Accumulate le risposte degli insegnanti di Italiano e Matematica e dei dirigenti. Si è chiesto per la prima volta il parere sulle prove del SNV e sul rapporto classi/apprendimento. L’indagine legata al questionario insegnante e al questionario scuola utile per azioni di miglioramento
Parallelamente al percorso della Buona Scuola si va svolgendo la vicenda della valutazione degli apprendimenti e delle scuole. Lentamente si è arrivati al consolidamento del Servizio Nazionale di Valutazione, alla permanenza, nell’esame della media, di una prova standardizzata e alla messa in campo del Regolamento per la Valutazione, con l’obiettivo della valutazione/autovalutazione delle scuole.
Recentemente si è tenuto a Formia un seminario di approfondimento sui risultati del Questionario Insegnanti e del Questionario Scuola, che Invalsi somministra in via sperimentale da due anni ad insegnanti e dirigenti scolastici delle scuole campionate, durante le prove del SNV, i cui risultati presentano un certo interesse per chi nella scuola non ci sta solo per prendere lo stipendio.
La rassegna attende di essere completata, soprattutto per quanto riguarda il contenuto delle prove, la loro congruenza con le indicazioni nazionali e con il lavoro svolto in classe, le reali capacità degli allievi. Punti molto importanti su cui Invalsi è riuscita a completare solo l’analisi delle risposte aperte, che era possibile dare in una parte del questionario. L’opportunità è stata colta solo dal 12% dei rispondenti (insegnanti della 3° classe delle scuole medie per i quali la Prova Nazionale andava ad incidere sul voto di esame).
Gli obiettivi dei questionari sono di grande interesse e le direzioni sono sostanzialmente due: si è chiesto, per la prima volta, a una platea molto ampia di insegnanti e dirigenti scolastici il parere sulle prove del SNV sia dal punto di vista dei loro contenuti che delle modalità organizzative della somministrazione nonchè della restituzione dei risultati. Si è, altresì, cercato di approfondire l’influenza dei fattori scuola e/o fattori classe (modalità della didattica ecc..) sul livello degli esiti di apprendimento.
La prima direzione è, forse nell’immediato, la più importante. Anche a causa della estrema difficoltà con cui l’Istituto è riuscito ad avanzare nel suo lavoro, per la evidente ostilità e/o indifferenza, non tanto delle scuole, quanto dell’establishment politico-pedagogico–sindacale.
Agli insegnanti delle scuole campionate, delle due materie indagate (Italiano e Matematica), è stato chiesto di rispondere, su una piattaforma web, a una serie di domande. Stessa cosa per i Dirigenti Scolastici. La percentuale dei docenti che hanno risposto è stata mediamente, su un totale di 6.552 classi, del 76,6% per gli insegnanti di Italiano e, su un totale di 6.479 classi, dell’81,8% per gli insegnanti di Matematica, andando dal 75,1% degli insegnanti di italiano del biennio delle superiori all’88,7% degli insegnanti di Matematica della terza media. Indubbiamente un buon risultato.
Le risposte degli insegnanti. Nelle risposte finora esaminate i giudizi assolutamente negativi e assolutamente positivi sembrano equilibrarsi, mentre la maggioranza esprime osservazioni più o meno critiche, dalle quali si possono dedurre le seguenti criticità: la possibile contraddizione fra prove standardizzate e personalizzazione dell’insegnamento (alla primaria); l’inclusione di tali prove fra quelle di esame; l’assenza di equità nella comparazione dei risultati fra scuole con composizione diversa degli allievi, dovuta alla presenza di stranieri e di alunni con problemi di apprendimento di diversa gravità.
Le risposte analizzate in modo completo, su altri punti di interesse, hanno prodotto questi risultati: giudizio parzialmente positivo sulla reperibilità e fruibilità delle informazioni fra il 73% ed l’82%; Giudizio parzialmente positivo sui tempi di restituzione fra il 64% e l’81%; giudizio positivo o parzialmente positivo sulla chiarezza delle informazioni fra il 67% e l’82%; meno entusiastico il giudizio sulla utilizzabilità dei risultati, espresso dal 56% degli insegnanti di italiano del biennio – che si confermano i più critici, compensati dal 74% dei colleghi della terza media. Se poi si domanda in cosa concretamente questi dati potrebbero essere utilizzati, il consenso maggiore viene riscontrato dal loro utilizzo all’interno dell’autovalutazione di istituto che supera decisamente l’utilizzo per la valutazione degli studenti, per il confronto fra i livelli di apprendimento delle diverse classi della scuola e soprattutto per la pubblicizzazione ed il confronto con le altre scuole, finalità che si colloca abbastanza prevedibilmente in fondo alla graduatoria.
Quanto poi al punto molto delicato sul divario delle competenze registrato dalle indagini, tra gli studenti Nord e Sud, la percentuale d’insegnanti che si dichiara d’accordo con questa analisi va dal 38,7% al 50,1% mentre la percentuale di chi si dichiara in disaccordo è, mediamente, intorno al 35%. La maggioranza di questi insegnanti si colloca nel Sud Isole (57,2%) e nel Sud (51,8%).
Ne rimane confermata la tesi secondo cui una delle ragione per cui queste aree del territorio italiano non migliorano è che non ritengono di doverlo fare. E neanche di poter riuscire a farlo: il 10%-11% nel Sud e Sud Isole ritiene che insegnanti e presidi non possano contribuire a ridurlo, a fronte del 5%-7% del Nord e del Centro
Le risposte dei dirigenti. Assieme al Questionario insegnanti, secondo le stesse modalità e con la stessa duplice finalità, è stato proposto un Questionario Scuola rivolto ai dirigenti scolastici delle scuole campione.
I Dirigenti hanno risposto con meno zelo dei loro docenti raggiungendo solo il 52%, con una suddivisione, abbastanza omogenea, fra le diverse aree geografiche e con una minore risposta nell’area Sud e Isole: questo la dice lunga su come i dirigenti meridionali siano “attenti ai problemi generali della scuola”.
Quelli che hanno risposto, hanno espresso: un giudizio positivo sulle procedure, sulla chiarezza delle informazioni sui risultati e sulla loro reperibilità nonché sulla loro utilizzabilità; vedono positivo il collocarsi delle rilevazioni nell’ambito della autovalutazione di istituto e del confronto fra le classi, mentre esprimono contrarietà nei confronti della pubblicizzazione e del confronto fra scuole. Se si passa però al loro utilizzo effettivo (peraltro dichiarato), le uniche attività un po’ diffuse sembrano essere la presentazione al Collegio (33,8%), e la discussione con insegnanti delle discipline (18.6%).
Se passiamo al secondo obiettivo della rilevazione, le analisi si presentano più complicate:i fattori individuali (genere, nazionalità, status economico-sociale) la fanno sempre da padrone.
Quando si passa ai fattori scuola e/o classe cominciano le complicazioni ed anche le delusioni, perché talvolta si scopre che alcuni fattori che a priori si son sempre pensati come influenti in senso positivo non sembrano essere di gran peso: basso numero di studenti per classe, risorse presenti (non utilizzate o carenti) e tempo scuola non sembrano contare granché, quando addirittura non sono correlate in senso inverso, non necessariamente in un rapporto causale.
Una delle ragioni di perplessità, molto sottolineata nel seminario, è che si tratta di autodichiarazioni e perciò possono essere distorte e non sempre si sono trovate correlazioni fra metodologie coinvolgenti ed innovative sia pure auto-dichiarate e buoni esiti.
Quando si esce dall’ambito ristretto degli addetti ai lavori poi, le percentuali si atomizzano. Solo il 7,4% li discute con il Presidente del Consiglio di Istituto (si ricordi che dall’anno scorso questi riceve d’ufficio i dati dall’Invalsi), solo l’8% li discute con i genitori nei Consigli di Classe, Solo il 2,2% arriva ad essere presentato a soggetti esterni alla scuola.
Sorge alla fine una domanda: che rapporto c’è fra questo lavoro e la valutazione delle scuole?
Gli obiettivi della ricerca sono, certo, in parte, diversi. In essa si cercano i fattori correlati agli esiti a livello di sistema macro, sia pure con le sue articolazioni territoriali: il ruolo degli esiti nella ricerca è centrale; mentre la finalità del sistema di autovalutazione/valutazione, esterna alle scuole, ha l’obiettivo del miglioramento: in tale modello il ruolo centrale degli esiti (che non sono solo le prove Invalsi) sembra in via di consolidamento, dopo un inizio molto attento ai processi. Dunque l’indagine legata al questionario insegnante e al questionario scuola potrebbe essere utile in un’ottica di razionalizzazione delle risorse, nel processo di autovalutazione e nelle azioni di miglioramento delle scuole.

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