Renzi saprà denunciare lo strapotere bancario e le storture di un sistema di monetazione che è concausa strutturale del debito pubblico e che lo alimenta? Troverà il monello fiorentino il coraggio e l’irriverenza necessari per gridare alle coscienze che il re è nudo?
Renzi spianerà gli avversari sull’art. 18 e lo casserà. Avrà la stessa determinazione nei confronti dei poteri forti dell’Europa o si limiterà a chiedere un po’ di flessibilità in ordine al famoso 3% e qualche proroga nell’esecuzione del fiscal compact (ossia nella riduzione del debito pubblico) rispetto alle tappe forzate a cui i soloni dell’Economia ci vogliono costringere?
Avrà il fegato di chiedere alle istituzioni europee il varo di un bank act che riproponga il contenuto del Glass-Steagall act, cioè la netta distinzione tra banche d’affari e banche di credito e risparmio, che gestiscano i risparmi della gente per prestare risorse all’economia locale? Avrà il coraggio di chiedere il varo di un money act, che ponga rimedio ad uno dei motivi strutturali dell’indebitamento pubblico?
Non è ancora sufficientemente noto che il sistema bancario è un organismo piramidale unitario: le banche (e qualche istituto di assicurazione) possiedono la Banca d’Italia (che dovrebbe controllarle) e lo stesso rapporto c’è negli altri paesi europei tra banche varie e banca “nazionale”. Le banche “nazionali” (private, anche se di diritto pubblico) possiedono, a loro volta, la BCE, che dovrebbe controllarle. Ma i controlli sono poco efficaci per il colossale conflitto di interessi: il controllore è posseduto dai controllati. Così accade che le banche, non più distinte da quelle di affari, si avventurino in speculazioni rischiosissime (come ha fatto la Montepaschi) e si mettano in condizioni di pre-fallimento. E accade che gli Stati vengano chiamate a ricapitalizzarle per evitare il peggio. Ma a tal fine gli Stati devono fornire alle malridotte banche private risorse che ottengono in prestito dal sistema bancario, accrescendo il proprio debito pubblico.
E questo avviene perché la BCE (vertice del sistema bancario) crea dal nulla moneta che presta (ad un tasso minimo) alle banche, affinché queste la prestino (ad un interesse ben maggiore ) agli Stati. Chiaro? Per salvare le banche private gli Stati devono accrescere il loro debito nei confronti del sistema bancario. E il debito degli Stati comporta la loro soggezione ad un forte potere di indirizzo e di condizionamento delle politiche economiche. Anzi queste sono ormai dettate e imposte dalla BCE e dalla troika, di cui essa fa parte. Non può funzionare! Non è accettabile! Non è logico!
Renzi avrà il coraggio di gridare che il re è nudo, come il ragazzo della famosa fiaba? Dovrebbe rivendicare la istituzionalizzazione della BCE, ossia la sua assunzione tra le istituzioni europee e la sottrazione della proprietà di essa alle banche nazionali… private. E dovrebbe imporre un nuovo modo di immissione della moneta nel sistema: attraverso un trasferimento diretto agli stati, in proporzione alla loro consistenza demografica. Non più attraverso l’infernale meccanismo che ne accresce il debito. E per rimediare retroattivamente ai guasti del passato, dovrebbe riuscire a far varare un provvedimento rivoluzionario: costringere banche e BCE ad una sostituzione di titoli di debito.
La BCE dovrebbe accettare i BOT posseduti dalle banche in sostituzione di un pari ammontare di quei titoli di debito bancario con cui esse hanno ottenuto in prestito dalla BCE le banconote di nuova creazione. In tal modo sarebbero le banche obbligate a pagare i loro debiti nei confronti della BCE. E lo farebbero restituendo non moneta (cosa che le priverebbe di liquidità) ma titoli del debito pubblico. Non farebbero salti di gioia: perché quei titoli di debito con cui hanno preso in prestito la moneta sono cartaccia immobilizzata (di cui la BCE non chiederebbe mai il controvalore), mentre i BOT (o i BUND) rendono alle banche lauti interessi, che accrescono il debito pubblico. Oggi invece le banche non pagano quasi nulla per il loro debito verso la BCE (cartaccia o debito fittizio con cui hanno ottenuto banconote di nuova creazione) ma lucrano interessi ben maggiori per averla prestata agli Stati (ottenendone i BOT che sono vero debito, oneroso per gli Stati).
Conseguenza ancora più interessante: nel bilancio della BCE il valore della moneta creata nel tempo e prestata alle banche (allocata convenzionalmente come debito fittizio) potrebbe elidersi con un pari valore di titoli del debito pubblico dei vari stati europei (credito per la BCE). Di quanto scenderebbe il debito pubblico degli Stati? Non sparirebbe, poiché il debito è cresciuto per via degli interessi che lo hanno gonfiato nel tempo ed è stato anche alimentato da politiche spendaccione: non è solo frutto dell’iniquo sistema di monetazione a debito. Probabilmente però il debito scenderebbe al di sotto della soglia del 60% del PIL. O si avvicinerebbe ad essa, senza che gli Stati fossero costretti a dissanguarsi per l’attuazione del fiscal compact, cosa che non risolverebbe questa profonda crisi ma anzi la aggraverebbe.
Certo la cosa comporterebbe una modifica dello Statuto della BCE. Ma tale statuto è forse una delle leggi naturali della fisica? E il sistema di monetazione attuale è anch’esso non modificabile come la legge di gravitazione universale? La stortura insita in esso deve essere subita passivamente per sempre?
Troverà il monello fiorentino il coraggio e l’irriverenza necessari per gridare alle coscienze che il re è nudo, come il ragazzino della fiaba di Andersen? Se non lo farà e si limiterà a scodinzolare di fronte ai poteri forti per chiedere solo flessibilità e proroghe, il suo successo contro gli avversari interni e contro un diritto di molti lavoratori sarà una vittoria di Pirro. E sarà una dimostrazione di viltà: essere duri con i deboli e arrendevoli con i forti è viltà. Gli auguriamo e ci auguriamo che sappia sfoderare il coraggio necessario per osare.
Altrimenti, torni pure a sciacquarsi in Arno. Pensaci, Matteuccio, pensaci!

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