Da quando l’Inps ha accentrato nella sede di Agrigento il servizio per l’attivazione dei collegamenti per le pensioni in convenzione internazionale, i tempi di giacenza si sono notevolmente allungati, dai 6 ai 18 mesi, fino a casi limite che superano i 4 anni, creando notevoli disagi.
Ritardi, disservizi e disagi economici: è questa la drammatica realtà che tutte le persone che vanno in pensione con prestazioni a regime internazionale stanno sperimentando sulla propria pelle. Una situazione caotica che era stata profetizzata dall’Inca Cgil nel 2008, all’indomani dell’accentramento, nella sede Inps di Agrigento, del servizio per l’attivazione delle convenzioni internazionali e l’erogazione delle pensioni in sistema di pro-rata.
Ne parliamo con Salvo Carnevale, direttore dell’Inca Cgil di Siracusa.
«All’epoca noi siamo stati facili profeti perché è chiaro che sei impiegati preposti a questo servizio nella sede di Agrigento non possono svolgere quel lavoro che prima veniva svolto da due persone, e comunque con difficoltà, nella sola sede di Siracusa. Sarebbe necessario almeno il triplo del personale, altrimenti si arriva a casi limite che creano non poche difficoltà alle famiglie in un periodo, tra l’altro, di forte crisi economica».
L’accentramento ha provocato una serie di disagi, in primis per gli utenti, che oltre a vedersi allungati i tempi di giacenza delle pratiche sono costretti a recarsi ad Agrigento qualora volessero verificare di persona l’avanzamento della pratica, e in secondo luogo per i patronati stessi, che non hanno più un rapporto diretto con la sede Inps territoriale.
Che i tempi di giacenza si siano allungati lo dimostra chiaramente l’attesa media a cui sono costretti gli utenti per l’attivazione delle convezioni internazionali, che oscilla dai 6 ai 18 mesi, con casi limite e isolati, ma che per la frequenza con cui si stanno verificando negli ultimi tempi rischiano di non poter essere più definiti né limite né tantomeno isolati: alcuni pensionati hanno dovuto aspettare ben 4 anni prima di veder esitata la propria pratica.
Alcuni casi di convenzione internazionale.
R.M., siracusana, aveva presentato domanda di vecchiaia nel dicembre 2010 in convenzione internazionale con l’Australia. La signora è stata poi costretta a ridepositare la domanda il 2 gennaio 2013 poiché l’Inps – come si viene a sapere tramite il Centralink, l’ente previdenziale australiano – non aveva mai attivato la richiesta di collegamento nel 2010.
«Ora siamo in contenzioso con l’Inps – ci spiega il direttore dell’Inca di Siracusa – perché lo stesso ente previdenziale australiano ci ha scritto manifestando la propria volontà a costituirsi a favore della signora dal momento che, essendo noi in possesso della ricevuta che dimostra che la domanda era già stata presentata 4 anni fa, possiamo procedere in decorrenza retroattiva».
Altro caso limite è quello capitato al signor C.G., che aveva presentato l’istanza per l’attivazione del collegamento con la Germania il 12 settembre 2012. Dopo svariati solleciti, lo scorso gennaio l’ente previdenziale tedesco risponde alla sede Inps di Agrigento che il lavoratore aveva i giusti requisiti per poter andare in pensione. L’Inca di Siracusa chiede all’Inps di Agrigento di non respingere la domanda, perché il lavoratore vorrebbe licenziarsi potendo finalmente godere della pensione. L’Inps di Agrigento dà il benestare verbalmente, il lavoratore presenta il preavviso di licenziamento non reversibile, sennonché l’Inps respinge la domanda perché l’uomo sta ancora lavorando.
«È chiaro che sta lavorando – commenta Salvo Carnevale – o dobbiamo farlo aspettare 15 mesi facendogli cessare il lavoro senza avere notizie? Abbiamo chiesto all’Inps di riesaminare quella domanda, ma ci hanno risposto che dobbiamo presentarne una nuova. Questo significa far perdere a quel lavoratore gli arretrati, perché per le pensioni di anzianità non c’è la possibilità di retrodatare la decorrenza. E così continuiamo ad attivare cause e diffide nei confronti dell’Inps».
È stato addirittura attivato un servizio ad hoc da parte di uno dei legali convenzionati con la Cgil che si occupa esclusivamente delle pratiche internazionali.
«Quello che noi chiediamo – conclude il direttore dell’Inca – è che si restituisca alle sedi territoriali la competenza per la gestione delle prestazione a regime internazionale per porre fine a questi continui disservizi».

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