Nello smaltimento dei fanghi IAS anche una srl di Mafia Capitale

 

L’appalto per lo stoccaggio delle 257 mila tonnellate di rifiuti industriali assegnato a un’Ati con dentro TreErre, intestata a Riccardo Mancini indagato a Roma.Il mistero delle scorie passate da “non pericolose” a “cautelativamente” pericolose, più che duplicando i costi 

Mafia Capitale raggiunge anche Siracusa con i suoi tanti tentacoli, e c’era da prevederlo.

Ma non solo nei centri per immigrati sono da ricercarsi i collegamenti tra Siracusa e gli uomini di Mafia Capitale, l’inchiesta che negli ultimi mesi dell’anno appena conclusosi ha squarciato il velo sulla fitta trama di interessi connivenze e affari che unisce politici imprenditori esponenti della banda della Magliana mondo delle cooperative rosse e delinquenti. Non solo nel complesso sistema dell’accoglienza, che vedrebbe infiltrazioni nel centro di Melilli e forse di Priolo, come nell’approvvigionamento di carburante delle navi in stazionamento ad Augusta, base logistica dell’operazione Mare Nostrum (11 milioni di litri di gasolio per la Victory affondata da anni, una frode da 7 milioni di euro che ha investito uomini della Marina Militare) andranno individuati eventuali referenti locali, testa d’ariete per consolidare sul nostro territorio l’ingerenza di quel malaffare.

Le intercettazioni e le indagini aprono un nuovo fronte nel campo, sensibilissimo, dei rifiuti, come dei carotaggi nella rada di Augusta e forse anche dello smaltimento dei fanghi del depuratore consortile di Priolo, lo IAS, per la presenza in particolare di una società intestata a uno dei personaggi di spicco del nuovo scandalo: Riccardo Mancini, da tempo chiacchierato e al centro di inchieste giornalistiche.

Sua la società Treerre- Recupero Riciclaggio Riutilizzo (acquistata nel 2003 e ceduta nel 2012 a Emilia Fiorani, compagna di Carlo Pucci, anche lui indagato) che, in associazione temporanea di imprese, insieme alla capogruppo FCC Ambito, con sede a Madrid, e la Società Generale Rifiuti (la Sogeri) costituita nel 2009 a Siracusa, sede in piazza Adda 9, si è aggiudicata nella primavera del 2010 la gara per lo smaltimento delle 257mila tonnellate di fanghi che lo Ias aveva deciso di smaltire, grazie a una procedura basata sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

L’importo complessivo stabilito dallo Ias di 64 milioni 250mila euro, per il prezzo unitario di 250 euro a tonnellata, si era ridotto così ai 60milioni 266mila (234,50 euro a tonnellata) offerto dall’Ati.

Va quindi probabilmente riletta alla luce di questa ingombrante presenza una delle vicende più emblematiche della storia locale, quella recentemente richiamata all’attenzione dall’esponente dei 5 stelle Marco Ortisi, candidato a sindaco nelle ultime amministrative,* con un video su you tube e raccontata da noi nel lontano luglio 2008, nell’articolo, che pubblichiamo accanto, corredato dall’intervista al professore Pippo Ansaldi, presidente dello Ias per un anno e mezzo, estensore di una denuncia per sversamenti illeciti dello stesso IAS. E anche in questo caso occorrerebbe aprire una parentesi lunghissima su un processo durato 7 anni, consunto per prescrizione, senza alcun rinvio a giudizio nonostante la testimonianza di rei confessi. Ma è un’altra storia.

Occorrerà forse chiarire come mai i fanghi prodotti dall’impianto di depurazione consortile considerati da sempre come rifiuti non pericolosi (stoccati in due bacini del depuratore dal 1984 al 1991) siano diventati ‘cautelativamente’ (sic!) pericolosi in una perizia del 2006 facendo raddoppiare i costi dello smaltimento, sollecitato dall’allora sindaco di Priolo per questioni di sicurezza, da 28 milioni di euro (110 euro a tonnellata) a 64 (250 euro a tonnellata). Una perizia disposta in sede di incidente probatorio dalla Procura di Siracusa che solo a seguito della stessa concesse il ‘nulla osta’ (sic!) alla rimozione dei fanghi, così come si legge nella comunicazione inviata dallo Ias agli enti competenti per informare della firma del contratto d’appalto.

Nel tornare a quei fatti il professore Ansaldi ha anche ricordato di essere stato chiamato a testimoniare dall’ispettore Francesco Marino nell’ambito di un’indagine avviata dalla Dia proprio sullo smaltimento dei fanghi (nell’intervista del 2008 quanto avrebbe in sostanza dichiarato). Un’indagine di cui il professore non seppe più nulla per l’impossibilità di rimettersi in contatto con Marino, forse perché intanto coinvolto in disavventure giudiziarie che hanno eco nel procedimento ancora non concluso su magistrati della stessa procura siracusana.

E d’altra parte, tra le società citate nella nostra inchiesta impropriamente chiamata “veleni in Procura” del 2 dicembre 2011, troviamo proprio la Treerre, unica proprietaria della Progeco (sede in piazza Adda 9) incorporata nel 2012 dalla Sogeri che trasferisce la sede a Roma nel 2010. Una società quest’ultima che articoli di cronaca citano insieme all’IGM e alla sua costola Loto Impianti per esempio nella vicenda dell’inceneritore di Terni. Proprio a Sebastiano Longo, che detiene il 50% delle quote azionarie della Loto, vennero conferiti nel 2010 tutti i poteri in ordine alla gestione del contratto di smaltimento dei fanghi Ias. Ma gli intrecci societari, su cui sta lavorando in maniera certosina il Movimento 5 Stelle di Siracusa a preparazione di un’azione politica del deputato regionale Stefano Zito, portano anche, attraverso la Terni Scarl, altra società di Mancini oggi al centro della bufera, alla Bellolampo Scarl interessata alla realizzazione a Palermo (contrada Bellolampo) di un impianto di trattamento meccanico e biologico di rifiuti, così come all’ati costituita da PRECON Srl – TREERRE Spa – Loto Impianti Srlcon un ribasso addirittura del 47%, il 17 marzo scorso, è stato aggiudicato dalla Regione Sicilia l’appalto (inizialmente di 6milioni 350mila euro) per la progettazione esecutiva e l’esecuzione di tutte le opere per la discarica in contrada Cardona.

Naturalmente spetta alla Procura di Siracusa indagare su quanto va emergendo, verificando nel dettaglio gli atti prodotti da queste società e la liceità o meno di ciò che è stato realizzato, valutando anche quanto si è prodotto in questa provincia negli anni bui in cui sono mancati i controlli delle istituzioni preposte, quali sono stati i collegamenti con il livello politico e in che modo si è estesa la rete della società di mezzo, che sembra ormai avere inquinato non soltanto le grandi capitali economiche del paese ma anche i territori che prima venivano chiamati “babbi”, Siracusa compresa.

 * Gentile Redazione de La Civetta,

apprendo che, nell’interessante articolo relativo agli intrecci di mafia capitale pubblicato nell’ultimo numero del vostro quindicinale, sono stato menzionato in qualità di esponente locale del MoVimento 5 Stelle. Questo non corrisponde a verità poichè da oltre 1 anno ho abbandonato la partecipazione a meetup e meetuppini.

Vi pregherei pertanto di smentire, con la prima occasione utile, la mia appartenenza al suddetto movimento in quanto non desidero in alcun modo essere più associato ai soggetti che lo compongono.

Distinti saluti
Marco Ortisi

 

 

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