Adibiti, dopo vent’anni da ex articolisti, all’Info Point per i turisti con il tempo indeterminato e il passaggio da 27 a 36 ore, un dirigente dimenticò di contabilizzare la variazione nel bilancio e perciò “retrocessi” al ruolo e alla retribuzione antecedente! Illegittimo (art. 91 Testo Unico enti locali)
Le province regionali oggi trasformate in Liberi Consorzi Comunali, piuttosto che essere eliminate fisicamente, come tanto declamato, alla fine sono diventate recipienti privi di ragion d’essere. Dalle vetuste eredità napoleoniche si sono ridotte a un’accozzaglia di funzioni, funzionari e dipendenti senza competenze e risorse adeguate. Ma ancora ci sono, e pertanto come ogni organo della pubblica amministrazione devono sottostare alle leggi dello stato. O almeno dovrebbero, perché a Siracusa, città com’è noto dotata di indipendenza territoriale rispetto alle leggi di Roma, per quanto attiene alla gestione del personale, le leggi del Libero Consorzio Comunale le fanno alcuni dirigenti; nella fattispecie una dirigente.
Vi raccontiamo il caso di alcuni dipendenti parzialisti dell’ex Provincia di Siracusa. Si tratta di tredici lavoratori selezionati in un bando interno e adibiti a gestori dell’Infopoint istituito per l’incremento turistico, e per il servizio di Polizia provinciale in qualità di guardie particolari giurate. Questi lavoratori, dopo un ventennio di precariato, ottenevano l’assunzione a tempo indeterminato il 30 dicembre del 2010.
Appartenevano a quella schiatta di ex articolisti 23, espressione delle peggiori politiche clientelari mai apparse in Sicilia. Ma in assenza di politiche economiche riferibili al lavoro, beati quelli che riuscirono ad intercettare il politico di turno. Questi lavoratori, nella fattispecie 13 di essi, furono selezionati da un concorso interno dedicato all’emersione di professionalità in grado di garantire il servizio informativo dedicato al turismo, denominato Info Point. Oltre ai dipendenti incaricati di curare gli Info Point, come abbiamo sopra descritto, vi era personale selezionato per essere impiegato tra le guardie particolari giurate. Essi venivano quindi inclusi tra i lavoratori con nastro orario di 36 ore settimanali in luogo delle 27 ore che svolgevano da sempre.
Ovviamente erano assoggettati a una turnazione prima mai svolta. Anche il loro stipendio giustamente subì un incremento proporzionato. Per tre anni i 13 lavoratori svolsero il loro dovere percependo la giusta mercede. Ma qualcuno non ha affatto svolto il proprio lavoro. Si tratta del dirigente che per incuria, o per indolenza o ancora per incompetenza, non ha inserito nei capitoli di spesa dell’Ente l’incremento contabilizzato ai lavoratori che hanno cambiato incarico e stipendio. Per questo motivo dopo tre anni dall’avvenuto cambiamento, arbitrariamente e contro ogni disposizione di legge, la dirigente riduce il monte ore da 36 a 27.
La norma contrattuale degli Enti locali in tal senso è chiarissima: il consolidamento dell’orario di lavoro, all’art.91 del testo unico Enti Locali, afferma che il mancato impegno di spesa da parte del dirigente è fonte di responsabilità erariale venale e disciplinare e non spetta in alcun modo ai lavoratori verificare se i dirigenti che emanano gli atti hanno o meno impegnato le somme in bilancio. Fatto è che, colti in flagrante incapacità amministrativa, i responsabili di questo papocchio, come se fossero i padroni delle ferriere, con un colpo di spugna pensano di riportare i buoi in stalla dopo che erano scappati. Ogni padre di famiglia in stato di responsabilità sa che può impegnarsi per quanto guadagna ogni mese. Queste persone oggi sono state ridotte a vivere al di sotto della soglia di povertà. Vi sono famiglie con un solo reddito oggi ridotte alla fame. Alcuni si sono impegnati per una rata mensile che non riescono più a poter onorare.
Diciamo che, in virtù della strenua resistenza sia dei lavoratori che delle organizzazioni sindacali in questo caso molto unite, oggi l’amministrazione sta cercando di allentare la tensione. Anche perché effettivamente è sotto gli occhi di tutti l’incongruità della vicenda.
Comunque, ad onor del vero, c’è da dire che tante volte il sindacato ha invitato i lavoratori ad accettare la sottoscrizione di un nuovo contratto a 32 ore proposto dall’amministrazione. In questo i 13 lavoratori sono rimasti piuttosto indecisi. Temono che la stipula del nuovo contratto possa incidere sul riconoscimento delle spettanze maturate nei 36 mesi di svolgimento dell’orario di lavoro illegittimamente conteggiato.
La commissaria regionale dr.ssa Barresi ha manifestato un sincero interesse a voler approfondire la questione. Pertanto è doveroso attendere le decisioni che da qui alle prossime settimane verranno assunte circa il destino di questi lavoratori.
Certo è che la cosiddetta flessibilità del lavoro ha democraticamente livellato verso il basso precariato globale tutti i lavoratori di questo paese; se anche i lavoratori della Pubblica Amministrazione sono arrivati a dover fare lo sciopero della fame per attirare l’attenzione dei sordi e muti assisi sugli scranni più alti, è segno che “nessun luogo è sicuro”

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