essere destinati ad uffici amministrativi”.

E quindi a questo punto si pongono altre domande: ma il centro ha sì o no le strutture riabilitative? è possibile, anche a convenzione scaduta, riaprire un’interlocuzione pubblico-privato perché qualche vantaggio questa volta lo abbiano i disabili? Assessore Scorpo, cosa ne pensa?

 

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