Scuole al gelo, gli studenti in classe con cappotti, sciarpe e plaid

Nelle aule si sono avute temperature inferiori ai 10 gradi. L’ex Provincia, a fronte della riduzione di entrate, non è stata più in grado di assicurare alcuni servizi tra cui le spese di riscaldamento degli istituti superiori  La riforma rischia di trovare pinguini anziché alunni

Sono tante e diverse le scuole che in provincia di Siracusa sono rimaste senza gasolio per poter alimentare le caldaie e, in mancanza di appropriati rifornimenti, i termosifoni sono rimasti non funzionanti e gli studenti al freddo. Così si sono viste nelle scuole scene di montagna: le lezioni sono state seguite con cappotti, sciarpe e guanti e, in molti casi, i ragazzi si sono portati il plaid da casa. Una situazione insostenibile, ovviamente, in tutta la provincia ma soprattutto nelle scuole dei paesi montani. Per alleggerire la morsa del freddo si sono accese delle stufette elettriche (che creano problemi di sicurezza) e, ove disponibili, i condizionatori.

A Siracusa, in molti istituti sfortunati, nelle classi si sono avute temperature inferiori ai 10 gradi centigradi, ciò nonostante la legge 23 del 1996 sui requisiti delle scuole affermi che la temperatura deve essere di 20 gradi. I ragazzi hanno atteso invano che le promesse e le rassicurazioni di rifornimenti di gasolio da parte della Provincia Regionale diventassero realtà. In una situazione del genere non poteva non montare ed esplodere la rabbia degli studenti, che hanno deciso di dire basta e di portare avanti varie forme di protesta.

Cosi, in molte scuole si sono dapprima riuniti i rappresentanti di istituto con i rappresentanti di classe: gli incontri hanno portato ad assemblee permanenti nelle quali si è discusso il da farsi e, poi, a scioperi o al rifiuto di entrare in classe. Nei gruppi scuola dei social network si è proceduto a commentare le criticità dovute al freddo, si sono schierati i favorevoli e i contrari a scioperi di istituto, si sono prese delle decisioni. Decisioni che per alcune scuole sono state avvallate anche dai docenti, pure loro costretti a stare nelle aule fredde e gelate. Tutto ciò mentre le dirigenze scolastiche invano contattavano i responsabili della Provincia per avere anche una minima quantità di gasolio.  

Le lamentele da parte degli studenti sono state forti e vivaci. Dapprima, l’obiettivo delle critiche è stato proprio il dirigente scolastico ma, successivamente, hanno compreso che il problema deriva dalla Provincia Regionale e dalla sua penuria economica.

Per alcune scuole, gli impianti sono rimasti fermi non per mancanza di carburante ma per problemi manutentivi. Si sono persi giorni per capire il problema, per l’acquisto dei pezzi di ricambio, per il loro montaggio e per la conclusione della manutenzione. Giorni di malfunzionamento che si sarebbero potuti evitare se si fosse fatto un adeguato check up dell’impianto in autunno, prima ancora che le ondate di freddo colpissero la nostra zona. Casi particolari sono stati quegli istituti dove i termosifoni si sono accesi solo per poche ore della mattinata (in genere le prime due o tre ore) per poi essere spenti tentando, in questo modo, di far durare il più a lungo la riserva di carburante.

In taluni casi, il dirigente scolastico ha anticipato il pagamento del rifornimento con i fondi della scuola per evitare di lasciare gli studenti al freddo, poiché è mancato l’impegno della Provincia Regionale di saldare il conto, nonostante non rientri nelle competenze di un dirigente scolastico e nonostante l’intimazione fatta precedentemente dalla Corte dei Conti per altre scuole. Questi disservizi, affermano in Provincia, sono causati dalla legge di stabilità che ha lasciato le casse provinciali sempre più vuote. La Provincia, a fronte della riduzione di entrate, non è stata più in grado di assicurare alcuni servizi tra cui le spese di riscaldamento degli istituti superiori. A questo pesante problema va aggiunto l’azzeramento dei vertici politici delle nostre province, che ha portato alla gestione di esse solo dal punto di vista amministrativo.  Quindi, la scomparsa dell’Ente Provincia ha moltiplicato i problemi nel nostro territorio

Questa “situazione climatica” può, ovviamente, generare malattie come raffreddori, febbre, bronchite, in un ambiente, come quello scolastico, abbastanza critico per la trasmissione di virus influenzali. Per fortuna l’inverno sta finendo e con la primavera dimenticheremo presto i disagi per ritrovarli intatti l’inverno successivo. Si parla di Buona Scuola, ma la riforma rischia di trovare pinguini anziché studenti…

 

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