La tutela del territorio siracusano: lucchetti e grimaldelli

I comentificatori incalzano. Aree calde dello scontro tra rispetto delle norme e preteso sviluppo: Porto, balza Acradina, 71 villette in Epipoli e 500 a Tremilia, la Pillirina, la fascia sud della costa

Nello scontro che vede contrapposti da mesi i vertici dell’assessorato regionale ai beni culturali e quelli della soprintendenza di Siracusa la posta in gioco non è cosa da poco, al punto da aver smosso anche la Rai, a Siracusa la prossima settimana. È la tutela del territorio a essere messa in discussione, il patrimonio storico e culturale che costituisce l’identità di una città – che almeno per ora è nella world heritage list dell’Unesco – del quale la nostra generazione ha solo la custodia, non la proprietà.

Le aree ‘calde’, quelle su cui si accentrano gli interessi economici privati più rilevanti, sono note.

Il Porto Grande, sul cui specchio acqueo grava un vincolo paesaggistico specifico (per sua natura fortemente discrezionale, tant’è vero che a suo tempo non ha impedito, da parte della Soprintendente dell’epoca,  l’approvazione di ben tre porti turistici) e oggi meglio tutelato dal Piano Paesaggistico adottato con livello di tutela 3, cioè massimo, che significa nessuna modifica alla linea di costa né allo specchio acqueo e la salvaguardia delle correnti e dell’ecosistema. Solo grazie al Piano Paesistico è stato possibile cassare (si spera definitivamente) dal progetto Spero l’isola artificiale e ricondurre sulla terraferma le volumetrie previste a mare.

La balza Acradina, un’area di rilevante interesse paesaggistico e archeologico, e di grande interesse, proprio per le sue peculiarità, per alcuni imprenditori edilizi. Nel prg è considerata zona B, quindi edificabile, e per effetto di una circolare a suo tempo emanata dal Dirigente Generale Gesualdo Campo, il Piano Paesaggistico non ha potuto discostarsi, nelle aree urbane soggette a saturazione, dalla previsione del prg. Quindi un livello di tutela basso (livello 1) ma nella perimetrazione del Parco Archeologico è stata inserita nella fascia C, che prevede un indice di edificabilità pari a quello agricolo, scongiurando così il pericolo di palazzoni inguardabili.

Le 71 villette progettate sull’Epipoli, in area di vincolo archeologico diretto, e con livello di tutela 3 nel Piano Paesaggistico. Per il momento, una tutela blindata.

Le 500 villette prospettate a Tremilia, sotto le mura dionigiane. Ricadono oggi, dopo la perimetrazione del Parco Archeologico,  nella fascia C del Parco Archeologico.

La riserva della Pillirina, protetta, fino a luglio del 2015, da un decreto di salvaguardia temporanea (L. 14/88), che non potrà essere ulteriormente rinnovato, ma soprattutto dal livello di tutela 3 del Piano Paesaggistico. Quindi, anche in caso di scadenza della salvaguardia temporanea, e perfino nel caso (probabile…) di un cedimento dell’Assessorato Territorio e Ambiente sulla richiesta di riperimetrazione della riserva avanzata dal gruppo Elemata per poter costruire il proprio villaggio turistico, il Piano Paesaggistico continuerebbe a tutelare l’area.

La fascia costiera del territorio comunale a sud della città. Ciò che rimane ancora intatto di una delle più splendide coste della Sicilia è tutelato con livello 3 dal Piano Paesaggistico, che consente gli insediamenti turistico-alberghieri  (che il prg prevedeva anche a ridosso della fascia dei 150 m dal mare) solo a monte della strada costiera. Bene, in questa fascia, lungo una manciata di chilometri, sono stati presentati (e bloccati in virtù del Piano Paesistico) la bellezza di 12 interventi, fra lottizzazioni e villaggi turistici. Un’immane valanga di cemento.

In definitiva,  i lucchetti a protezione del territorio sono due: il Piano Paesaggistico e il Parco Archeologico. Sono a prova di scassinatori? Tutt’altro. Vediamo il Piano Paesaggistico. Attualmente adottato non è però definitivo. L’adozione è l’atto preliminare all’approvazione e serve a far scattare, nelle more dell’approvazione, le norme di salvaguardia: una sorta di “tutto a bocce ferme”. Solo quando sarà emanato il decreto di approvazione il Piano sarà definitivo e intangibile, e ad esso dovrà adeguarsi ogni ulteriore forma di pianificazione, a partire dal prg. L’approvazione   avverrà dopo la discussione, da parte dell’Osservatorio Regionale del Paesaggio, di tutte le osservazioni mosse al Piano, da parte di Comuni e privati cittadini, su cui la Soprintendenza esprimerà il proprio  parere; potrà cioè condividerne il contenuto e ritenere giusta una modifica del Piano, oppure opporsi. E’ ovvio che il parere della Soprintendenza, quando ben sostenuto e motivato, ha – o dovrebbe avere – un suo peso non indifferente. Ed è altrettanto ovvio che non è indifferente chi, nella Soprintendenza (dirigente di unità e Soprintendente),  avrà la competenza di formulare le risposte alle osservazioni. Non rassicura  la sbandierata proclamazione di fedeltà al Piano Paesaggistico da parte del Dirigente Generale; basterà accogliere alcune delle osservazioni proposte, accettando  variazioni apparentemente minime, un livello di tutela che da 3 passa a 2 o a 1, per far colare cemento, e ancora cemento sul nostro territorio.

Altrettanto vulnerabile è il Parco Archeologico. Il decreto di perimetrazione ha retto, finora, alle impugnative che di esso sono state presentate al TAR dal gruppo dei soliti noti (“imprenditori”, per carità, non cementificatori e tanto meno speculatori!); ma questo è stato dovuto alla difesa strenua, competente, tempestiva di quei dirigenti a cui è stato fatto il biglietto di viaggio verso istituti meno strategici. Basta così poco per perdere un ricorso….Una difesa sciatta e abborracciata, o magari un ritardo nella presentazione delle memorie; c’è così tanto lavoro in una Soprintendenza!

Al di là degli spostamenti, ci sembra che comunque il previdente Direttore Giglione abbia preso le sue precauzioni. D’ora in poi, per recente circolare, i provvedimenti non saranno firmati dai dirigenti delle competenti unità e vistati dal Soprintendente; saranno bensì firmati dal solo Soprintendente, che se ne assumerà in toto e in esclusiva la responsabilità. Non è un modo per semplificare una prassi troppo burocratica. Basta solo ricordare i casi, recenti, di chi avocava a sé i procedimenti e, ignorando platealmente i pareri formulati dai dirigenti competenti, distribuiva autorizzazioni a pioggia, acquisendo benemerenze dal gotha cittadino degli ‘imprenditori’ locali, in nome dello sviluppo ben inteso. Al di là della proclamata considerazione dei curricula, le nomine dei Soprintendenti sono tra l’altro affidate a un’ampia discrezionalità: basta scegliere l’uomo giusto, liberarlo da ogni contrappeso all’interno del suo ufficio, e il gioco è fatto: rien ne va plus. 

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