Tra luci e ombre il futuro delle arance siciliane nell’anno dell’EXPO

Tarocco, moto, sanguinello e limone di Siracusa, si può battere la concorrenza sleale dei paesi rivieraschi del Mediterraneo. L’assessore Nino Caleca: “Siamo riusciti a spendere in tempo i fondi europei”. Le due facce dell’agricoltura siracusana, ma attenti al maltempo!

La Sicilia e le arance, un amore che non tramonta mai! Si potrebbe chiamare l’oro arancione, perché da sempre ha dato numerosi posti di lavoro. Tre le principali varietà di arance tipiche della provincia di Siracusa: il Tarocco (si pensa nasca da una mutazione gemmaria del comune Sanguinello scoperta in un agrumeto di Francofonte tra l’otto e il novecento. La maturazione nei terreni in collina e meglio esposti inizia a metà di dicembre e termina, nelle aree tardive, verso metà maggio), il Moro (originaria della zona di Lentini e ora diffusa nelle aree di Catania e Siracusa, questa cultivar è la prima a maturare tra le arance rosse: è possibile gustarla dai primi di dicembre a metà marzo), il Sanguinello (è presente da lungo tempo nelle aree arancicole delle province di Catania e Siracusa. Insieme al Sanguinello moscato, è la più importante cultivar italiana di media stagione: infatti la maturazione inizia in febbraio ma il grosso della raccolta avviene tra marzo e aprile), inoltre citiamo anche il Limone di Siracusa IGP o “femminello siracusano”.

Un settore che, malgrado la crisi e le insidie del mercato internazionale, continua a mantenere alti standard occupazionali. E’ chiaro che le difficoltà del comparto rimangono tante, molte dovute alla concorrenza sleale degli stati del bacino del Mediterraneo. Tuttavia c’è la consapevolezza nelle istituzioni e nei produttori che il gap di competitività possa essere colmato con un’efficace campagna di promozione del territorio che esalti le eccellenze e la qualità dei prodotti. “Tutela e valorizzazione delle risorse genetiche “Born in Sicily” per l’agricoltura e l’alimentazione”, è questo l’obiettivo della legge 18 novembre 2013, n. 19. Una sorta di “imprimatur” ai nostri prodotti che punta al recupero e alla salvaguardia delle risorse genetiche, dall’altra all’utilizzazione economica e a nuove prospettive di mercato.

Ma che sia l’anno dell’esplosione definitiva dei prodotti siciliani?  Si spera. «Siamo riusciti, assieme alla dirigente generale Rosaria Barresi, a spendere in tempo i fondi europei. Solo a dicembre abbiamo erogato più di 100 milioni ad agricoltori e imprenditori. In particolare, si tratta di risorse (29 milioni) date come premio a chi ha praticato un tipo di agricoltura biologica o allevato animali in via d’estinzione. Belle notizie anche per chi ha aperto agriturismi: altri 64 milioni, infatti, saranno destinati a chi ha presentato progetti per la ristrutturazione di bagli, il rifacimento di strade di campagna e aperto, appunto, agriturismi. Infine, altri 13 milioni e mezzo verranno erogati a chi ha investito nel settore delle serre di ortofrutta, piante tropicali e subtropicali, realizzando impianti di irrigazione e riscaldamento un po’ in tutta la Sicilia e soprattutto nel Ragusano, zona d’eccellenza per questo tipo di agricoltura, nel Messinese e nell’Agrigentino. Soldi, questi, che erano rimasti dalla programmazione europea precedente, 2000-2006. I nomi dei beneficiari e la graduatoria definitiva delle domande di aiuto ammissibili verranno messi online, dopo che l’Agea avrà completato l’iter dei pagamenti», afferma l’assessore regionale all’agricoltura, Nino Caleca.

Spazio anche all’EXPO: «Porteremo ad Expo duemila anni di valori e cultura per ripartire dal Mediterraneo. Gli avvisi, che potranno essere consultati sul sito www.biomediterraneo.com, contengono tutte le informazioni utili per chiunque voglia partecipare al prestigioso evento internazionale che si svolgerà a Milano dal primo maggio al 31 ottobre. La Sicilia, individuata quale contraente di Expo per la gestione del Cluster Bio-Mediterraneo, avrà il compito di coordinare le iniziative degli undici paesi partecipanti – Grecia, Libano, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Malta, San Marino, Albania e Montenegro, oltre all’Italia – e di amministrare tutte le iniziative e gli eventi che si realizzeranno all’interno dell’area comune» Una buona notizia per tutti gli agricoltori.

Ma sull’altro lato della medaglia c’è ancora chi dovrà fare i conti con il recente maltempo abbattutosi in tutto il siracusano, in particolare la zona di produzione del pomodoro  Pachino. «I produttori di ortaggi sono stati enormemente danneggiati – afferma il direttore della Coldiretti di Siracusa, Pietro Greco – Hanno subito un ulteriore danno dopo la crisi degli ultimi anni. Per questo chiediamo non solo la dichiarazione dello stato di calamità ma anche interventi che sgravino gli imprenditori agricoli dagli impegni fiscali per un periodo congruo».

Insomma, il 2015 si spera sorridente per l’agricoltura siracusana… ma non proprio per tutti; infatti: “Aranci ,aranci, di cu` su` li guai si li chianci”(tradotto in lingua: Arance, arance, ciascuno pianga i propri guai)

 

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