“La soluzione adottata dal Comune in via Adorno è inopportuna e antieconomica”

I residenti in Procura: “L’agorà sarebbe stato logico farla in una delle aree libere della zona.Perché demolire una strada e costruirne una tortuosa a pochi metri di distanza?”

Se qualcuno ha pensato che il tempo, alcune azioni di evidente impatto (come la costruzione della cosiddetta ‘agorà’: uno schiaffo ai nostri avi), l’indifferenza alle loro istanze e il silenzio degli amministratori alle richieste di incontri li avrebbero fiaccati e vinti, in questi giorni si starà ricredendo.

I residenti dei condominii che insistono nell’area un tempo servita dalla via Achille Adorno (chiusa nell’ultimo tratto con ordinanza comunale il 23 gennaio 2013) non hanno alcuna intenzione di darsi per vinti, di deporre le armi civiche degli esposti e delle denunce. E così, dopo il ricorso straordinario presentato alla Regione per l’annullamento, o la riforma, di un piano di riqualificazione urbana datato 2003 e ormai, trascorsi inutilmente tre anni, fuori termine ma riesumato all’occorrenza, si sono rivolti non solo alla Procura di Siracusa ma anche, per essere più sicuri di un riscontro, alla Procura Generale di Catania.

In ormai due anni si è perso il conto delle tantissime lettere di protesta inviate a tutti gli organismi di controllo e gestione del territorio per chiedere un intervento risolutivo ai tanti disagi determinati dalla  improvvida decisione del Comune. Tra questi, non di poco conto, quelli creati dal quadrato di cemento bianco che fa bella mostra di sé a ridosso dei palazzi. Una teoria di lamentele: bande di giovani che vi scorrazzano a tutte le ore con moto impennanti, schiamazzi turpiloqui esplosioni di petardi nel cuore della notte, amplessi amorosi sotto gli occhi dei bambini affacciati ai balconi, capannelli di tossicodipendenti e spacciatori.

“Hanno sempre detto che questo era un quartiere difficile, pericoloso. Ma noi abbiamo vissuto qui per 20 anni senza alcun problema, nel silenzio e nella tranquillità. Sono stati loro a farci sprofondare nell’inferno” chiosa una combattiva Gabriella Dotto del comitato di base.

Ma in più l’inutile ‘anfiteatro’ non è altro che una diga al deflusso dell’acqua e non sono necessari i 200 mm di pioggia caduti al nord in questi giorni per trasformare la rotatoria confinante in una piscina. Basta una pioggia normale per dimostrare l’incompetenza di frettolosi ‘progettisti’ e l’insipienza della pubblica amministrazione.

Si guarda con ostilità alla strada che la Progefin srl (la ditta del costruttore Mangiafico concessionario di tutta l’area per 99 anni) sta realizzando in alternativa all’altra – un cantiere aperto in difformità alle norme di sicurezza, senza sorveglianza e irrispettoso degli orari di sospensione dei lavori, hanno denunciato – e invocano l’intervento di qualsiasi autorità possa far luce su ciò che ritengono essere uno spreco di denaro pubblico.

E non sbagliano, dal momento che le risorse utilizzate sono parte di quegli oneri di urbanizzazione che il costruttore avrebbe dovuto versare al Comune, quindi alla collettività, o utilizzare per opere veramente utili e non semplicemente sostitutive di ciò che già c’era e che per giunta era di piena soddisfazione per tutti. Quasi 222mila euro per una strada tortuosa – che, a quanto raccontano, ha già dovuto subire una modifica per eliminare una strettoia a gomito che sarebbe risultata pericolosa -, e per spostare tutti i collegamenti fognari, di acqua luce gas, che passavano sotto la strada che si è voluto cancellare. Una viabilità tutta da inventare, sempre in variante, quella di ieri come quella di oggi, rispetto alle previsioni del piano regolatore.

“Ora però improvvisamente nelle determine dirigenziali si scrive che quest’ultima soluzione progettuale sarebbe conforme allo strumento urbanistico vigente – commenta caustico uno dei referenti del comitato, Luciano Brancato -. Se principio del buon andamento della Pubblica Amministrazione è l’economicità delle scelte, è palese che interrompere la viabilità, costruire un manufatto del tutto inutile e rendere inservibile la rete fognaria, vanno in ben altra direzione. Gli oneri di urbanizzazione andrebbero regolarmente versati, poiché la realizzazione di opere superflue, specialmente in un momento in cui le casse comunali non sono floride, non può certo costituire un congruo mezzo per garantire lo svolgimento di quelle funzioni e servizi di cui la collettività necessita. La soluzione adottata dal Comune è inopportuna  ed antieconomica. Perché demolire una strada per costruirne una  parallela a pochi metri di distanza, laddove anziché avere un percorso regolare in linea retta si viene a creare una sorta di gincana? Se proprio doveva realizzarsi questa struttura pubblica (impropriamente chiamata agorà) non sarebbe stato logico costruirla non sopra i collettori delle fogne, non a ridosso dei balconi, non sulla sede stradale, ma in una delle innumerevoli aree libere che si trovano nella  stessa zona e si prestano meglio allo scopo?”

Risposte che i residenti attendono sia dalla Procura, chiamata in causa per valutare se vi sia un illecito nell’utilizzare per finalità non di interesse generale oneri di urbanizzazione che dovrebbero avere un destinazione sociale, sia dalla Regione cui è stato inviato un ricorso straordinario per l’annullamento di una serie di atti così come dell’ultima delibera dell’amministrazione comunale viziata dalla incompetenza dell’organo deliberante, cioè la giunta, in quanto viene prevista una variante al prg, competenza in capo al consiglio comunale, e non una modifica variante del PRU approvato.

 

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