Previsto un processo di aggregazione delle aziende. Mazzata sull’acqua pubblica nei Comuni. Favorite ulteriori privatizzazioni e soprattutto le grandi società rispetto alle piccole nonché a scapito delle gestioni pubbliche o delle partecipate
L’articolo 7 dello Sblocca Italia apporta modifiche a una parte del Testo Unico Ambientale (D. lgs 152/2006), cambiandone le norme relative alla gestione del servizio idrico integrato. Impone, infatti, non più una unitarietà della gestione (che poteva riguardare i criteri di essa) ma l’unicità della gestione, che non ammette scappatoie: il gestore deve essere uno. E va oltre, stabilendo che il gestore unico per ogni ambito territoriale sarà scelto tra chi già gestisce il servizio per almeno il 25% della popolazione residente. Ecco come si declina, nei provvedimenti legislativi, lo slogan diffuso da Renzi con un tweet: «#municipalizzate: sfoltire e semplificare da 8.000 a 1.000».
Il decreto stabilisce inoltre che il gestore subentrante debba corrispondere all’uscente un rimborso definito secondo i criteri stabiliti dall’AEEGSI. Ciò rende i processi di ripubblicizzazione alquanto più problematici o addirittura proibitivi per gli Enti Locali, notoriamente sempre più a corto di risorse e sempre più condizionati nelle spese. È sin troppo evidente che il governo del rottamatore vuole favorire o imporre un processo di aggregazione delle aziende che gestiscono i servizi locali di rilevanza economica (non escluso il servizio idrico), favorendo in questo modo ulteriori privatizzazioni e soprattutto le grandi società rispetto alle piccole nonché a scapito delle gestioni pubbliche o delle partecipate.
Il suggerimento di una “razionalizzazione” (cioè aggregazione) delle partecipate locali fu espresso in agosto dal Commissario “manidiforbice” Carlo Cottarelli. E Renzi, pur non dicendosi interessato a seguire pedissequamente i suggerimenti di Cottarelli, si rivela però in sintonia con lui nel considerare rami secchi o, peggio, moltiplicatori della spesa pubblica le partecipate che gestiscono servizi pubblici locali. Per lui rappresentano un “buco” per le casse dello Stato e, di conseguenza, egli vuol costringere gli Enti Locali a disfarsene. Ma, per evitare che le partecipate siano causa di spesa di denaro pubblico, basterebbe ribadire per la loro gestione l’obbligo di autofinanziamento. Esse dovrebbero quindi scaricare tutti i costi in bolletta e gli amministratori dovrebbero rispondere dell’operato ai cittadini, rendendo loro conto e ragione delle scelte e dell’attuazione.

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