Incontro sulla disabilità al liceo scientifico Corbino con un centinaio di studenti e le istituzioni. “Siamo tutti diversi gli uni dagli altri ma tutti dobbiamo essere in grado di muoverci, vivere, agire, con la massima libertà possibile”. Alle istituzioni chiesto maggiore impegno per eliminare le barriere architettoniche
“Ho scelto io di anticipare di 24 ore la ricorrenza della giornata mondiale della disabilità, e io di organizzare il nostro incontro al liceo Corbino, nella mia scuola, e non altrove, per dare un significato particolare a questo momento – ci dice Samuel Marchese -. Intanto volevo condividere ogni riflessione con i miei compagni di classe e di istituto, nel luogo in cui trascorro metà della mia giornata, per imparare a guardare in modo diverso, più consapevole, la complessità della realtà che ha tante sfaccettature che a volte, forse per pigrizia o distrazione, o anche ignoranza, ma nel senso di mancata conoscenza, non si riescono a cogliere correttamente. Poi perché il mio sogno è che non ci sia più una giornata determinata dedicata alla disabilità ma che diventino quotidiani il pensiero e l’attenzione per chi, per un qualsiasi motivo, l’età, la salute, una qualsiasi altra condizione, vive una qualche difficoltà o svantaggio. Siamo tutti diversi gli uni dagli altri ma tutti dobbiamo essere in grado di muoverci, vivere, agire, con la massima libertà possibile”.
Questo infatti il filo conduttore di un incontro di tre ore che in un’aula magna finalmente, dopo 20 anni, restituita alla scuola grazie all’impegno della dirigente Carmela Fronte, ha visto insieme un centinaio di studenti e tutte le massime autorità istituzionali del territorio (prefetto, comandante della capitaneria di porto e della polizia stradale, vicesindaco e assessori, rappresentanti e presidenti di associazioni che si occupano della disabilità, solo per citarne alcuni) per ascoltare, con Samuel, atleti che nello sport hanno affermato la ferrea volontà di non negarsi alcuno spazio di autonomia. Negli interventi di tutti loro infatti l’attività sportiva è stata indicata come la migliore opportunità per mostrare le proprie capacità e potenzialità, per affermare se stessi, per crescere insieme agli altri. Un settore in cui oggi è ancora più facile inserirsi grazie a mezzi e strumenti tecnologicamente avanzati, in grado di supportare qualsiasi necessità, come hanno illustrato gli intervenuti.
E Samuel Marchese, con i tantissimi sport praticati, anche quelli più estremi come arrampicarsi su una parete verticale, quanti difficilmente ne avvicina una persona ‘sana’, è, vuole essere, un esempio visibile di come la disabilità risieda soprattutto “negli occhi di chi la guarda” più che in chi la vive.
E se lo sport è anche salute, non sono mancati i moniti a preservare la propria integrità fisica sempre adottando comportamenti prudenti e rispettosi di sé e degli altri, mai mettendosi per esempio alla guida di un mezzo se non perfettamente sobri, come ha raccomandato il comandante della polizia stradale Antonio Capodicasa che ha anche comunicato i risultati molto positivi delle campagne di prevenzione organizzate nelle scuole, così efficaci da ridurre gli incidenti stradale quasi del 70% anche nei fine settimana, spesso fatali per i più giovani.
Il tema dei diritti e dei doveri si è spesso intersecato nelle riflessioni di tutti, quali binari del vivere nel rispetto reciproco: cittadini come istituzioni. E a quest’ultime si è chiesto di essere sempre più sollecite nel lavorare per eliminare insopportabili barriere architettoniche perché è proprio la loro presenza a rendere più evidenti e insostenibili le situazioni di svantaggio.
“Essere inclusi nella società a pieno titolo, partecipando alla sua vita a tutti i livelli e in tutte le circostanze, non è una benevola concessione da parte della società ma un diritto fondamentale” ha detto Samuel rivendicando la necessità che proprio i disabili siano protagonisti delle trasformazioni di una città che deve essere a misura di tutti. “Nulla su di noi senza di noi” ha scandito.

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