Il controllo e la repressione degli abusi nell’area,affidato a sette distaccamenti dei comuni viciniori, con pochi uomini e mancanza di specifiche competenze, così com’è non funziona. Occorrono più presenza e interventi
Il Parco dell’Etna, dalla sua istituzione, insieme ad altre istituzioni e a tante associazioni e cittadini, opera per mantenere e offrire agli occhi del mondo un territorio, l’Etna, oggi Patrimonio dell’umanità, incontaminato, vivibile e decoroso, ma la contemporanea incidenza sullo stesso territorio di competenze e compiti frammentati, spesso impedisce incisività, efficacia e concreta tutela.
E’ ben noto che il Parco dell’Etna non ha propri guardia parco (sono state bloccate le assunzioni, dopo aver espletato il concorso, come previsto dalla legge istitutiva del Parco). In mancanza di un proprio corpo di vigilanza, il delicatissimo e sempre più necessario compito del controllo e della repressione degli abusi nell’area protetta è affidato a ben sette distaccamenti forestali che operano attorno alle falde dell’Etna, ciascuno con pochi uomini e con competenze territoriali e funzionali non coincidenti con il territorio dell’area protetta. E’ un modello che non funziona e che non possiamo più accettare, se tanti barbari continuano a devastare e a compiere azioni contro l’ordine pubblico dentro il Parco con tanta arroganza e strafottenza di regole e norme, ma soprattutto con la certezza di non essere puniti.
Serve di più: nell’immediato, più presenza e più interventi, duri ed esemplari, contro chi sporca, devasta, offende la nostra Etna, da parte del Corpo Forestale, preposto alla vigilanza del Parco. Occorre una collaborazione tra i vari distaccamenti dell’Etna, che organizzino i propri uomini sul territorio del Parco in turni di costante perlustrazione per reprimere chi sporca, devasta, ruba. Nell’ottica della riorganizzazione del settore forestale poi occorre che anche sull’Etna vi sia un unico distaccamento forestale coincidente con il territorio del Parco (sul modello della riserva dello Zingaro), dotato di personale e mezzi adeguati, i cui uomini siano posti alle dipendenze funzionali del Direttore del Parco, come avviene nel resto d’Italia e del mondo, per garantire coordinamento ed efficacia delle azioni di controllo. Proponiamo anche che la Regione prenda in considerazione l’idea di istituire la figura della guardia volontaria ambientale, ben consapevoli, però, che la soluzione non può essere demandata all’impegno dei volontari in una Regione che conta un cospicuo numero di agenti del Corpo Forestale e di operai dell’Azienda Foreste, sia a tempo indeterminato che stagionali.
Ringraziamo i tanti che ci inviano puntualmente le loro segnalazioni e che anche con le critiche ci spronano a far meglio e di più e continuiamo a chiedere alla maggioranza silenziosa che ci sia sempre più coraggio e tempestività nelle segnalazioni da parte dei testimoni di questi scempi.
Chiederemo, come suggerito da alcuni, che tali questioni siano oggetto di un confronto in Prefettura, con i tanti soggetti che operano nell’area protetta, ma soprattutto opereremo per fare in modo che queste idee divengano proposte concrete per il governo della Regione. Sono argomenti che hanno trovato in passato moltissimi ostacoli, non tutti giustificati e giustificabili; altri, certamente, ne incontreranno, ma noi abbiamo il dovere di tirare fuori le nostre argomentazioni e di ripeterle per tutti coloro che amano l’Etna. Sono in gioco non soltanto il principio di legalità che riguarda il rispetto delle norme e quello etico che riguarda il rispetto della natura, ma anche l’idea stessa di Parco.
*Presidente Parco dell’Etna

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