Conclusa la consultazione sulla Buona Scuola, ci si chiede cosa succederà

Matteo Renzi: “Ora tocca a noi”. Gli impegni di Padoan con l’Europa. Al Governo, costretto dall’UE ad assumere i precari, resteranno poche risorse per veri cambiamenti

Il presidente Matteo Renzi, tre giorni dopo la conclusione della consultazione sulla Buona Scuola, ha scritto: “La consultazione su come cambiare la scuola partendo dal basso e non con progetti di riforma imposti dal governo ha visto una partecipazione molto positiva. Un milione e trecentomila accessi, 200.000 cittadini attivi, 2.000 dibattiti sul territorio. Devo confessare che non mi accontento. La riforma della scuola deve diventare oggetto di dibattito ancora di più, ovunque. Perché – lo ripeto fino alla noia – solo cambiando la scuola si cambia un Paese. Gli economisti e gli esperti dibattono spesso di misure per la crescita: bene, personalmente ritengo che non ci sia una misura più importante dell’investimento educativo, sul capitale umano. Ho partecipato ad alcuni dibattiti, anche televisivi, sull’argomento.

Mi colpiscono due approcci diametralmente diversi. Il primo, minoritario, è tipico di quella parte dei professori che contestano l’introduzione di criteri di merito e – in fin dei conti – dicono che è stato un errore aver aperto la consultazione su “La buona scuola” a tutti… Il secondo, largamente maggioritario, è quello di chi ci crede. Quello dei prof, dei presidi, ma anche dei genitori e dei ragazzi, e che si fidano del nostro tentativo di cambiare le cose. Ed è pronto ad accettare con curiosità e passione una discussione vera. Adesso tocca a noi.Abbiamo avuto riunioni chilometriche, appuntamenti quasi in tutti i comuni, chiacchierate informali e litigate serrate: bene, adesso si decide. I soldi li abbiamo messi in legge di stabilità, come promesso. Gli strumenti legislativi sono pronti, adesso si può provare finalmente a partire anche in Parlamento con la riforma più seria e più importante: quella che riguarda il futuro dei nostri figli”.

Mentre questi sono i contenuti della lettera (inviata il 21 novembre) del ministro Padoan all’UE con gli impegni dell’Italia: il Sistema Nazionale di Valutazione è già operativo e sarà rafforzato così da diventare più trasparente per i cittadini (inizio 2015); rafforzamento del legame fra scuola e lavoro nella scuola secondaria di 2° grado: alternanza scuola lavoro obbligatoria per gli studenti degli ultimi tre anni degli Istituti Tecnici e fortemente raccomandata in tutte le altre scuole superiori. Più fondi per le iniziative di alternanza scuola lavoro da Dicembre 2014; riforma del sistema scolastico, miglioramento delle competenze degli insegnanti attraverso la formazione continua obbligatoria collegata alla possibilità di valorizzazione della carriera. Retribuzioni degli insegnanti collegate alla performance (Febbraio 2015). Dalle due note ritroviamo quell’atteggiamento di enfatico ottimismo che troppo spesso non fa i conti con la realtà.

Quello che forse il Governo realizzerà, incalzato dalla sentenza della Corte di giustizia europea, sarà una massiccia immissione in ruolo assorbendo tutte le risorse e lasciando poco spazio a qualsiasi futura valorizzazione della qualità della docenza e dei processi formativi.

 

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