Mario Rizzuti (Filctem Cgil): “Aver chiuso entro il 2014 ha salvaguardato tutto il personale. Con questa intesa la Sasol può presentare un piano di rientro per garantire i futuri investimenti”
Chiuso. L’accordo tra Sasol Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil è stato sofferto ma alla fine sottoscritto. Un accordo che trova il suo motivo d’essere già un anno e mezzo fa, quando la Sasol presenta alle sigle sindacali un programma di riassesto chiamato progetto Mercurio, nato da un disavanzo di bilancio 2013 pari a 28 milioni di euro che prevede una serie di interventi per rientrare delle perdite, tra cui una riduzione dei costi sugli appalti e una riorganizzazione e ristrutturazione interna dell’azienda e degli stabilimenti in tutta Italia. Augusta ne fa le spese con 50 dipendenti dichiarati in esubero.
In verità la Sasol non assume da subito comportamenti lineari: preoccupata e titubante con le forze sindacali, continua a realizzare politiche di incentivazione e assunzioni di quadri dirigenti. Un anno e mezzo di ragionamenti alternati tra incontri a livello territoriale e nazionali. “Gli incontri con Sasol – ci spiega Mario Rizzuti, segretario provinciale Filctem Cgi l – si sono avviati non appena l’azienda (un anno e mezzo fa) ci ha messo al corrente del progetto di riassesto Mercurio che prevedeva, come base di partenza, futuri investimenti sul territorio per 190 milioni di euro solo nel caso in cui la Sasol Italy avesse dimostrato di stare sul mercato internazionale rappresentando un esempio di efficienza all’interno del gruppo e quindi rientrando contemporaneamente dal disavanzo accumulato negli ultimi tempi.
Nonostante il comportamento non sempre chiaro dell’azienda, dopo una serie di incontri abbiamo sottoscritto il 10 novembre di quest’anno un accordo di mobilità che, chiuso prima della fine del 2014, ha consentito la salvaguardia di tutto il personale. Chi ha scelto, tramite incentivi, la mobilità si legherà alla pensione senza subire cassintegrazione ed ammortizzatori sociali: ciò vuol dire salvaguardia dei giovani assunti (che sarebbero stati i più penalizzati in altre circostanze) e pacificazione sociale che avrebbe potuto trasformarsi in uno scontro generazionale e sociale tra nuove e vecchie leve.
“Chiudere l’accordo entro il 31 dicembre di quest’anno ha avuto una duplice funzione: da un lato la mobilità, fino a fine 2014, nel sud, ha una durata di 4 anni mentre dall’anno prossimo, causa la legge Fornero, gli anni sono stati ridotti a tre; dall’altro consentire alla Sasol di presentare un piano di rientro consono a garantire i futuri investimenti”.
Da quello che dice Rizzuti capiamo subito che il dialogo è stato lungo e difficile perché l’azienda voleva risparmiare proprio su quegli incentivi che spingono un lavoratore ad accettare la mobilità ma che gli garantiscono uno stipendio dignitoso. “Su questo fronte – ci spiega il segretario Filctem – siamo riusciti, nonostante le immense difficoltà presentate e create dalla Sasol, a mettere in campo un accordo che utilizza la vecchia tabella del 2009 per gli incentivi. Un impegno non semplice se si pensa che la controproposta era tutta al ribasso. Inoltre dei 50 esuberi proposti dall’azienda ne abbiamo conteggiati solo 40 dei quali 30 sono lavoratori che hanno maturato le condizioni per andare in mobilità senza traumi o difficoltà, 11 invece sono le scoperture nelle postazioni dello stabilimento e dunque personale dislocato altrove ma necessario”.
Insomma, un accordo che si chiude senza fibrillazioni né cig (cassa integrazione straordinaria) che avrebbe aperto scenari più complicati. Un buon accordo se si pensa che nell’area industriale, e non solo, le situazioni regrediscono e non migliorano. “Il piano prevede inoltre – completa il segretario Filctem – la costruzione, in fase di cantierizzazione (48 milioni di euro) di un turbo alternatore che farà rientrare di 10 milioni di euro le perdite di Sasol con l’abbattimento dei costi energetici. Dunque da un lato il risparmio energetico, dall’altro il piano di riorganizzazione consentono a Sasol non solo di rientrare dal disavanzo prodotto nel 2013 ma di chiedere l’avallo per i 140 milioni di investimenti restanti (sui 190 previsti) nello stabilimento di Augusta perché tutti i tasselli si sono composti prima della chiusura annuale. Non vi sono più ostacoli per gli investimenti della casa madre sugli alcoli. Un investimento per migliorarne la qualità e la resa guadagnando posizioni sul mercato internazionale”.
Non si tratta di costruire un nuovo impianto ma di potenziare l’attuale e questo significa possibilità occupazionali per l’indotto. Di tutto ciò avremo le certezze i primi mesi dell’anno prossimo, quando la casa madre prenderà le decisioni sugli investimenti, ma il percorso avviato fa sperare nell’ottimismo.
SasolItaly si occupa di chimica e prodotti per la detergenza. E’ una società italiana soggetta all’attività di direzione e di coordinamento di SasolOlefins&SurfactantsGmbH.che a sua volta fa parte della sud africana Sasol Limited e che ha impianti in tutto il mondo. I motivi della crisi Sasol Augusta stanno nella crisi in atto e nell’impossibilità di acquistare, dopo gli stravolgimenti in atto nel paese, il cherosene della Libia che ha un grosso contenuto di paraffine con ottima resa.Sasol ha dovuto adattarsi e comprare altrove ma il contenuto paraffinico non è lo stesso: paga di più e inoltre la materia prima non è efficiente come quella libica.

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