In primavera la sentenza del processo per concussione contro l’ing. Borgione

Dopo la richiesta di piena assoluzione avanzata dai pm Andrea Palmieri e Tommaso Pagano, si prospetta il proscioglimento dell’allora dirigente all’urbanistica, oggi ingegnere capo dell’ufficio tecnico comunale, rinviato a giudizio dal pm Maurizio Musco per pressioni indebite sui Frontino 

Mentre sulla balza dell’Epipoli continuano alacri i lavori del nuovo, inutile, centro commerciale nato sulle e dalle macerie dell’ex Fiera del Sud (costruzione che secondo il pronunciamento del CGA del giugno 2013 non avrebbe potuto in alcun modo essere assentita in mancanza dei presupposti urbanistici), nel Palazzo di Giustizia di Siracusa si celebra il processo contro i funzionari comunali che, nell’ormai lontano 2009, quella concessione edilizia avevano correttamente negato.

Con un  colpo di scena: l’accoglimento da parte dei pubblici ministeri Andrea Palmieri e Tommaso Pagano delle tesi della difesa dei tre imputati, l’allora dirigente all’urbanistica ingegnere Natale Borgione (che oggi, nella qualità di ingegnere capo, ha preso il posto dell’ormai pensionato ingegnere Andrea Figura), e i tecnici Vincenzo Trigilia e Raffaele Gallo (coinvolti anche ad altro titolo, Emanuele Serra e Corrado Gianna) con la richiesta di piena assoluzione per le principali imputazioni “perché il reato non sussiste”.

Un passaggio importante, che fa ben sperare sull’esito favorevole del pronunciamento del giudice Andrea Migneco atteso per la prossima primavera.

Anni difficili per i tre indagati, accusati di reati pesanti: non solo di abuso di ufficio ma di concussione (Borgione). Giorni roventi quelli dell’estate 2009: l’amministrazione comunale spaccata tra chi sosteneva a spada tratta la legittimità della richiesta a costruire (il più attivo l’allora assessore ai lavori pubblici Concetto La Bianca), avallata dalla stessa avvocatura comunale, e chi invece si schierava dalla parte dell’ufficio: la commissione edilizia che il 4 agosto esprimeva parere contrario.

E proprio il 6 agosto avveniva la prima registrazione ambientale, messa a segno dalla dottoressa Rita Frontino, degli incontri effettuati con tecnici, dirigenti e politici. Ne seguivano poi una  seconda, il 7 settembre, e una terza, il 10, atte a dimostrare l’indebita pressione di Borgione, perché venisse scelto un progettista di sua fiducia per far andare avanti il progetto edificatorio, e in genere le dinamiche ostative.

A sottoscrivere l’avviso di garanzia nei confronti dell’ingegnere e dei due tecnici il pubblico ministero Maurizio Musco. Una vicenda che ha trovato eco, non ancora cessata, nel processo di Messina aperto contro magistrati della procura siracusana e altri noti personaggi.

E ad essere coinvolto nell’inchiesta Open Land, con l’incredibile accusa di avere alterato  un verbale della Commissione Urbanistica, anche il compianto Ettore Di Giovanni, allora consigliere comunale, al quale il pm Musco contestava il reato di falso in atto pubblico con l’aggravante della qualifica di pubblico ufficiale in quanto membro di quella commissione. Oltre i 6 anni la pena prevista!

Sul versante civilistico invece prendevano consistenza le accuse dei legali dell’Open Land (Mario Fiaccavento, Piero Amara e Giuseppe Calafiore): l’aver agito “con l’oggettiva consapevolezza di arrecare ingiusto e rilevante danno alla società”, l’essere responsabili di aver posto “problemi surrettizi e privi di fondamento”, di aver chiesto la valutazione di impatto ambientale e le controdeduzioni della società entro dieci giorni, di voler ottenere dalla commissione edilizia un voto di copertura alla propria istruttoria negativa nelle conclusioni”.

L’atto di diffida nei confronti sia del sindaco Visentin che del dirigente e dei tecnici coinvolti, chiedeva che i funzionari fossero rimossi dai loro incarichi con una richiesta di risarcimento danni da 32 milioni di euro.  E rimozione fu, con le conseguenze che tutti ricordiamo, secondo modalità riscontrate anche in altri casi simili e sempre con una conclusione a danno dell’amministrazione pubblica.

L’ingegnere Borgione il 20 novembre veniva allontanato dal suo ufficio e sostituito ad interim, per circa un anno, dall’ingegnere Andrea Figura il quale avrebbe negato anch’egli all’Open Land la certificazione di concessione edilizia, assentita in regime di silenzio assenso, invitando alla sospensione dei lavori. Poi, mentre l’8 settembre l’ingegnere Borgione veniva posto agli arresti domiciliari per 18 giorni – misura cautelare successivamente revocata dal Tribunale del riesame di Catania – il neo nominato dirigente all’urbanistica, l’ingegnere Mauro Calafiore, nonostante il parere contrario del consulente legale del Comune, l’avvocato Nicolò D’Alessandro, che già paventava la condanna al risarcimento danni, revocava l’atto di negazione.

Da questa sequela di eventi si è generata l’attuale situazione che vede il comune di Siracusa debitore nei confronti della ditta costruttrice di una somma ancora da valutare correttamente e sulla quale comunque gravano ancora dubbi di legittimità.

Per quanto riguarda invece il processo penale, che ora si avvia lentamente a conclusione, altri sono stati i coup de theatre. Nell’udienza preliminare di giugno, per il rinvio a giudizio, il legale della famiglia Frontino, l’avvocato Giuseppe Calafiore, chiedeva la ricusazione del Gup Vincenzo Panebianco adducendo  presunti interessi della moglie in settori concorrenziali alle società del gruppo Frontino. Per volere dello stesso magistrato, durissimo nella risposta all’accusa a lui rivolta, gli atti venivano trasmessi al primo presidente della Corte d’Appello di Catania che decideva insussistenti i motivi della ricusazione. Quindi una libera scelta del dottor Panebianco quella di astenersi e lasciare ogni decisione al giudice Andrea Migneco.

 

 

 

 

 

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