Il polo industriale gelese è assimilabile a quello siracusano ed è noto che in numerosi siti siracusanisono stati scaricati per anni enormi quantità di ceneri di pirite in cui l’Arsenico non manca, impiegati nei riempimenti come, per esempio, nei campi sportivi di Priolo e Augusta
L’Arsenico, simbolo chimico As, è un elemento molto diffuso e presente nella struttura geologica terrestre; trattasi di un semimetallo o metalloide in quanto possiede proprietà intermedie tra quelle dei metalli e quelle dei non metalli. E’ utilizzato in molti prodotti e processi industriali e viene immesso nell’ambiente (aria, acqua e suolo) tramite rifiuti ed emissioni, spesso divenendo un contaminante rilevante. L’As elementare è un elemento molto reattivo, non è solubile in acqua, mentre i suoi sali sono più o meno solubili in funzione del pH. I composti organici e inorganici più frequenti sono quelli di arsenico pentavalente e trivalente, dei quali gli inorganici sono più tossici soprattutto nella forma trivalente.
L’I.A.R.C. (International Agency Research on Cancer) giàdal 1980 valutava l’Arsenico ed i composti arsenicali cancerogeni per l’uomo e, dal 2004, classifica l’Arsenico ed i suoi composti inorganici come cancerogeni certi di classe 1 e li pone in diretta correlazione con molte patologie oncologiche ed in particolare con il tumore al polmone, alla vescica, al rene, al fegato, al colon ed alla pelle, mentre valuta alcuni composti organici come possibili cancerogeni (gruppo 2B) e altri come tuttora non classificabili (gruppo 3).
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda, per la presenza di arsenico nelle acque potabili, un valore massimo pari a 10 μg/l e considera i rischi sanitari, associati all’esposizione a concentrazioni superiori a 10 μg/l e inferiori a 50 o 100 μg/l, di considerevole interesse in campo di sanità pubblica, ricerca e legislazione. Sembra infatti che per l’arsenico, sia inorganico che organico, presente in valori di concentrazioni comprese all’interno di detto intervallo, si comincino ad evidenziare diverse patologie non tumorali come malattie cardiovascolari, diabete e disordini neurologici. L’As-i inorganico si accumula negli organismi viventi e viene trasformato in forme organiche mono e dimetilate come l’acido monometilarsonico (MMA), l’acido dimetilarsinico (DMA).
L’As-i, prima più conosciuto per il suo potere venefico, attualmente è più temuto per i problemi ambientali che genera, visto che essi sono notevolmente aumentati dall’impiego energetico di combustibili di derivazione fossile nelle raffinerie, negli stabilimenti petrolchimici, nelle centrali elettriche, nei cementifici, nel traffico veicolare e nell’incenerimento dei rifiuti. Attività a cui vanno aggiunti gli sversamenti illegali di rifiuti tossici e la contaminazione dei corpi idrici determinata dal percolato proveniente da discariche di rifiuti, anche tossici, generalmente non a norma o del tutto abusive, che possono incrementare la presenza di Arsenico nell’aria, nei terreni e nelle falde acquifere e, di fatto, alterare gli ecosistemi e contaminare la catena alimentare.
Recentemente sono stati pubblicati i risultati del progetto Sepias (Sorveglianza epidemiologica in aree interessate da inquinamento ambientale da Arsenico) relativi ad uno studio effettuato in quattro aree italiane Monte Amiata, Viterbo, Taranto e Gela; le prime due interessate da inquinamenti naturali e le altre da inquinamenti antropici, prevalentemente industriali. Lo studio è stato realizzato dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, e fa parte del programma Ccm (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) finanziato dal Ministero della Salute. Lo studio ha interessato 282 soggetti di età compresa fra i 20 ed i 44 anni: praticamente si è trattato di un biomonitoraggio umano su campioni di urina e sangue. Nei campioni dei soggetti monitorati sono state misurate le concentrazioni di As-i e delle forme metilate MMA e DMA, mediante l’utilizzo dello spettrometro di massa accoppiato induttivamente (DRC-ICP-MS), previa separazione cromatografica (HPLC). I livelli urinari sia di As-i sia di As-i+MMA+DMA hanno mostrato un’elevata variabilità all’interno delle aree e tra le aree.
Nell’area di Gela, definita dalla Regione Sicilia, insieme ai Comuni di Butera e Niscemi, «area ad elevatorischio di crisi ambientale», è stato riscontrato l’As in concentrazioni superiori ai limiti normativi nelle acque di falda (fino a 25.000 volte il limite normativo) e nel suolo un livello massimo di 34,24 mg/Kg (fino 1,5 volte la concentrazione soglia di contaminazione che è pari a 20 mg/Kg), mentre nell’aria sono stati riscontrati valori medi di As inferiori al valore soglia di 6 ng/m3. Nel 2010 la raffineria di Gela ha emesso in atmosfera 32 kg di arsenico e 1,52 tonnellate nelle acque (fonte registro EPRTR – European Pollutant Release and Transfer Register, in attuazione del regolamento CE n.166/06).
Alla luce di monitoraggi mirati all’As, sia nelle acque destinate all’alimentazione che negli alimenti consumati, nei numerosi comuni italiani che avevano superato il valore raccomandato, sono stati realizzati interventi per garantire l’adeguamento al livello di concentrazione di 10 μg/l, mentre sono state concesse, fino alla fine del 2012, deroghe per l’adeguamento. Ovviamente questo non si è potuto verificare dove i monitoraggi non sono stati effettuati, e non riusciamo a comprendere come si sia pensato di monitorare solo l’area SIN Gela – Butera – Niscemi, dimenticando la non meno importante area SIN siracusana, anch’essa dichiarata «area ad elevato rischio di crisi ambientale». Il polo industriale gelese è assimilabile a quello siracusano, anche se di dimensioni più ridotte, ed è noto che, in numerosi siti siracusani, sono stati scaricati per anni enormi quantità di ceneri di pirite nelle quali l’Arsenico non manca, impiegandoli nei riempimenti al posto di materiali inerti, come, per esempio, nei campi sportivi di Priolo ed Augusta. Le infiltrazioni di As, per dilavamento di dette ceneri, sono più che probabili e nessuno può garantirci che la falda acquifera, a cui attingono i pozzi che alimentano le reti idriche cittadine, non sia inquinata come è successo in quel di Gela. A tutti gli amministratori e ai nostri politici poniamo la domanda: perché solo Gela e Taranto e non anche Augusta-Priolo-Melilli nell’indagine Sepias?

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