Cagne che andavano sterilizzate figliano di nuovo, cani reimmessi in comuni diversi…Achille Buonagrazia (Tutti per Fido): “Bisogna scongiurare i parti da 12 cuccioli l’anno”
Il cane, delizia della famiglia, amico fedele, cucciolo col quale giocare (ma a volte da adulto abbandonato per strada), anche un aiuto per chi soffre di gravi disturbi; il cane, croce delle amministrazioni sempre più incapaci di gestire il fenomeno randagismo per carenza di fondi e di volontà. Ad Avola, come in altri comuni, un ufficio se ne occupa: gestisce il rifugio sanitario, con connesse forniture e servizi, provvede alle convenzioni con le associazioni animaliste e collabora con il servizio veterinario dell’asp (e quello di accalappiamento… che però non esiste ormai da anni).
Non entriamo nel merito della funzionalità di tutte le voci, di certo, e vale per tutte le realtà locali e nazionali; per affrontare seriamente il randagismo, oltre l’attivazione di un canile sanitario, è indispensabile una seria campagna di sterilizzazione programmata con l’Asp e una costruttiva collaborazione con le associazioni animaliste. “Perché è così che si combatte il randagismo – ci spiega Achille Buonagrazia, presidente dell’associazione Tutti per Fido – esclusivamente con la microchippatura e la sterilizzazione, considerando che ogni cagna va in calore due volte in un anno e riproduce una media di sette, otto cuccioli per volta”.
Le storie documentate dal presidente Buonagrazia lasciano stupiti e perplessi: cani avvelenati, cani dimenticati, cani che rischiano di essere travolti dalle auto e che costituiscono un rischio sulle trafficate strade avolesi, cani microchippati ma reinseriti in altri territori. Anche in questo territorio come a Siracusa sono frequenti i casi di avvelenamento, che riguardano anche i cani di quartiere, come quelli di contrada Gallina, e si registra la mancata tempestività dell’amministrazione che, ai sensi dell’ordinanza del Ministero della Salute (Martini 2008), dovrebbe immediatamente aprire un’indagine e provvedere ad attivare le iniziative necessarie alla bonifica delle aree interessate segnalando i luoghi con idonea cartellonistica per tutelare la vita degli altri animali che vivono nelle medesime zone. Ma ad Avola accade pure che il responsabile del servizio randagismo del Comune, sollecitato ad intervenire, accerti la presenza di una cucciolata, che si impegni a far sterilizzare la cagna randagia e che poi la stessa cagna, dopo 5 mesi, partorisca nuovamente una bella cucciolata nella medesima zona, nello specifico in contrada Cacarozzo (vasca idrica comunale n.2).
Una disattenzione forse, una svista si dirà, ma di certo il caso più miope capita su tre cagne che vivono in c.da Palma. Recuperate, microchippate a nome del comune, due vengono sterilizzate, una no (in quanto in avanzato stato di gravidanza). Reimmesse sul territorio (l’ordinanza di reimmissione sul territorio viene emessa per due) l’animale non sterilizzato partorisce per la seconda volta. E’ ad oggi ancora in questo stato: microchippata e non sterilizzata, sul territorio senza ordinanza.
Vi è poi il caso di qualche cane con la sua cucciolata che scorrazza libero sulla statale 115 mettendo a rischio se stesso e gli automobilisti. Anche qui, nell’area limitrofa al nosocomio, la cagna randagia partorisce due volte a distanza di sei mesi: in totale diciassette cuccioli, e non è che al Comune non si sappia. Su tutti questi aspetti l’associazione Tutti per Fido e Achille Buonagrazia si muovono di continuo, misurandosi con una realtà che pare insensibile alle richieste scritte ed accorate di chi gli animali li difende davvero. Microchippato e sterilizzato il cane può essere affidato, trasferito in un canile convenzionato, oppure reimmesso nel territorio grazie a un cittadino che dichiari di prendersene cura e ne sia il referente, partendo da un presupposto: che all’animale deve essere consentita l’opportunità di restare nei luoghi in cui lo stesso è stato ritrovato e dove vive da tempo, avendo piena conoscenza della territorialità.
E sempre al comune di Avola è capitato, certo un errore, che un cane sia stato gentilmente recapitato nel territorio sbagliato, come quello di circa 4 anni trovato da un avolese in contrada Sanghitello senza microchip e ferito. Ricoverato presso il rifugio sanitario comunale, identificato, castrato, microchippato, una volta guarito, viene reimmesso nel territorio, ma in un’altra contrada, anzi in un altro comune, con un’ordinanza, firmata dal sindaco di Avola, che in premessa indica la contrada in cui è avvenuto il ritrovamento ma poi, nella parte dispositiva, ne indica un’altra, senza specificare che si tratta addirittura del territorio di Noto, quasi a confine con il comune di Rosolini. Disattenzione di certo! E la gentile signora che ne è diventata referente a quale comune si rivolgerà?
Forse sarebbe bene ricordare ogni tanto che il governo può commissariare le realtà locali inadempienti nelle applicazioni delle leggi sulla gestione e prevenzione del randagismo né i problemi relativi al fenomeno possono risolversi con le adozioni ‘a distanza’, così come sembra che ad Avola si intenda fare: accade in questi casi che si raddoppino le spese, per il cane in trasferta e per quello che lo andrà a sostituire.

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