Renzi non lo sa? Per evitare che le partecipate siano causa di spesa di denaro pubblico, basterebbe ribadire per la loro gestione l’obbligo di autofinanziamento. Eppure il premier vuole favorire vendite e aggregazioni. A vantaggio dei privati.
Ha ragione Emilio Molinari: «C’è una relazione profonda tra la volontà di privatizzare i servizi pubblici locali e quella di svuotare d’ogni ruolo e credibilità i Comuni». Il decreto Sbocca Italia costituisce un piano strategico di aggressione ai beni comuni e di esautorazione degli Enti Locali.
Spieghiamo perché.
L’articolo 7 dello Sblocca Italia apporta modifiche a una parte del Testo Unico Ambientale (D. lgs 152/2006), cambiandone le norme relative alla gestione del servizio idrico integrato. Impone, infatti, non più una unitarietà della gestione (che poteva riguardare i criteri di essa) ma l’unicità della gestione, che non ammette scappatoie: il gestore deve essere uno. E va oltre, stabilendo che il gestore unico per ogni ambito territoriale sarà scelto tra chi già gestisce il servizio per almeno il 25 % della popolazione residente. Ecco come si declina, nei provvedimenti legislativi, lo slogan diffuso da Renzi con un tweet: «#municipalizzate: sfoltire e semplificare da 8.000 a 1.000».
Il decreto stabilisce inoltre che il gestore subentrante debba corrispondere all’uscente un rimborso definito secondo i criteri stabiliti dall’AEEGSI. Ciò rende i processi di ripubblicizzazione alquanto più problematici o addirittura proibitivi per gli Enti Locali, notoriamente sempre più a corto di risorse e sempre più condizionati nelle spese. È sin troppo evidente che il governo del rottamatore vuole favorire o imporre un processo di aggregazione delle aziende che gestiscono i servizi locali di rilevanza economica (non escluso il servizio idrico), favorendo in questo modo ulteriori privatizzazioni e soprattutto le grandi società rispetto alle piccole nonché a scapito delle gestioni pubbliche o delle partecipate.
Il suggerimento di una “razionalizzazione” (cioè aggregazione) delle partecipate locali fu espresso in agosto dal Commissario “manidiforbice” Carlo Cottarelli. E Renzi, pur non dicendosi interessato a seguire pedissequamente i suggerimenti di Cottarelli, si rivela però in sintonia con lui nel considerare rami secchi o, peggio, moltiplicatori della spesa pubblica le partecipate che gestiscono servizi pubblici locali. Per lui rappresentano un “buco” per le casse dello Stato e, di conseguenza, egli vuol costringere gli Enti Locali a disfarsene. Ma, per evitare che le partecipate siano causa di spesa di denaro pubblico, basterebbe ribadire per la loro gestione l’obbligo di autofinanziamento. Esse dovrebbero quindi scaricare tutti i costi in bolletta e gli amministratori dovrebbero rispondere del loro operato ai cittadini, rendendo loro conto e ragione delle scelte e dell’operato.
Invece Renzi non si limita a liberare il bilancio statale da possibili richieste di finanziamenti dei Comuni per i servizi locali: vuole favorire vendite e aggregazioni. A vantaggio di chi? Dei cittadini? O questi saremo esposti a pagare il servizio (integralmente, come è giusto che sia) e a lasciare nelle casse dei gestori privati utili e profitti che bilanci poco trasparenti potranno minimizzare o addirittura occultare? Purgare le partecipate da presenze parassite di operatori e consiglieri di amministrazione “sistemati” da un potere politico clientelare è giusto e doveroso; ma è un obiettivo raggiungibile senza regalarne la gestione a società private, che non realizzeranno economie di scala e profitti a vantaggio dei cittadini e delle entrate pubbliche, ma solo a loro esclusivo interesse.
I gestori privati licenzieranno i parassiti (si spera, a meno che non li tengano per compiacere i politici amici) ma si insedieranno essi stessi come parassiti e predoni di profitti garantiti, amministrando, in regime di monopolio di fatto (una volta vinta la gara iniziale), un bene pubblico di cui nessuno potrà fare a meno e il cui prezzo sarà estremamente elastico rispetto al consumo (non comprimibile), sicché potrà essere gonfiato a dismisura a fronte di fatturazioni “generose” per consulenze, per servizi ricevuti da terzi, per movimenti di terra, per acquisti di materiali, ecc.
Il discorso di Renzi non regge, non convince. Da queste operazioni non trarrà vantaggio lo Stato e non otterremo risparmi i cittadini: i veri beneficiari saranno le grandi società, che potranno papparsi le partecipate ed inglobare le piccole rivali. E si potranno chiamare ACEA, Hera, Iren, Suez, Aqualia, Veolia. Renzi sta rottamando gli interessi dei cittadini a vantaggio di grandi gruppi di affaristi. Così non va. Se questa è l’ultima spiaggia, siamo rovinati. Ma forse non siamo all’ultima spiaggia: siamo su una barcaccia che uno scafista senza scrupoli sta sabotando affinché affondi, allo scopo di farci prelevare da salvatori privati che ci aggioghino ai loro interessi. Forse sarebbe bene rottamare lui!

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