Open Land, Legambiente: “La relazione tecnica del Ctu di fatto è nulla”

Gli avvocati dell’associazione, avvalendosi anche di professionalità in campo ingegneristico, hanno presentato il 15 scorso le proprie controdeduzioni chiedendo al presidente del CGA di disporre un’udienza camerale per un confronto più chiaro sulle posizioni delle parti

Un lavoro che ha messo insieme competenze professionali diverse a servizio dei siracusani, per evitare loro di dover far fronte a un risarcimento danni di ben 25 milioni di euro, un esborso che, se realmente riconosciuto, causerebbe il default del Comune. Tanto ha contabilizzato il consulente nominato dal Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, dottor Salvatore Pace, come dovuto all’Open Land.

Come si ricorderà, la società ha sostenuto in giudizio di aver subito gravi danni per il ritardo con cui l’amministrazione comunale le ha rilasciato la concessione edilizia (autorizzazione che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, lo stesso giudice ha considerato illegittima) per realizzare il nuovo centro commerciale all’Epipoli, sull’area dell’ex Fiera del Sud, struttura abusiva poi sanata. Gli avvocati Corrado Giuliano, Gabriele Galota e Nicola Giudice, il commercialista Francesco Licini e il dottor Giuseppe Ansaldi, nella qualità di legali e consulenti tecnici di Legambiente, avvalendosi anche di professionalità in campo ingegneristico, hanno presentato il 15 scorso le proprie controdeduzioni chiedendo al presidente del CGA di disporre un’udienza camerale per un confronto più chiaro sulle posizioni delle parti.

Sono emerse infatti alcune oggettive difficoltà nel lavoro comune che, secondo i legali di Legambiente, hanno impedito loro di espletare pienamente la propria attività difensiva.

La prima difficoltà è stata nell’acquisizione dei documenti allegati allo schema di relazione depositata alla segreteria del CGA dal consulente dottor Pace e preliminarmente inviata anche alle parti. Presentando infatti gli allegati in unica copia si è preclusa alle parti l’agevole estrazione della copia di spettanza, hanno lamentato i legali. Ma soprattutto non sarebbe stato consentito il regolare esercizio del contraddittorio.

“A nostro giudizio si tratta di una relazione tecnica di fatto nulla per i vizi che la connotano. In primis va evidenziato come, nonostante quanto espressamente richiesto in sentenza dal CGA, il consulente d’ufficio non abbia acquisito, o lo abbia fatto in maniera impropria, gli atti certi, i documenti indispensabili per giungere a una oggettiva valutazione, documenti che la società, in quanto parte ricorrente e quindi su cui grava l’onere probatorio, avrebbe dovuto produrre – ha spiegato l’avvocato Corrado Giuliano -. La norma prevede che ogni qualvolta un consulente d’ufficio voglia conoscere il contenuto di alcuni documenti (soprattutto, se non prodotti in giudizio) debba acquisire il consenso di tutte le parti. Egli è sì autorizzato a compiere indagini senza che sia presente il giudice, ma non può esimersi dalle comunicazione alle parti, con specifiche modalità,  del giorno, ora e luogo di inizio delle operazioni di verifica dei documenti. Il principio del contraddittorio è ineludibile. Più volte il ctu supporta le proprie valutazioni con locuzioni del tipo “è agli atti”, “risulta”, “è documentato”, “la documentazione in possesso dello scrivente”, ma a noi è stato impedito di effettuare i riscontri necessari, l’opportuna analisi giuridica e tecnica preliminare”.

Da queste considerazioni dunque la richiesta dei legali di Legambiente al presidente del CGA di chiedere chiarimenti al consulente designato dagli stessi giudici e soprattutto di accogliere l’istanza, recentemente reiterata, ma già presentata a marzo, di avvalersi anche di competenze specifiche per risolvere alcuni quesiti tecnici, quali per esempio le dichiarate riprogettazioni dell’opera che richiederebbero valutazioni di carattere ingegneristico-architettoniche. Fondamentale poi l’acquisizione e la possibilità di esame di tutti i documenti necessari a dimostrare le spese sostenute dall’Open Land e i danni economico-finanziari subiti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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