Commissioni mangiasoldi e ci si infilano pagati anche i capigruppo

dal giornale in edicola

Nel 2013 in Consiglio comunale fu approvata una delibera per dare il compenso anche a loro. L’assessorato regionale alle autonomie locali, lapidario “Non hanno diritto al gettone di presenza”. Il deputato Stefano Zito (M5S): “Ora restituiscano il maltolto”

Maggio 2012. Un mese dopo la denuncia, rilanciata da alcuni giornali, degli sprechi nei costi della politicaper voce di Marco Ortisi, allora dei 5 Stelle, Ettore Di Giovanni, incassato il rifiuto del  consiglio comunale di discutere la sua proposta, scriveva in un suo comunicato stampa: “In riferimento alla dichiarazione di non trattabilità del mio atto di indirizzo sul taglio del 50% dei costi della politica comunale, rilevo che avere sollevato problemi di forma relativi a una svista lessicale, che poteva essere corretta anche in aula, fa chiarezza anche della declamata volontà di quei consiglieri a ridurre i costi della politica in quota più alta da quella da me proposta. In ogni caso, ho subito corretto e reiterato il mio atto di indirizzo”. La sua risposta ai consiglieri Lo Manto, Giordano e Rabbito del Movimento per Siracusa, che avevano in qualche modo giustificato quel rifiuto e rilanciato per una riduzione dei costi del 60%. Da allora i buoni proponimenti sono rimasti tali ed ecco che, improvvisamente, quasi fulminati da chissà quale provvidenziale ripensamento, si riaccende il dibattito sullo stesso argomento. Ma dopo i fatti di Agrigento, e dopo l’articolo de La Sicilia in cui Massimo Leotta ha confrontato Siracusa con Bergamo.

Eppure, nei mesi trascorsi da quel maggio 2012, qualunque consigliere comunale, o anche qualche assessore o anche gli stessi sindaci che si sono avvicendati, avrebbero potuto ‘costringere’ l’assemblea consiliare a una riflessione seria e definitiva su quegli sprechi solo mantenendo vive cifre e circostanze. Ma non per nulla si parla di caste!

Così le ultime prese di posizione di alcuni consiglieri ‘sulla strada di Damasco’, riassunte da una più recente dichiarazione di intenti del presidente Antonio Sullo (no al gettone di presenza se manca il numero legale; no alle sedute di commissione che per dieci volte affrontano lo stesso argomento: mettiamo un limite di tre; taglio netto al numero delle commissioni, e così via, ciò che altrove, da tempo, è già stato fatto), sono poco credibili non solo perché tardive, e in un certo senso coatte, ma perché, come dimostra il Movimento 5 Stelle, viziate da un peccato originale: la delibera n.109 del 2013.

Si è appena aperta la nuova stagione amministrativa, si è insediato il nuovo consiglio comunale a maggioranza di centrosinistra e si riuniscono per la prima volta, è il 17 settembre, i nove capigruppo dei partiti presenti nel civico consesso. Tra gli argomenti, a essere messo sotto osservazione, è l’articolo 8 del regolamento consiliare, quello che norma il funzionamento delle commissioni. Bisogna dipanare l’enigma interpretativo: sono passati 8 anni da quando il regolamento è in vigore ma nessuno si è mai accorto di quel ‘dubbioso passo’. “I capigruppo o i loro delegati hanno il diritto di partecipare senza diritto di voto ai lavori di ciascuna commissione”.

L’illuminazione: vuoi vedere che spetta anche a loro il gettone di presenza? Certo, lo dice l’articolo successivo: “La partecipazione ai lavori delle Commissioni, per i componenti e per i capigruppo consiliari o loro delegati, equivale ad ogni effetto di legge alla partecipazione ai lavori del consiglio comunale, anche ai fini dell’indennità di presenza”. Come è stato possibile trascurare per 8 anni questa opportunità? Infatti, nel consiglio comunale del 22 ottobre, che i pentastellati definiscono ‘surreale’, si sciolgono le perplessità. “Dal verbale – commenta Paolo Ficara – risulta che solo il consigliere Firenze ha preso la parola, da una parte lamentando l’assenza del soggetto proponente la delibera, dall’altra precisando che sull’articolo 9, quello dirimente nel merito, non potevano esserci dubbi. Da chiarire, secondo Firenze, rimaneva solo come comportarsi nel caso delle deleghe. Il Segretario Generale ha infatti specificato che il consiglio era chiamato a fornire un’interpretazione autentica proprio sul combinato disposto dell’articolo 8 e 9, assimilando ‘in qualche modo’ i capigruppo ai componenti le commissioni.

Non si è registrato nessun altro intervento di rilievo, nessun consigliere ha trovato qualcosa ad eccepire, e si è passati al voto: 3 no (Burti, Firenze e Romeo), 2 astenuti (Milazzo e Salvo), e 25 sì (assenti i consiglieri Casella, Catera, Cavarra, Foti, Lo Curzio, Rodante, Sorbello e Vinci). Mancano 2 consiglieri, ma nessuno ne ha tenuto conto: dispersi!

La delibera è diventata immediatamente esecutiva con decorrenza retroattiva ed è stata applicata anche ai mesi precedenti, agosto e settembre. Con questo espediente le 8 commissioni consiliari hanno raddoppiato il numero dei componenti, 9 consiglieri più nove capigruppo o loro delegati, tutti con diritto, se non di voto, certamente al gettone di presenza. I capigruppo, o i loro delegati, hanno accumulato 4010 presenze nelle commissioni consiliari; da settembre 2013 a dicembre 2014, tra commissioni e consigli comunali, si sono registrate 16.835 presenze per una spesa totale di 955.314,1 euro. Il costo aggiuntivo, dovuto all’interpretazione ‘autentica’, è stato di 152.915,90 euro.

Ci sono commenti da fare?”

Così come avrebbero potuto fare il presidente Sullo, o il segretario Costa, o chiunque altro, per verificare la legittimità della delibera, l’onorevole Zito ha chiesto un parere all’assessorato regionale alle autonomie locali ricevendo, in soli 13 giorni, la risposta.

“Oltre allo status di consigliere comunale, quale condizione necessaria ai fini della corresponsione del beneficio del gettone di presenza, deve sussistere quella di membro componente della commissione consiliare (l’osservazione ‘ad sanandum’ del segretario generale! ndr), così come risulta dalla lettura del combinato disposto dei commi 4 e 12/bis dell’art.19 e dai commi 2 e 3 dell’art. 20 della l.r. n.30/2000, stante che le norme in materia di indennità e permessi e in genere di status degli amministratori locali non sono suscettibili di estensione in via analogica, rispetto ai soggetti testualmente indicati dalle norme come beneficiari… I capigruppo che partecipano alle sedute delle commissioni consiliari dello stesso ente, senza esserne componenti, ancor di più senza diritto di voto, non maturano il diritto alla percezione del gettone di presenza, che non può, conseguentemente, estendersi ad un eventuale delegato, né possono usufruire di eventuali permessi …”.

La delibera formulata sulla scorta dell’interpretazione ‘autentica’ dei consiglieri, ‘estensiva per via analogica’, è illegittima, va cassata, così come vanno restituiti i compensi, come correttamente chiede il M5S. Scrive nel suo parere l’assessorato: “L’eventuale avvenuta erogazione è connotata da profili di illegittimità, indipendentemente e a prescindere da qualsiasi riferimento temporale in cui le relative somme sono state erogate, non deponendo a favore di diverse tesi interpretative l’ipotesi che tale gettone è stato percepito in buona fede”.

A chiedere maggiore trasparenza, che il comune sia veramente una casa di vetro, il rispetto per i cittadini anche attraverso il taglio di costi ormai inaccettabili, non sono solo i 5 stelle ma i siracusani tutti.

 

 

 

 

 

 

 

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