Buona Scuola, il presidente Imposimato: “No alle liste di proscrizione”

Si modifica lo statuto dei docenti, precari e di ruolo, violando Costituzione e azzerando i diritti acquisiti dei docenti. Si attivano delazione e abuso, dando a dirigenti scolastici potere di scelta di docenti. Si introduce l’albo regionale di docenti precari e di ruolo che ha il significato di una lista di proscrizione…”

Il fatto. Il ddl sulla buona scuola sembra voler perseguire con baldanzosa sicurezza l’Obiettivo Meritocrazia, così twittabile con lo stile comunicativo del premier baldanzoso: bloccare le “assunzioni per stabilizzazione” e ridurre la validità temporale delle graduatorie per avere dei posti da destinare a concorso ogni tre anni.

Infatti l’articolo 8 annuncia il seguente “Piano assunzionale straordinario: a decorrere dal 1° settembre, le graduatorie […] perdono efficacia ai fini dell’assunzione con contratti di qualsiasi tipo e durata […]. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono soppresse le graduatorie dei concorsi pubblici per titoli ed esami banditi antecedentemente all’anno 2012 per il reclutamento di personale docente per le scuole statali di ogni ordine e grado. […]L’accesso ai ruoli del personale docente ed educativo della scuola statale avviene esclusivamente mediante concorsi».

Dubbio e riflessioni. È vero che molti insegnanti oggi stabilmente in cattedra non hanno mai superato alcuna selezione, limitandosi a raccogliere punteggio attraverso una miriade di supplenze. Ma nel frapporre una cesura troppo netta tra assunzioni conseguenti a stabilizzazione dei precari di lungo corso e ritorno alla selezione per concorso, Renzi crea delle situazioni di dubbia costituzionalità.

Il testo del ddl, nella sua versione attuale, trascura e blocca infatti anche gli abilitati con Tirocinio Formativo Attivo (e i congelati Ssis), che invece una selezione l’hanno superata. Per loro resterebbe il miraggio di un concorso (che sarà bandito ogni tre anni a partire da quando? e per quanti posti, dopo le attuali immissioni in ruolo e la creazione dell’organico funzionale?). Eppure il governo dovrebbe sapere che gli abilitati con TFA erano stati selezionati in base al fabbisogno dei docenti. È  difficile conciliare questa dimenticanza (o questa scelta ad excludendum) con il criterio meritocratico di cui parla Renzi. 

Per rinfrescare le idee al governo, dal 16 marzo è partita una mobilitazione su twitter. Giornalisti, politici, sindacati e istituzioni hanno ricevuto tweet simili a questo: ‪”abilitati Tfa selezionati sul fabbisogno docenti, laureati e iperqualificati. Alla fine ‪rottamati”. Già, rottamati! Perché, se qualcuno dei suddetti abilitati ha già fatto 36 mesi di supplenze, a meno che il parlamento non emendi il testo del DDL, riportandolo sui binari della costituzionalità, a settembre potrebbe non ricevere nessun incarico. Con buona pace del merito!  

Sulla costituzionalità di alcuni aspetti del DDL scuola sono stati avanzati seri ed autorevoli dubbi. Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, ha lanciato sul suo profilo facebook un severo monito:  “No a liste di proscrizione nella scuola. No al disegno di legge Scuola, approvato dal CdM”. Imposimato evidenzia varie criticità dei meccanismi previsti: “Si modifica lo statuto dei docenti, precari e di ruolo, violando Costituzione e azzerando i diritti acquisiti dei docenti. Si attivano delazione e abuso, dando a dirigenti scolastici potere di scelta di docenti. Si introduce albo regionale di docenti precari e di ruolo che ha il significato di una lista di proscrizione. I dirigenti scolastici sceglieranno da lista la “loro” squadra. Iniqui i finanziamenti e male decise le risorse. Chiedo al Presidente Mattarella di valutare i profili di incostituzionalità […]. Occorrono criteri obiettivi di valutazione. No a scelta dei docenti da parte dei presidi”.

Ci si augura che in questa materia si presti ascolto ai moniti dei saggi e alle opportune riflessioni di chi dovrà votare in Parlamento questa legge. Secondo coscienza e non secondo diktat imposti col meccanismo della fiducia.    

 

 

 

 

 

 

 

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