Furbetti in ogni settore della pubblica amministrazione, dove le norme spesso sono stiracchiate per acquisire privilegi odiosi. Basta chiacchiere, è giunto il tempo del fare
Dopo i vigili di Roma e i netturbini di Napoli adesso tocca al personale della scuola. Il sottosegretario alla pubblica istruzione Faraone, appresa la notizia che in un istituto scolastico di Menfi (AG) il 40% dei docenti e collaboratori scolastici usufruisce dei permessi 104, promette interventi :”Ora ricognizione sulla legge104 nelle scuole italiane; no generalizzazioni, ma basta furbetti a danno della didattica”. In seguito alla dichiarazione è andato, subito, in scena il teatrino della politica: falsi scoop, distinguo più o meno velati dai partner di governo, minacce dai sindacati, fuoco di fila dagli avversari e di presunti amici del mondo scolastico, il tutto condito da un crescendo verboso con cui si minacciano fuoco e fiamme contro tutto e tutti.
L’allegra gestione della legge 104/92, in funzione della quale “scanzonate” commissioni mediche ne hanno dilatato a dismisura i fruitori, stravolgendo i diritti dei meno “furbi”, con costi per il bilancio dello stato divenuti insostenibili, sembra giunta al capolinea. La gestione “disinvolta” di questi diritti sacrosanti potrebbe, un giorno, causarne l’annullamento.
Un analogo discorso, nel settore pubblico, potrebbe riguardare altre norme: ad esempio la fruizione delle 150 ore per il diritto allo studio dei dipendenti (gestiti con assoluta noncuranza sulla reale necessità dei richiedenti e senza una verifica sul loro reale utilizzo funzionale) o la gestione dei permessi e delle malattie vere o presunte, fino agli scioperi nei pubblici servizi in cui il lavoratore ha il diritto di non dir nulla sull’adesione fino all’ultimo momento: fatto, questo, di una inciviltà allucinante che vede migliaia di cittadini in attesa nelle stazioni, negli aeroporti o negli uffici .Un vero massacro del tempo di ciascuno che non ha il diritto di potersi riorganizzare la vita nel rispetto del diritto di sciopero di altri cittadini.
Gli scioperi sono diretti verso le varie Amministrazioni ma, così come sono realizzati (assimilando i servizi al lavoro in fabbrica), di fatto, colpiscono solo gli utenti che, a loro volta, sono coloro che ne subiscono le inefficienze: quindi penalizzati due volte, ostaggi inermi di vertenze che non li riguardano. Da anni è aperto un dibattito per equilibrare i diritti di tutti ma nessuno interviene ed i sindacati non ragionano su come rendere il diritto di sciopero nella pubblica amministrazione efficace verso la controparte visto che, tra l’altro, questa modalità di sciopero è, paradossalmente, per essa “conveniente” poichè realizza risparmi economici non indifferenti senza subire “danni” poiché i disservizi sono a carico totale dei cittadini: si pensi alla scuola o alla sanità o, ancora, alle ferrovie, ovunque, cioè, dove il datore di lavoro è lo Stato.
Sicuramente qualche lettore si stupirà per quanto affermato, ma io invito a riflettere sul fatto che questi effetti sono stati alla base del sostegno popolare che spesso si è registrato, a causa della esasperazione dei cittadini, a favore di coloro che, approfittando di ciò, hanno operato per cancellare diritti e tutele civili.
La vicenda FIAT, da questo punto di vista, è stata esemplare. Marchionne, nella vicenda di Pomigliano, ha approfittato di fatti inconfutabili: assenze di massa in occasioni di partite, di elezioni, di eventi vari che hanno impedito la produzione o hanno determinato guasti e danni enormi, per dichiarare che in Italia non si può produrre serenamente, scatenando un dibattito ideologico “deviato”, ottenendo la cancellazione di diritti e di controllo sull’organizzazione aziendale… paradossalmente con il sostegno da parte di coloro che ne avrebbero subito gli effetti perversi.
Forse il sindacato e i partiti che si dichiarano fautori di una società civile e democratica farebbero bene a riflettere sullo stato dell’”arte della vita” della nostra società e a promuovere processi di verifica e di cambiamento delle situazioni “paradossali” presenti nel nostro quotidiano anche per evitare che, nell’assenza di governo delle strutture pubbliche, si affermino iniziative politiche che auspichino semplificazioni autoritarie, strumentalizzando il disagio di vita che caratterizza la nostra società e cancellando la civiltà nel lavoro che i nostri padri ci hanno assicurato.
Dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti che l’Italia sta morendo, avviluppata dalla palude che la blocca: ipergarantismi, leggi giuste (vedi 104 e simili) ma gestite con abusi ed eccessi in cui ciascuno cerca di ritagliarsi propri privilegi, incurante del danno sociale che producono gli abusi, veti insormontabili da parte di ciascuno, sindacati gruppi politici lobby e categorie che operano solo e sempre per mantenere uno status quo che fa affondare questo paese nelle sabbie mobili di individualismi e incompetenze diffuse nei settori più importanti della nostra organizzazione sociale.
La scuola, ad esempio, uno dei pilastri su cui si regge lo sviluppo di un paese civile, è ormai derubricata ad una fonte di spesa acefala in mano a orde di decisori incapaci e impunibili, ma lo stesso si può dire per altri settori: sanità, enti locali, forze armate, magistratura e così via…
Siamo al capolinea: il fenomeno Renzi e quello dei 5 stelle oggi, come il fenomeno Berlusconi ieri, ognuno con le sue specificità, trovano un’unica matrice: l’insofferenza della gente verso un sistema politico/sociale bloccato, incapace di riformarsi e adeguarsi alle mutate condizioni dell’economia e dei fenomeni globali che coinvolgono milioni di esseri umani e intere nazioni. Così si cerca l’Uomo della Provvidenza che sblocchi, che metta in moto processi di cambiamento; la storia ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che non esistono uomini della provvidenza capaci di traghettare altri uomini verso un futuro migliore, anzi, quando si materializzano, conducono intere generazioni al massacro civile, economico ed umanitario.
Solo governando i processi, in una costante, rigorosa e seria azione riformatrice che privilegi le competenze e la volontà di mettere in discussione, operando scelte, lo status quo, possiamo sperare di avere un futuro meno tenebroso. È giunto il momento del fare rispetto a quello del dire: Faraone sarebbe stato più credibile se avesse disposto un provvedimento risolutivo del problema invece di replicare la travolgente serie di proteste e “scandali” veri o presunti che inondano i social.
Questo è il tempo in cui ognuno, con sommo sprezzo del ridicolo, pubblica scoop postando notizie vere o presunte prelevate da siti sempre meno affidabili, in una inondazione di pressappochismo e superficialità che supporta un andazzo sempre più devastante. In questa nuova barbarie si evidenziano i neofiti della politica che, in un turbinio di commenti quasi mai ragionati, hanno l’unico effetto di sostenere l’idea di un paese allo sbando in preda ad una insicurezza collettiva, sentimento che impatta pesantemente sull’economia e sui comportamenti individuali.
Non ricordo periodi analoghi in cui TV, giornali e social si siano scatenati in operazioni di denuncia fine a se stessa. Fatta la denuncia, sollevato l’allarme sociale le singole questioni perdono di interesse e vengono poste nel dimenticatoio. La politica insegue questo andazzo e promuove pronunciamenti di futuri interventi risolutivi o, più spesso, rinfocolando polemiche contro l’avversario di turno in un turbinio di chiacchiere laceranti e sempre più violente nei toni, che lasciano le cose come stanno.
Si ricordi, come caso più eclatante, l’ultimo in ordine di tempo , quando venne alla luce un’assurda condizione di privilegio rappresentata a quella parente di un sindacalista SNALS, ma anche del segretario uscente della CISL, che sono andate in pensione utilizzando contratti di comodo realizzati con grosse somme al fine di utilizzare una norma assurdamente costruita per i soliti parlamentari pro domo loro, che consente il calcolo della pensione sulla base dell’ultimo stipendio percepito, indipendentemente dai versamenti effettuati nella vita lavorativa, garantendosi così una rendita assolutamente sproporzionata rispetto ai contributi versati. D’altra parte, come dicevano Ficarra e Picone in un recente film: la pensione è per sempre. Lo scandalo che ne seguì ebbe notevole risalto sulla stampa e nel sentire della pubblica opinione, già angosciata dalle recenti norme sulle pensioni, ma nonostante il clamore non mi risulta che sia stato messo in cantiere alcunchè per rimuovere l’assurda norma che determina il saccheggio dell’INPS .
Adesso tocca alla 104: clamore e scandalo per un uso abnorme e ampiamente praticato di una norma civile, abuso che procura danni e ingiustizie palesi ed insopportabili, rispetto al quale il neo sottosegretario alla pubblica istruzione, invece di illustrare un provvedimento concreto che combatta l’abuso, si produce nell’ennesima denuncia della scandalosa situazione promettendo improbabili futuri provvedimenti. Il teatrino della politica politicante è all’opera. Chi governa non deve denunciare, deve prima agire e poi parlare, altrimenti non ne usciamo più e il chiacchiericcio infinito si espanderà sempre più creando solo sconforto e pessimismo.

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