Al Cga chiede l’annullamento del piano paesaggistico adottato ma non ancora approvato. Su piano paesistico e parco archeologico ci si attende che siano rispettati e che su di essi sia modificato il prg, come vorremmo sentire affermazioni nette, non bizantinismi, dalla classe politica
Nel dibattito sulla questione dei vincoli sul patrimonio paesaggistico ci sembra emblematica la vicenda relativa al porto grande che dimostra concretamente come la storia di Siracusa e la tutela della sua bellezza sia sempre stata causa di scontri tra opposte visioni di sviluppo e valorizzazione.
La conservazione dell’attuale arco costiero, così come apparve ai coloni greci al loro arrivo, è la motivazione principale del vincolo sull’area. Ma il vincolo paesaggistico, vigente al momento dell’approvazione del primo progetto del Marina di Archimede (il progetto della società di Caltagirone prevedeva 700 posti barca) e poi del secondo progetto preliminare della SPERO (450 posti barca programmati), è stato interpretato dal Soprintendente pro-tempore non come dichiarazione di immodificabilità dei luoghi ma anzi, con quella disinvolta applicazione del decreto Burlando che ha fatto scuola un po’ ovunque in Italia, come spazio di nuova edificazione possibile sul mare anziché sulla terraferma.
La sproporzionata dimensione di posti barca previsti per il turismo da diporto, e le corrispondenti dimensioni dei moderni servizi alla marina, hanno motivato le centinaia di metri cubi destinati alla edificazione di alberghi, centri commerciali e ristoranti senza alcun limite o indice edilizio, perché costruiti in virtù di una concessione demaniale sul mare.
Il primo dei porti, quello di Caltagirone, il Marina di Archimede, e il progetto preliminare della SPERO, sono stati approvati senza alcun limite dimensionale e/o verifica delle superfici e/o volumi perché allora non sembrava esistessero regole imprescindibili per la Soprintendenza e anzi si dimenticava di segnalare i vincoli vigenti.
Il passaggio normativo dal vincolo paesaggistico al piano paesaggistico del Porto Grande ha fatto scattare un regolamento adesso chiaro che non vieta gli approdi turistici bensì la realizzazione di isole artificiali di cemento con sopra alberghi a 4 stelle in mezzo al mare.
Il progetto definitivo presentato dalla SPERO fu negato dai tre dirigenti della Soprintendenza (Lanteri, Spataro, Trigilia) semplicemente perché non aveva le caratteristiche di inserimento nel contesto paesaggistico di pregio del Porto Grande di Siracusa.
La ditta SPERO, nonostante abbia perso il primo ricorso amministrativo, ha presentato appello al CGA per il riesame della sentenza del TAR Catania. Il primo ricorso chiudeva con una richiesta di annullamento del divieto e del piano paesaggistico di Siracusa, e anche con la pretesa di risarcimento danni nei confronti dei tre dirigenti pari a 200 milioni. Il secondo ricorso al CGA richiede la revisione della sentenza nel suo complesso e dunque anche nei confronti dell’annullamento del piano paesaggistico oggi adottato, ma non ancora approvato, ricalcolando il risarcimento milionario pari a 268 milioni.
Va detto che i dirigenti della Soprintendenza hanno mostrato una capacità di difesa dei provvedimenti decisamente notevole considerando l’assenza, a loro tutela, di un ufficio legale. Da soli si sono difesi fornendo, nei tempi prescritti, all’Avvocatura dello Stato di Catania e Palermo gli elementi di difesa incontestabili che hanno, almeno finora, consentito il rigetto di tutti i ricorsi presentati contro il piano paesaggistico.
Se anche dopo vari chiarimenti la SPERO ha infine rivisto il progetto con una nuova proposta che, senza modifiche al piano paesaggistico, sia ammissibile, ovvero senza isola artificiale, va detto però che non ha ritirato i ricorsi pendenti, e questo significherà pure qualcosa.
Ineludibile rimane l’obbligo, da parte della classe dirigente preposta all’applicazione dei due strumenti di pianificazione, il piano paesaggistico e il parco archeologico, di far sì che essi siano rispettati e che su di essi sia modificato il prg, così come ci piacerebbe sentire affermazioni nette, e non bizantinismi, anche dalla classe politica.

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